Domenica 18 aprile: la Roma batte la Lazio in un derby fondamentale per la lotta scudetto. A fine partita, Totti si rivolge ad un Olimpico stracolmo di laziali mostrando i pollici versi. Fuori dallo stadio, guerra civile: tafferugli, violenze, accoltellamenti e tentato omicidio di un’intera famiglia che aveva la colpa di passare di lì in macchina.
Le reazioni del mondo dello sport e della politica, il giorno dopo:
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le reazioni del mondo dello sport e della politica, due giorni dopo:
Cams, graziati tifosi di Roma e Lazio
L'ente statale che controlla e punisce il tifo violento non vieta le trasferte dei sostenitori romani a Parma e Genova: unica misura sarà il divieto per ciascun acquirente di comprare più d'un tagliando per il settore ospiti
Gli incidenti al termine di Lazio-Roma di domenica scorsa
ROMA - Le armi pronte all'uso ritrovate - e per fortuna non usate - per il derby romano hanno fatto scattare la spia luminosa sulla scrivania dei tutori dell'ordine. Così i tifosi temevano che il Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive (Casms) facesse scattare il divieto-trasferta. Invece nella riunione dell'Osservatorio nazionale sulle Manifestazioni Sportive del Viminale presieduta dal ministro dell'Interno Roberto Maroni è stato deciso che i tifosi della Roma potranno seguire la squadra a Parma il 2 maggio e quelli della Lazio potranno andare a Genova per Genoa-Lazio del 25 aprile. Unica restrizione: ciascun tifoso ospite potrà acquistare un singolo biglietto. E la decisione del biglietto 'solo singolo' acquistabile per il settore ospiti è stato esteso oltre che ai tifosi delle romane, per Vicenza-Padova (24 aprile).
Pur in presenza di alcune criticità, emerse soprattutto nel corso del girone di ritorno con un aumento del numero dei feriti in particolare tra le forze di polizia, è stata confermata comunque l'efficacia delle misure sinora adottate, che consentono di registrare un trend comunque positivo riassumibile nella riduzione del 42% degli incidenti e nell'aumento dell'8,5% degli spettatori.
"Permane - si legge in una nota- la politica dell'assoluto rigore contro ogni forma di turbativa alle manifestazioni sportive che viene confermata, oltre che dall'aumento del 40% degli arresti, dai ben 1.500 provvedimenti di DASPO emessi nel corso di questo campionato, sui 3.970 in vigore".
Infine per gli incontri Inter-Atalanta del 24 aprile, Napoli-Cagliari del 25 aprile, Foggia-Pescara, Verona-Taranto del 25 aprile; Bari-Genoa, Chievo-Napoli e Cavese-Foggia del 2 maggio il Casms, dopo ulteriore riesame, ha determinato la vendita di un solo tagliando per spettatore ospite e altresì una serie di misure, quali vendita dei tagliandi in un numero limitato di ricevitorie individuate d'intesa tra le Questure e le società sportive; misure organizzative per le trasferte a cura delle società sportive consistenti nell'impiego degli steward in funzione di accompagnamento dei tifosi ospiti; nella vendita abbinata biglietto stadio/titolo di viaggio (qualora la trasferta avvenga in forma organizzata); nel raccordo costante tra la società e il funzionario della Questura che origina la trasferta.
E poi?
E poi basta.
Domenica 2 maggio, l’Inter finalista di Champions League e Coppa Italia e capolista in campionato da sette mesi (se si eccetta per un paio di settimane), vince a Roma contro una Lazio, la peggior Lazio degli ultimi, boh, quindici anni, praticamente già salva, che non mette in campo una gran voglia di fare risultato. Il pubblico laziale esulta ai gol dell’Inter, in nome del gemellaggio che da sempre unisce le due tifoserie e della voglia di non far vincere lo scudetto alla Roma, che lo aveva umiliato due settimane prima.
Le reazioni del mondo dello sport e della politica, il giorno dopo:
Maurizio Gasparri: "Ieri è stata scritta una pagina di vergogna. L'Inter potrà vincere lo scudetto, ma per quello che si è visto ieri all'Olimpico, sarà uno scudetto simile a quello ottenuto con le telefonate di Facchetti agli arbitri”.
Daniele Capezzone: "Quello che è accaduto ieri a Roma, all'Olimpico, è un vero e proprio 'spot' contro il calcio, contro lo sport, contro i principi della lealtà sportiva, che sono stati in tutto e per tutto calpestati. Dirigenti, tecnici e giocatori della Lazio dovrebbero dare spiegazioni convincenti di quello che è accaduto. E addolora anche il comportamento del pubblico: per anni, avevamo detto che il pubblico era ormai l'ultima trincea della passione e dell'amore per lo sport, ma ora dobbiamo prendere atto di una vera e propria farsa che ha visto anche un intero stadio pienamente coinvolto e consenziente. Che hanno da dire tanti signori e soloni del 'Palazzò calcistico e dei suoi dintorni anche mediatici, così 'interventistì ai tempi della cosiddetta "Calciopoli", e dopo, invece, così morbidi e silenziosi?!”
Gian Paolo Montali: “Mai pensavo che i miei occhi potessero vedere quello che hanno visto stasera. Mai, almeno, lo immaginavo prima di questa partita. Credo che anche l'Inter e il suo allenatore questa sera siano stati in palese imbarazzo. L'Inter non c'entra, oggi credo che non abbia perso solo la Lazio ma ha perso lo sport e in particolare il nostro calcio”.
Fabrizio Cicchitto: “Uno spettacolo deprimente, quello di ieri. E' un campionato completamente falsato”
Marco Martinelli: "Ieri sera abbiamo assistito ad una vera e propria sconfitta dello sport, una vergognosa macchia sul nostro calcio"
Per Paolo Cento, presidente del Roma club Montecitorio: "Quello che è successo ieri sera all'olimpico è incommentabile. Chi ha visto la partita si è potuto rendere conto del clima in cui si è giocato. Ma il vero punto della questione non è la partita di ieri. Il vero problema riguarda la gestione del calcio"
Roberto Della Seta e Raffaele Ranucci, senatori Pd: "Oggi per gli interessi dei network televisivi che intendono massimizzare gli ascolti distribuendo in diversi orari le partite, gli incontri delle ultime giornate non seguono più quel criterio logico, a discapito della lealtà sportiva. Chiediamo dunque al presidente del consiglio, se questa situazione non alteri la regolarità del campionato italiano"
Seguono altri sproloqui che non credo sia il caso di riportare.
Questo è il nostro paese. Questa è la nostra cultura. Comandati da servi senza coscienza, siamo costretti ad assistere a spettacoli di questo tipo. Una tale indignazione, un tale rigurgito non si era mai visto, dopo una partita di calcio. Non ricordo un accanimento simile nemmeno all’epoca dell’omicidio Raciti (e sì che anche quella fu una bella occasione, per i consueti personaggi che affollano la scena politica, di presentarsi davanti alle telecamere recitando alla perfezione il copione spara-sentenze). Tutto questo trambusto, queste facce schifato e, per la miglior squadra europea dell’anno che vince in casa di una compagine modesta, che ha navigato per tutta la stagione in zona retrocessione. Tutto ciò per la vittoria di una squadra che ha mille motivazioni contro una che ne ha zero.
E’ stata una normale partita di fine campionato, come ce ne sono sempre state. Nessuno si è indignato, quando qualche settimana fa la Roma ha battuto un Bari in vacanza da febbraio. Nessuno ha mai detto qualcosa a proposito delle squallide partite del Milan di qualche anno fa, quando i rossoneri regalavano punti salvezza scendendo in campo da sparring-partner. Nessuno, ancora, si azzardò a tirar fuori un benché minimo sospetto sui numerosi Siena-Juventus già chiusi dopo cinque minuti di gioco, o, per citare un episodio ancor più famoso, sull’Udinese-Juventus del cinque maggio, 0-2 dopo otto minuti e poi un’ora e mezzo di melina in attesa del risultato dell’Olimpico. E questo per rimanere nell’ambito del calcio, eh: vogliamo parlare delle non reazioni agli innumerevoli scandali politici degli ultimi anni?
Tutto il macello di queste ore, quindi, a cosa è dovuto?
All’Inter che vince.
Un paese in tilt perché l’Inter vince. E’ incredibile, ma è così. Fegati che scoppiano, mostri che escono dalle loro tane colmi di ira, crisi isteriche nei salotti televisivi, pianti ininterrotti. Perché. L’Inter. Vince.
Questa è la riprova, se ce ne fosse bisogno, che l’Inter, con questo paese assurdo, non c’entra un cazzo. Mai più di adesso, siamo lontani anni luce da questi teatrini, da queste vomitevoli messe in scena che ci tocca sopportare. Non penso di dire questo perché sono di parte, ma per semplice onestà intellettuale. L’Inter paga il fatto di non essersi mai piegata ai poteri forti, e di essere vista come la società che ha cacciato il vecchio sistema di potere, che ha posto fine ai bei tempi nei quali tutti erano felici. Per questo, tutto ciò che la riguarda viene considerato in ben altro modo, rispetto alle altre società.
Pensiamo solo per un attimo al 5 maggio: cosa sarebbe successo, a parti invertite? Intendo, se fossimo stati noi dietro, e se fosse stata la Juve a suicidarsi ad Udine mentre noi vincevamo con la Lazio. Come avrebbe reagito il paese?
Beh, insomma, non ci vuole nemmeno una grande immaginazione. E dire che quelli erano tempi diversi, tempi nei quali eravamo “simpatici”, i compagni sfigati che è così bello prendere per il culo. Ma la reazione dell’Italia intera a quell’infausto giorno (vi ricordate il Duomo gremito di milanisti e juventini che festeggiavano insieme?) mi fa pensare che i tempi fossero già maturi per la strage che stiamo vivendo oggi.
Cosa dire a questa gente, a queste facce di cazzo che hanno vomitato merda dinnanzi alle telecamere stamattina, se non
COMPLIMENTI.
Complimenti perché mercoledì si giocherà Roma-Inter, e a prescindere da come andrà a finire temo proprio che verrà scritta una pagina nera nella storia del nostro calcio.
Complimenti perché avete aizzato milioni di trogloditi che non aspettavano altro per gridare al complotto e per riversare nello sport la rabbia delle loro misere vite da decerebrati, creando un clima mai visto, nemmeno in Ecuador, penso.
Complimenti perché continuate a rovinare lo sport e i suoi principi. La cultura della sconfitta, soprattutto. Una cultura che in questo paese del cazzo non è mai esistita, e che grazie a voi non esisterà mai. Guai ad ammettere i propri errori. Guai ad ammettere la superiorità degl altri. Guai a farsi un esame di coscienza, prima di proferire mostruosità. E’ molto, molto più semplice affibbiare ad altri le proprie colpe. Vero, Rosella?
Noi non c’entriamo niente con tutto questo. E sì, è bello vincere e vedere tracimare la montagna di sterco che popola questo paese ad ogni nostro trofeo. Sinceramente, però, comincio a non divertirmi più. Non è bello vincere in un contesto simile, in un contesto dove non ti puoi godere niente.
La settimana scorsa, su Interistiorg, ho letto “c’è chi non sa vincere, chi non sa perdere e chi non sa nemmeno partecipare”.
Meglio di così non si poteva riassumere, il nostro paese.
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