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giovedì 29 aprile 2010

IMMORTALI

giovedì 29 aprile 2010 3

L’annientamento del singolo, l’atto di sottomissione totale ed esplicita.

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mercoledì 28 aprile 2010

GERARD

mercoledì 28 aprile 2010 12

TI PIACE LA TUA

PROFESSIONE?

A TE NON LO CHIEDO

NEANCHE, LO SO GIA CHE

STASERA (E LA SETTIMANA

SCORSA) TI SEI DIVERTITO

 

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LA REMUNTADA METTILA NEL (E DUE)

FORZA RAGAZZI!

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martedì 27 aprile 2010

LA REMONTADA METTILA NEL

martedì 27 aprile 2010 4

La pacata vigilia dei catalani,

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mercoledì 21 aprile 2010

LE SBORNIE

mercoledì 21 aprile 2010 3

La quarta sbornia stagionale, la più forte, la più intensa.

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APOTEOSI

Di solito, dopo una grande partita, mi metto d’impegno davanti al pc e cerco di rivivere tutti i momenti della serata, scrivendoli. Stasera non ce la faccio, un po’ perché non ne posso davvero più, credo di aver sudato più io stasera che Balotelli in tutta la sua carriera, e un po’ perché è stato così bello, così intenso, così esagerato che, ancora, non ho le parole per descriverlo. E’ stata la nostra apoteosi, contro una squadra immensa, contro milioni di gufi che si sono dovuti cambiare le mutande dopo il gol di Pedro ed hanno dovuto cambiare canale dopo quello di Maicon. E’ stato FANTASTICO.

Dunque, onore a questa grande, grandissima, infinita squadra. A prescindere da come andrà al Camp Nou.

Credo che il modo più appropriato per far rivivere la serata sia questo:

Magari, quando mi riprenderò, riuscirò anche a postare qualcosa in più. Leggi tutto...

lunedì 19 aprile 2010

COME SI FERMA MESSI

lunedì 19 aprile 2010 5

“Lionel, gli ospiti oggi sono al primo blu”

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martedì 13 aprile 2010

PECCATO. EH SI’

martedì 13 aprile 2010 4

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mercoledì 25 novembre 2009

NE ABBIAMO BUSQUETS

mercoledì 25 novembre 2009 29

Vertiginoso testa-coda al Camp Nou: l’Inter, capolista incontrastata del girone, affronta il fanalino Barcellona, alla disperata ricerca di punti che potrebbero voler dire Europa League.

Mourinho parte con l’undici-base ad eccezione di Sneijder, mentre Guardiola schiera la migliore formazione possibile, con Messi ed Ibrahimovic in panchina a meditare sui propri errori.
La gara inizia col Barça che paga un po’ l’emozione di trovarsi al cospetto del leggendario trio Cambiasso-Zanetti-Stankovic, vero segreto delle razzie nerazzurre in Europa. Davanti ai tre, Motta agisce fra le linee mandando in tilt il povero Xavi, palesemente inadatto per giocare a questi livelli. Pirlo, schierato terzino sinistro, regge bene la fascia e mette la museruola a Dani Alves, che non riesce mai a saltarlo. Per l’esterno blaugrana, serata dura: oltre alla marcatura proibitiva, un duello a distanza con Maicon che lo vede soccombere nettamente.

Dopo qualche minuto di timidezza, al decimo il Barcelona passa: angolo di Xavi, spizzata sul primo palo e palla a Piquè che insacca. Il vantaggio è accolto con incredulità dal pubblico di casa, che da un momento all’altro si aspettava di essere punito da un’accelerazione di Motta o da un’incursione di Pirlo ed invece vede la sua squadra curiosamente avanti di un gol.
La rete subita non scoraggia l’Inter, che reagisce subito riversandosi nella propria trequarti. Geniale la scelta di difendere con otto uomini davanti alla linea dell’area di rigore, in modo da non permettere a Xavi o Iniesta di entrare in area; in questo modo, i due sono costretti a giocare a 30 metri dalla porta e a cercare macchinosi passaggi in verticale sulle fasce.

Nel momento migliore dell’Inter, coinciso con i primi quattro passaggi di filaimage indovinati dai maestri della mediana, arriva la mazzata che non t’aspetti: Xavi spazza malamente terrorizzato dalla furia di Zanetti, la palla rimbalza su Dani Alves e giunge a don Diego De La Vega che segna. Strano sport, il calcio: dopo mezz’ora di fatica, il Barça si ritrova sopra di due reti.
L’Inter accusa il colpo, Mourinho pensa di inserire Guardiola per prendere le redini del centrocampo.
Al quarantesimo, lo speaker dello stadio annuncia ai genitori che il piccolo Motta sta bene e li prega di venirselo a riprendere. Cambiasso e Zanetti si prendono cura di lui, mentre Eto’o si stende per terra vicino a Victor Valdez e si mette a raccontargli i suoi problemi, parlandogli di un brutto pomeriggio di luglio e di quell’autografo a Moratti che gli ha incasinato la vita.

La partita, però, va avanti. Quando mancano tre minuti al termine della prima frazione, Milito cerca di dare la scossa con un tiro in porta da casa sua che Valdez, attento, blocca: l’impressione è che, se questa palla fosse entrata, ora staremmo parlando di un’altra partita.
Poco dopo, Busacca fischia due volte e le squadre vanno negli spogliatoi. Mourinho dice a Guardiola di tornare in panchina e sceglie Muntari; appena il ghanese sveste la tuta si diffonde il panico sugli spalti, e i tifosi blaugrana iniziano a sfollare. Sulley si presenta in campo determinatissimo e fulmina con lo sguardo gli avversari, come a dire “vi siete divertiti, ora però basta”. Motta, ormai abbandonato dai genitori, chiede con timidezza se può giocare anche lui; Zanetti acconsente e Thiago inizia a sgambettare gioioso.

Che sia tutta un’altra musica lo si capisce fin da subito: Dani Alves punta Muntari, che gli fa sparire il pallone dai piedi e poi gli sussurra “allora non ci siamo capiti”. L’ingresso in campo di Sulley fa abbassare la cresta ad Iniesta, che torna nella consueta mediocrità. Con lui e Pirlo sull’out mancino, gli avversari devono girare la largo.

Se a sinistra le cose vanno alla grande, per la fascia destra, però, non si può dire lo stesso.image
Zorro sodomizza Maicon in versione sergente Garcia mettendolo continuamente alla frusta, confermando la strana tradizione che vuole che ogni nano che cresce nella cantera catalana sia un fenomeno. Nel mezzo, Lucio e Samuel vengono spaventati a più riprese da Henry, mentre il piccolo Motta, nei pressi del cerchio di centrocampo, si mette a piangere perché i compagni non gliela passano. Durante una sortita offensiva interista, Milito, che passava di lì, chiede a Puyol “scusa, per il bagno?”, e poi si defila.

Il Barcelona, imbavagliato dal nuovo ed imprevedibile assetto tattico degli avversari, non riesce più a far male. Mourinho, capito che i ragazzi di Guardiola sono pressoché cotti, guarda l’orologio e ne riceve il conforto che sperava: mancano solo venti minuti. Josè si gira verso la panchina e, con il cuore che gli batte e a mille, dice a Quaresma (che, per norma UEFA, non può giocare più di metà tempo, per non falsare troppo le partite) che è ora. I pochi sostenitori blaugrana rimasti dopo l’ingresso di Sulley, vedendo comparire Ricardo Bernardo, fuggono disperati lasciando lo stadio in lacrime: da quelle parti, il numero sette nerazzurro ha lasciato ricordi indelebili.

L’Inter chiude quindi al Camp Nou con un 4-4-2 con Quaresma e Muntari sulle fasce, un epilogo in confronto al quale il 21 dicembre 2012 appare come un appuntamento frizzante. Mourinho mette dentro anche Maxwell, mentre Ciccio Suazo rimane in panchina. Giusto così: meglio non infierire contro una squadra con cui, comunque, corre buon sangue.

A far male davanti, tanto, ci pensa Eto’o, che al terzo pallone della gara si invola verso l’area e poi, con la sfera che rimbalza a mezz’aria, fa una..cosa, lasciando tutti con l’interrogativo di cosa volesse realmente fare con quel colpo di malleolo volante.

La gara ormai ha poco da dire, l’Inter ha chiaramente deciso di regalare un po’ imaged’ossigeno al Barcelona concedendogli questi tre punti, dimostrando grande sportività. La partita finisce così 2-0 in un’atmosfera di grande fair play, con tutti i giocatori che  si abbracciano a fine partita e Eto’o che, dopo aver scambiato la maglia con Henry, corre negli spogliatoi del Barcelona urlandogli “Ti ho fregato!”.

Insomma, per concludere, un buon allenamento per l’Inter in vista della ben più importante partita di domenica con la Fiorentina. D’altra parte, in Europa si è vinto tutto quel che c’era da vincere: ora sotto con il campionato, vero banco di prova della stagione nerazzurra.

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mercoledì 16 settembre 2009

INTER-BARCA

mercoledì 16 settembre 2009 12
Finalmente, la partita tanto attesa. Guardiola lascia Iniesta in panchina e schiera Xavi, Tourè e Keita. Noi puntiamo su Muntari: d'altra parte, sono le sue partite.
Due minuti e già si capisce quale sarà il leit motiv della serata: sentirsi male. Ibra si smarca, controlla alla grande e poi ciabatta come è solito fare il mercoledì sera: dieci anni di vita se ne vanno, ma l'incubo non si concretizza.

Il Barça è una squadra di sadici. Alla fine della fiera combinano poco, ma il modo in cui tengono palla sfianca, tormenta. Ogni qualvolta i passaggi consecutivi superano quota quattro, mi viene voglia di implorarli affinchè la smettano. Fate quello che volete, tirate, crossate, perdete palla, ma smettetela.
E' solo grazie alle intuizioni di Muntari che, ogni tanto, si può tirare il fiato: mentre si impreca per uno dei suoi 18 cross nel vuoto, infatti, si dimenticano le sofferenze e tutto appare più, come dire, affrontabile.

Dopo una ventina di minuti circa, la nostalgia del Milan è davvero tanta. Anche col Parma si era capito subito che, purtroppo, non sempre si può avere a che fare con Jankulovski, Gattuso, Ronaldinho, Borriello e tutto il resto dell'allegra banda; stasera, però, mi sono mancati davvero tantissimo. La sera del derby c'era una tranquillità paradisiaca: vedevi Pirlo pronto a tirare una punizione, o Ronaldinho tentare un dribbling, e potevi startene lì, beato, ad attendere che la palla tornasse docilmente ai nostri giocatori. Magari si potesse giocare sempre contro il Milan, saremmo tutti molto più sereni.

Finisce il primo tempo, tutto sommato soddisfacente. Il secondo inizia all'insegna della passione: difesa bassissima, centrocampo bassissimo, attacco al largo e tanta buona volontà. Sulley è ancora in campo: Mou non si azzarda a toglierlo, ben sapendo che è l'unico a dare l'impressione di poter fare qualcosa di pericolosissimo da un momento all'altro.
Più passano i minuti, più il frastornante possesso palla del Barça fa salire la voglia di urlare "Basta!!!!!!". Per fortuna, in difesa Gesù Cristo sbroglia ogni situazione, affiancato dal suo compagno, anch'egli di stirpe divina. Chivu, a sinistra degli Dei, diagonaleggia e rattoppa.

Esce Muntari, tra gli applausi: quando vogliono, le persone che affollano San Siro sanno essere buone. Dentro Stankovic, che subito ci fa riassaporare splendide sensazioni come tenere il pallone tra i piedi e minacciare la porta di Valdes.
Quando entra Iniesta, il rosario è ormai agli sgoccioli. A Mourinho viene la tentazione di rispondere con un Quaresma, che però al primo tentativo di rabontrivella sarebbe stato assalito dall'intero primo anello: meglio non rischiare la strage, si va avanti così.

A pochi minuti dalla fine, tocca anche a Mario. Primo pallone, e subito fuga sulla destra e palla in mezzo per Maicon, il cui tiro di prima intenzione viene respinto da Piquè che poi avvia il contropiede. Maicon cerca di rientrare, ma la sincope lo coglie e rimane arenato sulla fascia in stile-Ronaldinho: nessun rischio, comunque.
Dopo due minuti di recupero, il talismano Stark fischia la fine. Zero a zero, e ora tutti nella steppa a giocarsi tre punti fondamentali.

Allora, ricapitolando:
tre tiri in porta a testa, Julio Cesar quasi inoperoso, Ibrahimovic ed Henry cancellati dal campo, Messi tenuto sempre fuori dall'area, Alves tenuto a bada.

In pratica, li abbiamo massacrati.

GRAZIE DI ESISTERE


P.s.:è d'obbligo una nota sui commentatori Rai. Nella serata in cui Bagni non fa venire voglia di cambiare canale come al solito, ci pensano i suoi colleghi a tenere alto il livello degli interventi.
Comincia Varriale, che rivolge a Guardiola una domanda riguardante una inspiegabile considerazione tattica riguardante il ruolo di Iniesta ("con l'ingresso di Iniesta si è rivisto il Barça di qualche tempo fa, con Messi un po' più dietro": parole a caso), alla quale Pep - diversamente da quanto farebbe un qualsiasi allenatore italiano, disposto ad avallare qualsiasi stronzata dicano i giornalisti - risponde con un "no" che dovrebbe quantomeno far riflettere l'inviato Rai.
Bartoletti e Zazzaroni, però, non hanno voluto essere da meno. Zazza tenta di fare una domanda a Mourinho, ma si perde per strada e non ci riesce: per lui, formulare un quesito è impresa davvero troppo ardua. Bartoletti, invece, chiede a Josè se, alla fine, ha tirato un sospiro di sollievo: altro "no" alla Guardiola, con Baffetto lì a schiumare di rabbia.
Solito, grande servizio Rai: sono anche giornalisti di questo livello che invogliano la gente a pagare il canone.
A parte che io il canone lo pagherei anche solo per vedere la statua di cera di Paola Ferrari: davvero ben fatta.

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E' ORA






























BU!



























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