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lunedì 14 dicembre 2009

IL DUOMO VOLANTE

lunedì 14 dicembre 2009 17

E’ il momento delle manifestazioni di solidarietà, delle false indignazioni, dei processi. Non mi allineerò. L’unica cosa che ho da dire in merito è: maccheccazzo.

Già non ne potevo più di vederlo tutti i giorni a sbraitare contro mezzo mondo, ora mi toccherà ciucciarmelo mentre gira l’Italia avvolto in un lenzuolo di lino a predicare la pace e la fratellanza, pronto a raccontare di come sia stata la madonna a deviare la traiettoria del duomo volante salvando lui e l’umanità intera.

Perciò, dico: maccheccazzo. Tartaglia, c’erano tante cose che potevi fare per divertirti. Voglio dire, a quell’ora bisteccone stava per lanciare la sintesi della partita del Milan, e fidati che un po’ di risate te le saresti fatte.

Comunque, oggi, giornata nervosa: Sneijder si è fatto espellere, Mourinho, a momenti, prende a calci in culo Ramazzotti e Pirlo, colmo di rabbia, si è morsicato un’unghia.

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sabato 28 novembre 2009

GIU’ LE MANI DALL’ITALIA

sabato 28 novembre 2009 7

Cannavaro, 6/1/2009:

«Per il cinema italiano spero che Gomorra vinca l'Oscar. Ma non penso che gioverà all'immagine dell'Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative. È facile che un problema locale venga generalizzato. Ancora oggi un mio compagno di squadra mi ha detto: "Italiano? Mafioso"»

Berlusconi, 28/11/2009:

«Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura lo strozzo»

Basta con queste squallide etichette che non fanno altro che screditare il nostro bel paese nel mondo: vergogna! Abbiamo cibo, donne, artisti, sole, mare, api e papi, e dobbiamo star qui a sparare sentenze perché qualche tizio, ogni tanto, combina qualche casino? Ma non scherziamo! L’Italia brilla nel firmamento internazionale, sarebbe assurdo continuare a dar retta ai soliti, triti e ritriti luoghi comuni del mafioso, del furbo, del puttaniere, ecc.

Fortuna che abbiamo dei personaggi di spessore che, ogni tanto, ci ricordano quanto sia sbagliato muovere anche un solo abbozzo di critica alla nostra madre patria. Personaggi che splendono di luce propria, autentici esempi, moralmente inattaccabili, che sanno sempre trovare le parole giuste per zittire questi antipatici e, diciamolo, anche un po’ sfigati criticoni. Se vi rode perché questo paese è troppo avanti, cari miei, andatevene per un po’ da qualche altra parte: vorrei proprio vedere quanto ci mettereste a tornare qua, in un paese libero, dove ognuno può dire la sua senza problemi, senza dover temere le rappresaglie di nessuno; un paese dove c’è rispetto per le istituzioni e per la giustizia, dove chi rappresenta il popolo agisce in nome dei cittadini con equilibrio e saggezza. Vorrei proprio vedere!

Chi vuol continuare ad infangare il nome dell’Italia, sappia del danno che ogni sua parola cagiona verso tutti noi. Nonostante tutto il male che fanno, nonostante tutte le falsità che escono dalle loro bocche o dalle loro penne, però, in un paese straordinario come il nostro anche questa gente ha la facoltà di parlare, o di scrivere: la libertà d’espressione è un diritto che spetta anche a loro.

Poi, certo, se dicono qualcosa che non va bene, li strozziamo.

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giovedì 8 ottobre 2009

CHI SI LODA

giovedì 8 ottobre 2009 3

Dopo un inesorabile ritardo, eccovi le attesissime vignette che mi porteranno più querele di Annozero. Dovete scusare il lunghissimo indugio ma stavo seguendo il consiglio di Bossi. Mi hanno trascinato a festeggiare.

Perdonate questa momentanea deriva politica del blog. Ma quanno ce vo, ce vo.

alfano

delirio

bindi

ghedini   gattuso

silvio

Stasera, vignette sulla Nazionale. Ma tanto non gliene frega niente a nessuno.

µ.

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SALVE

Ho un po` di difficolta` a postare, primi fra tutti un computer con windows 95 e una tastiera senza accenti, apostrofi ma che in compenso ha le parentesi graffe. Tra l`altro, hanno gia` provato a cacciarci per dei cazzi con la carta di credito (che poi non e` una carta di credito, ma una prepagata per sedicenni), risolti in qualche modo.

Comunque, non ho assolutamente idea di cosa succeda in Italia, a parte la caduta del lodo di Angelino Jolie. Sono molto rammaricato: la tesi del "legittimo impedimento" di Ghedini mi sembrava davvero una gran trovata.
Settimana buia, per il primus super pares : il risarcimento a De Benedetti e l`illegittimita` del lodo Alfano non sono certo notizie piacevoli. Adesso manca solo che ci si metta anche il Milan ad andare di merda.
A breve, dovrebbe arrivare qualche vignetta di µ a rigirare un po`il dito nella piaga. E se non arriva, e` gia` pronta (fanculo a sti accenti mancanti) la lettera di licenziamento.

P.S.: qui in albergo ieri c`era un tizio che faceva ricerche su Raiola. A quanto pare il suo ufficio e`qui vicino, quindi se qualcuno avesse qualcosa da comunicargli me lo riferisca.

P.S.2: ho trovato l'apostrofo. Ora cambia tutto.
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lunedì 14 settembre 2009

L'IMPERMEABILE BIANCO

lunedì 14 settembre 2009 33
MALPENSA (Varese), 14 settembre 2009 - Si ricomincia. Riti appaganti che al Milan piacciono da morire. Dopo un anno di purgatorio i rossoneri tornano nell'Europa che conta. Prima tappa: Marsiglia. Esordio al Velodrome che rievoca una notte poco edificante. Ma Adriano Galliani, con elegante ironia, ha ricordato che "lo stadio è stato rifatto e ora l'impianto di illuminazione dicono che funziona bene", aggiungendo poi di avere intenzione di scrivere un libro in cui racconterà "un po' di cose" anche su quella serata del 1991. Alle nuove generazioni ricordiamo che il Milan lasciò il campo prima della fine della partita dopo un guasto nell'impianto di illuminazione dello stadio sul risultato di 1-0 per i francesi.

Galliani, 18 anni dopo quella notte, pensa di potersela cavare così. E pensa bene.
Pensa bene perchè, come ben si sa, in questo paese le persone hanno la memoria corta. Pensa bene perchè di quel che è successo quel 21 marzo del 1991, non se ne parla appunto dal 21 marzo 1991.
Sulle ragioni di tutto questo, siamo sempre lì. Sono le stesse che fanno sì che Berlusconi sia a capo del governo: disinteresse, ignoranza e assuefazione della gente, oblii e censure mediatiche ad opera del coraggioso ed impavido avversario dei cattocomunisti.

Dunque, ricapitolando: chi c'era, ha rimosso; chi non c'era, non può sapere, perchè nessuno glielo racconta. Ora che si avvicina un altro Marsiglia-Milan, però, credo che sia appropriato rinverdire un po' i fasti di quella serata.

So che gli utenti di questo blog non hanno bisogno di essere indottrinati e probabilmente sanno già tutto quello che si deve sapere su quella serata, ma questo articolo lo voglio scrivere lo stesso; un po' perchè mi diverto, un po' perchè mi gira il cazzo. Sì, è un ossimoro un po' strano, ma vi assicuro che mi sento così.
Inoltre, chi, come me, al tempo andava sul triciclo, difficilmente sentirà parlare di questo argomento (a meno che non vada personalmente in cerca di notizie), quindi tutto questo qualche utilità potrebbe pure averla.

Vabbè, finite le menate, comincio con una panoramica della serata. Come già detto, è il 21 marzo del 1991. Al Velodrome di Marsiglia si gioca il ritorno dei quarti di finale di Champions League, tra Olympique e Milan.
A Milano la partita è finita 1-1. I francesi, quindi, partono già in vantaggio per il gol segnato in trasferta, e ai rossoneri serve l'impresa. La partita è nervosa, maschia, e vede il Marsiglia prevalere.
Nonostante il predominio francese, risultato si schioda dallo 0-0 solo al 75', quando Waddle batte Rossi e porta in vantaggio l'Olympique. Il Milan a questo punto è scoraggiato, e può solo sperare di acciuffare i supplmentari.
I quindici minuti che separano dal 90' corrono via veloci, e la squadra di Sacchi non riesce nella rimonta. I tifosi e i giornalisti francesi sono già pronti a far festa, il trionfo è ad un passo. C'è anche un'invasione di campo da parte dei reporter, ingannati da un fischio dell'arbitro che pensavano fosse quello della fine.
Ma non è finita, c'è ancora da giocare il recupero. Si prosegue allora, ed accade l'imponderabile.
Mentre ancora Waddle si beve mezza difesa milanista e poi ciabatta a qualche metro dalla porta, il riflettore posto sopra il settore riservato ai tifosi milanisti si spenge. In campo c'è un po' di confusione, non si era mai vista una roba del genere; una zona del campo non è illuminata a dovere, il gioco si ferma.
L'arbitro, ritenendo che si potesse continuare, fischia per segnalare la ripresa del gioco, e di nuovo si pensa che la partita sia finita. Gullit, che doveva essersi proprio rotto le palle, va a scambiare la maglia con Papin.

A questo punto, Paolo Taveggia, responsabile organizzativo del Milan, fiuta la grande occasione e corre ad indottrinare i giocatori del Milan, Baresi in primis, spiegando loro come, con una furbata degna di Luciano Moggi, avrebbero potuto vincere la partita a tavolino.
E' semplice: un riflettore si è spento, la partita non può più svolgersi regolarmente, il Milan si ritira dal campo e vince d'ufficio, visto che l'irregolarità si è verificata nello stadio avversario. Baresi, il capitano a cui la curva gonza inneggiava il giorno dell'addio di Maldini, ovviamente non si fa problemi e si fa portavoce della genialata di Taveggia, che comunque continua ad aggirarsi per il campo evidentemente compiaciuto dalla bontà della sua pensata.

Intanto, il riflettore riprende lentamente a funzionare. La visibilità è buona, non c'è assolutamente alcun impedimento alla ripresa della partita. Il coraggioso Marco Francioso, inviato a bordo campo della scuderia Mediaset capeggiata da un mai così prostituito Bruno Longhi, trotterella per il terreno di gioco alla ricerca di pareri indignati dei rossoneri, ma trova Tassotti che, onestamente, dice "Non c’è nessun problema, non è che non vogliamo giocare perché stiamo perdendo. Ecco, vedete, ora si è riacceso. Giochiamo".

L'arbitro, accertata la buona visibilità, prende allora il pallone, galoppa fino all'area del Milan e lo posiziona per il rinvio del portiere: si ricomincia.
Baresi, però, non pare d'accordo. Nonostante l'illuminazione sia pressochè perfetta, fa chiaramente cenno all'arbitro di non vederci bene. Si porta le mani agli occhi, mima un paio di occhiali e dice "non ci vedo, non ci vedo". L'arbitro, infastidito, lo invita per ben tre volte a tornare in campo, ma il prode Franco proprio non se la sente. Non ci vede.
La confusione è tanta, Baresi tocca punti di ignobilità ancora inesplorati. Il mondo intero, oltre a tutti i presenti allo stadio, giocatori compresi, vede chiaramente che il campo è correttamente illuminato, ma lui prosegue nella recita, mostrando di essere il degno capitano della squadra rossonera.

A questo punto, un signore in impermeabile bianco, in tribuna, capisce che è il suo momento e parte dritto verso il campo, deciso a prendere in mano la situazione. Ha appena sentito Silvio Berlusconi, ed ha in serbo la mossa geniale che serviva per sbloccare il tutto. E' Adriano Galliani.
Arrivato sul terreno di gioco, inizia ad urlare come un ossesso, con un'espressione visibilmente indignata, "via, via, andiamo via!". La sua candida veste ondeggia per il campo, mentre spiega l'inghippo ai suoi giocatori che, capitano in primis, non battono ciglio e si avviano verso gli spogliatoi.



All'arbitro viene quasi da ridere, i francesi non capiscono bene cosa stia succedendo. Galliani ormai ha preso le redini, Taveggia è al settimo cielo, Gullit già pregusta la serata con una moglie insoddisfatta, non sua.
Adriano ce l'ha fatta: ha ritirato la squadra da un quarto di finale di Champions League, a tre minuti dalla fine, perchè un riflettore ha smesso di funzionare per qualche minuto.
L'arbitro fischia la fine, i francesi fanno giustamente festa. I milanisti, invece, sono già nel tunnel verso gli spogliatoi, convinti di aver dato scacco matto al sistema e di aver avuto la pensata del secolo. Galliani annuncia tronfio (ma, al tempo stesso, disgustato) che presenterà ricorso, ed ha l'espressione compiaciuta di chi pensa "li abbiamo fregati". Longhi annuncia che "non finisce qui", mentre Ancelotti si guadagna la panchina di dieci anni dopo commentando "La realtà è che è andata via la luce e non è ritornata".

Franco Arturi della Gazzetta dello Sport, il giorno dopo, commenterà così la telecronaca della partita:

Quanto a perdita di faccia il Milan di Marsiglia non ha voluto essere secondo a nessuno. Ebbene, le sue prodezze alla rovescia sono state accompagnate da una voce come quella di Bruno Longhi (ma anche di Marco Francioso, telecronista a bordo campo), che definire faziosa è ancora poco. Su questo versante c’è una situazione professionale e umana tutta particolare e da tener presente prima di formulare un giudizio: chi paga lo stipendio ai telecronisti è il presidente del Milan. Ma è impossibile tacere una serie di autocensure talmente lunga da cadere nel ridicolo. C’era un’impotenza tecnica del Milan mai sottolineata, ci sono stati dei falli di rossoneri puntualmente denunciati dalla moviola e “perdonati” con una rapidità sconcertante, c’era un’accusa tambureggiante e fuori luogo all’arbitro e ai giocatori francesi, c’è stato poi l’episodio del ritiro della squadra e delle concitate frasi finali, commentati in modo inaccettabile sotto tutti i punti di vista, a partire da quello cronistico. Il Milan sarà sempre croce e delizia per le reti televisive di Berlusconi. Ma se il suoi dipendenti non sono in grado di garantire almeno una parvenza di imparzialità, la reazione del pubblico non potrà che essere molto negativa alla lunga. Mettiamoci in mente (Rai e Fininvest) che a ciascuno spetta soltanto il proprio ruolo: al tifoso di sostenere più o meno ciecamente la propria squadra, al giornalista di raccontare ciò che vede. Se invertiamo le parti ci perderemo tutti.

(off topic: Queste parole, rilette oggi, sembrano lontane miliardi di anni. Al tempo, la Gazzetta poteva permettersi di criticare apertamente l'operato delle reti Mediaset e tacciarle di imparzialità: oggi si aprirebbero le voragini).

Il Milan ha dunque lasciato il campo per tentare di vincere a tavolino una partita che aveva strameritato di perdere, sfruttando un pretesto tragicomico come un riflettore che smette temporaneamente di funzionare. Non so davvero come queste persone abbiamo potuto pensare che un'idea del genere avrebbe potuto portare a dei risultati: è un po' come se, durante una gara, venisse giù un super acquazzone e la squadra in svantaggio si ritirasse dal campo, rifiutandosi di tornarci a pioggia cessata invocando la non regolarità della partita. E' una roba folle, una cosa che non sarebbe potuta venire in mente nemmeno al ferroviere o a qualcuno dei suoi scagnozzi.
E' una roba da Milan, una roba da Berlusconi. E' una delle più grandi vergogne del calcio italiano, sicuramente quella a cui è stato dato più risalto in Europa (tranne che in Italia, ovviamente).

Chiaramente, la furbata dei tre tenori Taveggia-Galliani-Berlusconi non ha avuto gli effetti sperati. Il Milan ha fatto una figura di merda storica ed è stato squalificato per un anno dalle competizioni europee, mentre è stato graziato Baresi che andava radiato da tutte le federazioni sportive mondiali.

In tutto questo, Berlusconi ha mostrato per una delle prime volte quelle peculiarità che lo avrebbero portato a diventare il miglior capo del governo italiano da 150 anni a questa parte (sì, è stato il migliore anche rispetto a quelli che hanno governato dal 1859 al 1861, quando l'Italia non esisteva ancora): la smentita, il finto dissociamento dagli avvenimenti, l'attacco agli avversari e la teorizzazione del complotto alle sue spalle.
Dapprima prese le distanze dall'accaduto, dichiarandosi "dispiaciuto" e precisando che "Il Milan, peraltro, non presenterà alcun reclamo tendente a cambiare il risultato del campo, che riconosce ottenuto dall’Olympique Marsiglia con pieno merito".
Quando poi la UEFA ufficializzò la sentenza, il non ancora Papi la mise prima su questioni di convenienza ("la Champions senza il Milan perde d'interesse!"), e poi si scagliò contro il perfido Tapie, allora presidente del Marsiglia, accusandolo di essere un poco di buono e di avere architettato tutto, oltre che di aver comprato l'arbitro.

Ecco qua, dunque, concluso il revival di quella serata. Chiaramente, non vedo l'ora che Galliani scriva "un po' di cose su quella sera là": ci spiegherà sicuramente come nasce un capolavoro di strategia come quello di cui si è reso partecipe.

Sono fatti come quelli narrati qui sopra che mi rendono orgoglioso di non avere niente a che fare con questa roba qua, o con quell'altra (che, si sa, è più o meno la stessa pasta). Tre, o anzi, quattro sono stati i vergognosi scandali che hanno riguardato il calcio italiano, nella sua storia recente: il calcioscommesse anni '80, la notte di Marsiglia, la farmacia di Agricola e Calciopoli. Per non dimenticare la notte dell'Heysel e degli juventini che esultano mentre si consuma un dramma senza precedenti, anche se - credo - che in quel caso le responsabilità fossero principalmente dei giocatori (ma dovrei informarmi meglio).
Bene, in tutti e quattro questi avvenimenti (cinque, se si considera anche l'Heysel), gli attori sono loro: Milan e Juventus. Quando c'è qualcosa di torbido, sono loro i protagonisti assoluti, indiscutibili. Se c'è da mettersi all'opera per far fare ulteriori figure di merda a questo paese, che proprio non ne ha bisogno, loro sono in prima linea.
Sono questioni sportive, è vero, ma tutto è molto strettamente collegato: l'avidità, la meschinità e quella incontenibile voglia di fregare il prossimo e di barare sono le stesse che hanno causati disastri ben più gravi di qualche campionato falsato.

Eppure c'è chi riesce a far pensare alla gente che sia tutta colpa di Guido Rossi.
O dei cattocomunisti.


Aggiornamento:
mi ero dimenticato di citare la meravigliosa dichiarazione di Galliani prima della sentenza UEFA, nella quale spiega a cosa può andare incontro il Milan: un capolavoro di delicatezza e di classe.

"Si va dalla pena pecuniaria alla sospensione per l' eternità. Se per 39 morti hanno dato cinque anni di squalifica, le conseguenze a due invasioni di campo dovrebbero costarci un po' meno”

Fonti:

1) Articolo di Gianni Mura su Repubblica, 22 marzo 1992

2)Resoconto telecronaca Mediaset e dichiarazioni Berlusconi


3)Editoriale di Candido Cannavò, 22 marzo 1992

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sabato 29 agosto 2009

DERBY

sabato 29 agosto 2009 10
Il fegato di Silvio, Adriano e Cobollo, alle 20,45, è ancora integro. Finalmente, la partita che avevano atteso per tutta la settimana, bramando uno storico trionfo, sta per iniziare.
Squadre in campo. Zanetti mostra umanità e regala un'ala di pollo al capitano avversario, un canide assai carismatico.
Inizia la partita, ed è subito Milan: Ronaldinho sembra in grado di poter fare qualsiasi cosa con la palla, anche mangiarsela. Dall'altra parte, fa scalpore la mossa-Sneijder: confinare in panchina un Muntari così pare davvero una follia.
Il Milan sfoggia i nuovi acquisti sulle fasce laterali, due gioielli che l'intero panorama europeo guarda con invidia. Zambro&Janku sembrano in serata, e si sa che due così possono far male. Da registrare l'assenza di Onyewu, il difensore che più era piaciuto nel precampionato.

La manovra dei Papi boys è affidata principalmente agli spunti di Ronalndinho, anche lui impegnato nel ramadan, ma al contrario. Tra un rutto e l'altro, el pibe de piombo trova il tempo di graziare Julio Cesar dopo essersi liberato con una delle sue mosse repentine.
Dopo una ventina di minuti di ricreazione, inizia la partita. L'Inter si piazza stabilmente nella metà campo avversaria e nasconde il pallone ai cugini. Pirlo si rallegra di essersi ricordato di portare il Game Boy, si fa da parte e supera un paio di livelli di Donkey Kong.
Nella difesa rossonera piace soprattutto Jankulovsky, martello sulla fascia e muro impenetrabile. Segna Motta, nonostante un elastico ben eseguito dalla difesa milanista e la diagonale perfetta di Zambrotta, preciso nell'andare a coprire su Chivu che si stava smarcando.
Qualche minuto d'interruzione subito dopo, quando Ronaldinho si arena sulla fascia sinistra e devono intervenire i bagnini per riportarlo al largo.
Il Milan reagisce, e tenta lo schema provato in allenamento: Thiago Silva e Nesta salgono a saltare, Eto'o viene lasciato solo con Gattuso che ha appena chiesto di uscire, Pirlo è pronto a pennellare per la testa di Lucio. Parte la parabola, precisissima, Lucio svetta, palla a Maicon che lancia Eto'o che guarda Gattuso mentre annaspa e muore dal ridere. A quel punto, il camerunense, pieno di compassione per il miglior amico dell'uomo, rallenta e decide di farsi raggiungere; Gennaro, capito il gesto d'affetto, gli salta in spalla ed inizia a leccarlo. Un Rizzoli senza cuore, però, fischia il rigore, che Milito mette in porta.
Berlusconi, in tribuna, ha la faccia di uno che è appena stato violentato da un cavallo. Non immagina nemmeno che il meglio debba ancora venire.
Gattuso, stremato dalle coccole, chiede il cambio. Le operazioni nella panchina del Milan, però, non possono essere celeri più di tanto. Fra il tempo che ci vuole perchè i giocatori sentano cosa dice l'allenatore e i minuti necessari affinchè riescano a vestirsi ed alzarsi con le proprie gambe, fare un cambio non è una cosa veloce.
Passano dunque alcuni minuti e, ironia della sorte, proprio quando Seedorf era riuscito a balzare in piedi grazie all'aiuto della sua poltrona elevabile, il buon Gennaro stende Sneijder e si fa cacciare dal bruto Rizzoli. Grande prestazione per il capitano rossonero: Maldini, sugli spalti, è orgoglioso di lui.
Da qui in poi la gara, per gli interisti, assomiglia ad una festa a casa di Adriano. Segna pure Maicon, dopo aver spettinato uno Janku leggermente calato dopo l'inizio in quarta.
Finisce il primo tempo. Ronaldinho, stremato per l'intensità della sua gara, chiama un taxi e si fa riportare negli spogliatoi.
Leonardo pensa a come riequilibrare la partita inserendo qualche giocatore, ma guarda verso la panchina e, con tutte le primizie che ha a disposizione, proprio non riesce a decidersi. Alla fine, tocca a Seedorf, che ormai si era alzato in piedi e certo non poteva rischiare il ginocchio per tentare di sedersi di nuovo, e ad un Ambrosini bello carico.
I due danno la scossa: il Milan reagisce con veemenza e riesce a tenere il pallone per una quarantina di secondi. Qualcuno, dal pubblico, chiama il pronto soccorso per Ronaldinho.
Gli eroi rossoneri, però, si spengono col passare dei minuti, angosciati per la terribile sfortuna e per le troppe assenze per infortunio. Con tutta questa scalogna, proprio non si può pensare di vincere una partita.
Segna Stankovic, Berlusconi scappa e lascia da solo il povero Galliani che pensa al suicidio. Arriva finalmente l'elicottero per Dinho, e tutti tirano un sospiro di sollievo: una vita è stata salvata.
Entra pure Vieira, giusto per prendere un po' per il culo. Pirlo non si dà per vinto e ci prova con una delle sue straordinarie punizioni alla Juninho, riuscendo a sbattere contro la barriera, anche se Julio Cesar non l'aveva posizionata.

Quattro a zero, dunque. I fegati di Adriano, Silvio e Cobollo hanno passato momenti migliori.
Beh, ma si sa, con tutti quegli infortuni, con la sfortuna, poi il fatto che erano in casa e si sentivano sotto pressione, il caldo, lo scioglimento dei ghiacciai, l'effetto serra e i giovani d'oggi che non sono più quelli di un tempo, non è che potessero fare molto meglio.
Delude un po' l'Inter, ma nessuno si sorprende. D'altra parte, è evidente che questa squadra non andrà da nessuna parte.
E' evidente che sia crisi Inter.

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lunedì 24 agosto 2009

SONO CAGIONEVOLE

lunedì 24 agosto 2009 3
Mi piacerebbe tanto poter scrivere qualcosa su questo nuovo e straordinario supermilan, su berlusconi che ne spara una ogni due minuti, su Ronaldinho che è tornato ad essere il miglior giocatore di tutti i tempi, dopo essere stato costretto a fare un giuramento in piedi su una sedia mentre ancora ruttava per la tequila bum bum, sulla Juve che "fa paura" (cit. Ferrara) e soprattutto sulla rabona di Quaresma, ma..non posso.
Sono malato, professoressa. Non so quando tornerò, professoressa. Sì, farò i compiti, professoressa.

Sì ok, lo so, la febbre il 23 e il 24 di agosto è un po' roba da Galliani, ma che ci posso fare?
Poi, come se non fossi già stato male abbastanza, da quando Ricky si è messo a sfornare rabontrivelle, la temperatura si è alzata ulteriormente. Oggi, a ripensarci, manca poco svengo.
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martedì 18 agosto 2009

OGNUNO HA IL BOLT CHE SI MERITA

martedì 18 agosto 2009 4




In fondo Silvio non ha tutti i torti: sono convinto che, quando si tratta di essere svelti per andare a far merenda, Ronaldinho non ha nulla da invidiare a Bolt. E nemmeno a Rugo, la tartaruga affamata.
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lunedì 13 luglio 2009

IL PRECAMPIONATO PIU' BELLO DEL MONDO

lunedì 13 luglio 2009 6
Fa uno strano effetto vedere il Milan impegnato con avversari importanti. Il test di ieri col Varese era una gara da prendere con le molle: di solito, i dirimpettai dei ragazzini terribili di Milanello sono di ben altro rango.
Cioè, come dire..fanno schifo. I match contro le associazioni di sindacalisti albanesi e le selezioni di aristocratici arabi non sono molto probanti, a pensarci bene.
Ecco, il Varese invece è già un avversario tosto. Neopromosso in Prima Divisione, tante ambizioni ed un glorioso ed impavido capitano: Maurone Milanese. Una sorta di Juventus, insomma.

Per la cronaca, gli uomini di Leonardo hanno prevalso con un netto 2-0, come per far capire bene chi comanda dalle nostre parti. Doppietta di Inzaghi, "il Cannibale" (gazzetta docet).
In tribuna, Berlusconi ritratta le dichiarazioni della settimana scorsa sull'Inter, affermando che "il paragone era dal solo punto di vista tecnico". Stupore fra i presenti: nessuno si aspettava un qualsiasi retrofront da un uomo del suo spessore. Il patron milanista ha poi aggiunto che le sue dichiarazioni sono state travisate dai soliti socialisti, che la giustizia ad orologeria ha colpito ancora e che lei, Santoro, fa un uso criminoso del servizio pubblico.

Intanto, mentre Onyewu e compagni sgobbano su per i boschi, l'Inter va ad Hollywood. Non in corso Como come sempre, ma nella vera Hollywood, quella dove ci sono Paris col cane nella borsetta, Mickey Rourke che si fa due strisce e Will il Principe di Bel Air.

Si va laggiù, dice Mourinho, perchè "sci sono condisiòni migliori, due campi adiascenti". Beh insomma, vuoi mettere, due campi adiacenti valgono bene il viaggio di 98 ore per andare a presentare le nuove maglie in un teatro e per giocare un'amichevole col Milan. Era una scelta obbligata.
Poi beh, ci sarà la Supercoppa a Pechino, magari anche la prima di campionato in una riserva nella Savana. Dobbiamo rinnovarci, è il progresso: altro che le ripetute sulle scalinate della tribuna fatte con un compagno sulle spalle, stile FoggiadiZeman. Tutti a tirar su la gonna a Scarlett Johansson, poi su in aereo e via per metropoli internazionali, con la macchina fotografica appesa al collo.

Ah, come se non bastasse, tutto questo mentre il Milan prende Zigoni e Beretta e noi ce ne stiamo lì con le mani in mano, o chissà dove.
Che palle.

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giovedì 9 luglio 2009

IL PIZZINO

giovedì 9 luglio 2009 21
Questo paese non smetterà mai di scioccarmi, di farmi reagire alle (purtroppo difficili da reperire) notizie di contenuto "politico" con incredulità, scalpore, rabbia.
In questi giorni, poi, penso che si stia toccando l'apice assoluto, una vetta inarrivabile che ci pone a capo dell'enorme piramide di sterco che caratterizza la scena internazionale. Credo che il più basso livello di civiltà, etica e, soprattutto, libertà sia ciò che contraddistingua il nostro paese nel mondo: non so a quante nazioni possiamo ancora essere secondi, in termini di degrado dei tre valori sopracitati.

Avremo, prossimamente in discussione alle Camere, una legge-bavaglio ad Internet, ai blog, e a tutti coloro che cercano ancora, nonostante l'assuefazione che ci circonda, di togliere le fette di salame dagli occhi delle persone, di destarle dal loro torpore. Una legge figlia di un personaggio come Angelino Alfano, uno che 13 anni fa abbracciava calorosamente Croce Napoli (boss mafioso di Palma di Montechiaro) al matrimonio di sua figlia, per poi dichiarare, una volta sputtanato, che non aveva "nessuna memoria di quel matrimonio", e che non ha "mai partecipato a matrimoni di mafiosi o dei loro figli, non conosco la sposa, Gabriella, né ho mai sentito parlare del signor Croce Napoli che lei mi dice essere stato capomafia di Palma di Montechiaro", per poi recuperare incredibilmente la memoria il giorno dopo ed ammettere di essere stato a quel matrimonio, ma di essere stato invitato dallo sposo. Come non credergli?

No, questo per dire chi è Alfano. Fine della digressione.

Dicevo, abbiamo la legge-bavaglio, abbiamo un premier che piazza mignottoni nel Parlamento Europeo (giusto perchè non ci basta fare quello che facciamo nel nostro paese, vogliamo pure esportare le usanze locali all'estero), ed ora, alla vigilia del G8, abbiamo una notizia-bomba che ci scoppia in mano, nonostante i pennivendoli inginocchiati stiano fingendo di non accorgersene.
Io però, che me ne sono accorto, ve la svelo in tutto il suo splendore.
Lo snodo centrale della vicenda è una certa lettera, quella che ho postato in cima a questo intervento. La ripropongo, casomai non aveste voglia di tornare su (è liberamente tratta da "L'Espresso").

Sì, lo so, non si legge un cazzo. Ma io sono attrezzato e vi posto anche la trascrizione di questo mirabile manoscritto.
"... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi. Vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive"
Questa roba, scritta in un italiano arcaico e stentante, è un pezzo di una lettera rinvenuta in casa Ciancimino (ex sindaco mafioso di Palermo, referente politico di Cosa Nostra) circa 4 anni e mezzo fa. In questi giorni, è finalmente saltata fuori, ed è ora agli atti nel processo d'appello al tribunale di Palermo contro il simpatico Marcello Dell'Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Un po' strano che sia venuta fuori solo adesso, dopo 4 anni. No?
Comunque sia, questo "pizzino" è di provenienza corleonese, ed è approssimativamente datato 1994. I magistrati lo imputano direttamente a Totò Riina (o un suo referente), che lo ha portato all'attenzione dell'onorevole Berlusconi tramite una fitta rete di piccioni viaggiatori, che rispondono (o rispondevano) ai nomi di Bernardo Provenzano, Massimo Ciancimino e, con ogni probabilità, Marcello Dell'Utri, l'ultimo contatto, l'anello di congiunzione tra il sindaco mafioso e il caro Silvio.
Nello stralcio di lettera si parla di favori che l'onorevole avrebbe dovuto fare alla mafia, mettendogli a disposizione una delle sue reti televisive, parlando di un "triste evento" nel caso in cui il "Cainano" (cit.) non avesse dovuto adempiere.

Ecco, mi sembra una notizia di un certo rilievo. Peccato che i "giornalisti" nostrani non sembrino appassionarsi più di tanto a tutto ciò, essendo assetati di veline e letteronze (non che non si debba parlare anche di questo, per carità). I telegiornali, invece, tacciono completamente, impegnati come sono ad informarci di quante mozzarelle abbia mangiato Michelle Obama. Ma vabbè, si sa, non c'è niente di cui sorprendersi.

Spulciando un po' tra i libri di Travaglio, poi, si può poi trovare un'interessante intercettazione, risaltente al 1988, tra Berlusconi e un certo Della Valle (non quello della Fiorentina, eh), che lo stesso Travaglio ha citato nell'ultima puntata della sua trasmissione settimanale sul blog di Beppe Grillo. Io, che sono un bravo ometto, ho trascritto anche questa.
B: “ sono messo male fisicamente e poi ho tanti casini in giro, a destra e a sinistra. Ne ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandare via i miei figli, che stanno partendo adesso per l’estero, perché mi hanno fatto delle estorsioni in maniera brutta”
DV: “ O Madonna!”
B: “ è una cosa che mi è capitata altre volte dieci anni fa e ora sono ritornati fuori”.
DV: "Silvio va beh, ma hai Saint Moritz, no? Sennò ti dicevo se vuoi mandarli, i figli, anche qui a casa mia non ci sono problemi”,

B: “ grazie, li mando molto più lontani. Sai, siccome mi hanno detto che, se entro una certa data non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me e espongono il corpo in Piazza Duomo...” “
DV: "O Madonna!”
B: “ allora sai, sono cose poco carine da sentirsi dire, e allora ho deciso: li mando in America e buonanotte, perché ho un po’ di cosette da fare”.
DV: “ ma ti hanno dato una data? Ti hanno dato un ultimatum? Fino a quella data lì vai anche tu, no?”
B: “ no, no, io qui sono difeso per casa”
DV: “devono passare sul mio cadavere”,
B: “ sì, così ci mettono la bomba in due e ci fanno saltare in due”
DV: “ ma cosa vuoi che ci facciano saltare, la bomba?”

(le intercettazioni non le ha inventate quel comunista mangiabambini di Travaglio, ma erano agli atti di un processo contro Della Valle, allora accusato di bancarotta e col telefono sotto controllo).

Bene, quindi abbiamo un presidente del Consiglio che, negli anni, è stato più volte sotto ricatto della mafia, ed anzi è stato probabilmente costretto ad entrare in politica anche per poter essere incaricato da Cosa Nostra per svolgere particolari incarichi una volta alla guida del paese.
Non è niente di nuovo: che berlusconi avesse contatti con la mafia, lo sapevamo tutti. Ora però, ci sono anche le prove. E' un po' come la storia di Moggi e degli arbitri: era chiaro che ci fosse qualcosa di strano, ne eravamo tutti a conoscenza. Poi, un giorno, sono saltate fuori le prove, e qualcuno è stato tolto di mezzo.

Mi auguro che qualcuno, in merito a quel pezzo di lettera, ponga delle domande al caro papi, vista la rilevanza anche penale del pizzino che è stato rispolverato, dopo anni di oblio per i quali possiamo ringraziare il rispettabile Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia.

Leggete con attenzione: quando il capolavoro giuridico (l'ennesimo) di Angelino Jolie verrà approvato, a scrivere di queste cose probabilmente rischierò da 1 a 3 anni di carcere.
Battiamo il ferro, finchè si può.
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martedì 7 luglio 2009

COLPACCIO

martedì 7 luglio 2009 8
Oggi, finalmente, posso tornare a parlare di Milan.
Sono stato male in questo periodo, mi sono mancate le vicende (calcistiche) dei Berluscones, ormai entrati in quella sfavillante fase che sarà il dopo-Kakà.
Ieri, capitan Viagra ha rilasciato una comica e memorabile intervista, nella quale, come tutti sappiamo, ha dichiarato che il suo Milan è al livello dell'Inter, che Leonardo sarà come Sacchi e Capello, che tecnicamente non ce ne sarà per nessuno e che a giorni compierà 23 anni.
L'ultima di queste divertenti freddure è di gran lunga la più credibile; paiono addirittura essersene accorti anche i tifosi milanisti, i mitici gonzi che riempiono gli stadi per anziani pachidermi e intonano canti sotto casa di giocatori del Real Madrid. Se persino questa gente ha capito, ed ha cominciato ad agire di conseguenza non rinnovando gli abbonamenti, significa che la situazione è proprio grave.

In via Turati devono aver fiutato il pericolo: stavolta le frottole sono davvero troppo evidenti. Me li immagino, tutti intorno ad un tavolo a cercare la soluzione, a cercare qualcosa o qualcuno da dare in pasto ai tifosi inferociti per placare le loro ire.
Dopo ore ed ore di riunione, sono giunti ad una soluzione di quelle davvero importanti. Ecco, di seguito, le tappe della mossa di Galliani&co.

In pratica, c'è un ragazzone americano che è rimasto senza squadra, ed è indeciso se accettare o meno l'offerta della squadra di suo cognato, che lo vorrebbe con sè nel campionato Uisp di calcio a 7. Mentre Oguchi (questo il nome del ragazzo), eroso dai dubbi, si interroga sul suo futuro, il telefonino squilla. Risponde, è Galliani.
Oguchi, che non sa nemmeno chi cazzo sia Galliani, pensa che si tratti dell'ennesimo tentativo di lobbyng del cognato; con sua grande sorpresa, però, gli viene offerto un ingaggio dal Milan. Ok, è una piccola squadra, ma ambiziosa: un buon punto da cui ripartire, un'avventura nuova ed intrigante. Il ragazzone accetta, corre a firmare, e diventa un giocatore del Milan. La dirigenza rossonera, che ora si augura che le otturazioni del nuovo acquisto non destino problemi, ha così bruciato sul filo del rasoio il cognato del calciatore e piazzato un vero colpaccio.

Si, ecco, tutto questo per dire che il nome dato in pasto ai tifosi del Milan è Onyewu.
Sì, Onyewu. Proprio lui, il fratello statunitense di Adriano. Uno che, prima della Confederations, non conoscevano nemmeno nel suo quartiere.
E' questo il primo colpo del mercato milanista. Si annuncia una corsa ai botteghini: data l'impressionante richiesta, gli abbonamenti verrano sorteggiati tra milioni di fans, in barba a quel che succede per il funerale di Micheal Jackson.

Ma sì, vuoi mettere? Il funerale del Milan è molto più interessante.


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mercoledì 1 luglio 2009

PAPI E LE MASSE

mercoledì 1 luglio 2009 110
Più passa il tempo, più le analogie tra il rapporto che lega Berlusconi ai tifosi del Milan e quello che lega lo stesso cavaliere al popolo italiano mi balzano chiaramente agli occhi.
In questi anni, infatti, mi sono accorto di quanto sia facile rilevare tutta una serie di fattori comuni nelle relazioni che silvio ha con le masse.
Innanzitutto, egli vi entra in contatto per questioni di propria convenienza, e non per difenderne e tutelarne gli interessi: è il caso dell'acquisto del Milan, concluso, tra l'altro, per il semplice fatto di non essere riuscito ad acquisire l'Inter (squadra della quale era tifoso in gioventù), e del ben più grave ingresso in politica, effettuato per sfuggire a quello che la giustizia gli avrebbe altrimenti riservato ("se non andiamo in politica ci accuseranno di essere mafiosi" - Silvio Berlusconi, 1992 ).

Una volta giunto al potere, il cavaliere inizia in quella che è la sua mission: servirsi dello strumento acquisito per perseguire i propri interessi. Così, come la presidenza del Milan è divenuta un'importante fonte di voti e di consensi generali, la presidenza del Consiglio dei Ministri gli ha permesso a), di mettere in atto il famoso meccanismo di leggi ad personam che tutti conosciamo, e di servirsene per evitare tutta una serie di procedimenti giudiziali a suo carico, e b), di realizzare progressivamente il piano di Licio Gelli, volto alla disintegrazione silenziosa della costituzione e al raggiungimento di una forma di governo definibile come "autoritaria".

Servendosi del suo controllo pressochè totale sui media, silvio persegue poi un'opera di rincoglionimento generale del suo pubblico, sia nei confronti di quello circoscritto dei tifosi del Milan, che di quello nazionale del popolo italiano.

Tramite trasmissioni sportive e campagne stampa faziose e clamorosamente schierate, convince i suoi tifosi che, a prescindere dal reale andamento della squadra, la situazione generale sia più che ottima, che gli obiettivi verranno raggiunti e che non ci sia nessuna preoccupazione per il futuro. I suddetti tifosi, memori degli straordinari trionfi conseguiti a cavallo tra gli anni '80 e gli anni '90, quando il cavaliere investiva soldi di dubbia provenienza nei migliori calciatori del mondo, e di quelli dell'ultimo decennio, finiscono inevitabilmente per abboccare alle promesse fatte dal loro patron. Queste persone, ormai completamente incapaci di analizzare lucidamente la realtà, vivono soggiogate da quotidiani e trasmissioni che descrivono un mondo astruso, nel quale, ad esempio, l'Inter vince a causa di favori arbitrali e il Milan perde perchè devastato dalla malasorte, o Balotelli è "il frutto di questa società senza ideali" perchè zittisce compostamente una tifoseria che per due ore gli ha dato del gorilla.

Quanto al popolo italiano, questo è soggiogato da un sistema che, in primo luogo, prevede la fornitura di un'informazione distorta e terribilmente carente, la cui sopravvivenza è inoltre tutelata dalla possibilità di mettere, con apposite leggi, il bavaglio a quei pochi che osano cercare di garantire una libera informazione agli italiani.
Il risultato è una società composta da persone che ignorano totalmente chi sia in realtà silvio berlusconi, che non hanno nemmeno idea di cosa abbia fatto, di cosa stia facendo e di cosa farà. Una società composta da persone che credono al loro presidente quando dice che le accuse contro di lui sono calunnie messe in giro dai comunisti, che la magistratura sforna sentenze ad orologeria, che le offese sono in realtà carinerie, e via dicendo; che crede che l'emergenza rifiuti in Campania sia stata debellata; che crede che silvio sia un fenomeno dell'imprenditoria e che sia sceso in campo per salvare l'Italia dal tracollo.

Predisponendo questo tipo di "informazione", ed affiancandogli un'offerta di trasmissioni televisive degradanti e lesive delle facoltà intellettuali della persona, si riesce a soffocare completamente ogni tipo di velleità conoscitiva dell'individuo, trasformandolo in un'orribile creatura che tra i suoi interessi non ha altro che la scelta del tronista o il vincitore di Amici.

Ultimamente, però, qualcosa sta cambiando, sia per quanto riguarda il pubblico milanista che per il popolo italiano.
I milanisti, infatti, scioccati dalla cessione di Kakà, paiono aver aperto gli occhi, capendo finalmente che in realtà a silvio, del Milan, non interessa assolutamente niente. Ci voleva un avvenimento di questa entità, per destare i tifosi dal torpore in cui vivevano da tempo immemore, per aprirgli (parzialmente, eh: sono ancora convinti che, vista la classifica alla moviola, lo scudetto l'abbiamo rubato) gli occhi, e per farli reagire. Le recenti dichiarazioni di galliani e dello stesso berlusconi, volte a tranquillizzare la folla garantendo che la società si muoverà adeguatamente sul mercato, non sono state bevute: la campagna abbonamenti 2009/2010 sarà un fiasco colossale, a meno di (improbabilissimi) acquisti davvero importanti.

Gli italiani, invece, sono stati informati dei vari scandali sessuali che avrebbero coinvolto Papi silvio. Strano che qualcuno si sia azzardato a portare all'attenzione pubblica simili eventi: evidentemente, il sesso interessa agli italiani, a differenza delle relazioni con la mafia.
Tutto questo ha provocato i primi scricchiolii nei confronti della figura-berlusconi: un numero apprezzabile di persone pare aver riacquistato la volontà di informarsi, di capire, di togliersi il prosciutto dagli occhi. Il presidente del Consiglio è sistematicamente contestato in ogni sua apparizione pubblica, le sue smentite cominciano a non convincere anche chi lo ha votato.
Complice l'intervento di "El Pais", poi, la vicenda ha assunto carattere internazionale, e sicuramente al prossimo G8, al quale presenzieranno più di duemila giornalisti non vincolati da patti col tiranno, molte domande scomode saranno rivolte a silvio; e, per quanto questi possa riuscire a far tacere i media italiani, quelli internazionali non avranno alcun problema a sbattere in prima pagina contenuto delle domande effettuate e delle risposte ricevute.
La speranza, mia e di tutti gli italiani di buon senso, è che la popolazione del nostro paese si svegli, e che faccia (sì lo so, è brutto da dire) come i tifosi del Milan: non rinnovi l'abbonamento.

Purtroppo, credo che la speranza resterà tale, e che i tempi non siano ancora maturi per una tale presa di coscienza di massa. I pecoroni sono troppi, e troppo ottusi per capire così, tutto d'un colpo; alcuni, invero, sono casi persi, mentre per altri ci vuole qualcosa di ancor più grave e che, chissà, magari verrà fuori nel giro di qualche mese. Inoltre, la pochezza di quelli che dovrebbero essere gli avversari di Papi non garantisce una vera alternativa.

Ciò di cui sono sicuro, però, è che se ce l'hanno fatta i milanisti, tutti gli italiani possono farcela. Fortunamente esiste internet, e (fino a quando la censura non arriverà, definitivamente, anche qui) chiunque ha la possibilità, se vuole, di informarsi.
E, per citare Travaglio, "Quando uno si informa, è molto più difficile prenderlo per il culo".

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mercoledì 10 giugno 2009

EMILIO THE LION

mercoledì 10 giugno 2009 9
Una mattina, un uomo piuttosto in là con gli anni giunse al suo ufficio e, come tutti i giorni, trovò la scrivania zeppa di giornali, riviste, documenti e book fotografici.
Era un anziano piuttosto occupato, con mille cose da fare. Per questo, si tolse le scarpe e, poggiati i piedi sul tavolo, si mise a leggere un giornale, preso a caso dalla pila di quotidiani che la sua segretaria gli aveva accatastato sulla scrivania.
Sfogliò un po' di pagine, zeppe di calunnie scritte con ogni probabilità da qualche bolscevico, senza trovare niente di minimamente interessante.
Proprio mentre stava per gettare il quotidiano nel tritadocumenti, notò una notizia che lo folgorò.
Il titolo dell'articolo, in fondo ad una pagina, era “Leone in vendita”. Sotto a questo, in bella vista, troneggiava la foto di un leone all'apparenza molto giovane, sicuramente minorenne.
L'articolo parlava della vicenda di un leoncino di poche settimane, messo in vendita a causa del cambio di proprietà che lo zoo dove viveva coi suoi genitori aveva appena subito. Chiamando un certo numero di cellulare, si poteva contattare la persona che aveva in custodia il cucciolo, per ricevere maggiori informazioni ed, eventualmente, trattarne l'acquisto.

L'uomo, fulminato dal provocante sguardo dell'animale, non riuscì a resistere. Doveva mettersi in contatto con chi deteneva l'oggetto del suo desiderio, e doveva farlo subito. L'avrebbe fatto lui stesso, in persona: avrebbe tranquillamente potuto delegare uno dei suoi subordinati, vista la gran mole di lavoro che era chiamato a fronteggiare; la questione, però, era troppo importante. Doveva occuparsene personalmente.
Dopo qualche squillo, finalmente, una voce di donna rispose.

“Pronto?”
“Ehi, ciao. Sai chi sono? Mi riconosci?”
“Uhm, veramente no. Chi è lei?”
“Ma come, sì che mi riconosci..eddai, quante volte avrai sentito questa voce?”
“Ma chi è lei, un maniaco?

“Oh, di nuovo con questa storia del maniaco..l'avrai letta su uno di quei giornalacci di sinistra, ci scommetto”
“Senta, si può sapere cosa vuole? Non ho tempo da perdere, io”
“Oh, giusto..chiamo per il leone. Sai, ho trovato il tuo numero sul giornale, stamattina..Volevo sapere, è molto giovane, vero?”
“Sì, ha circa un mese”
“Oh, molto bene. L'importante è quello: che sia giovane e fresco. Pensi che abbia bisogno di un papi?”
“Di un che??”
“Niente, lascia stare. Ad ogni modo, ho visto che è in vendita”.
“Proprio così. E' interessato all'acquisto? E' il titolare di uno zoo?”
“Beh, proprio titolare no. Almeno, non ancora. Diciamo che presiedo uno zoo, un vasto, enorme zoo. E, sì, sono interessato all'acquisto”
“Ne sono felice. Sa, l'articolo gira sui quotidiani già da qualche giorno, ma ancora nessuno si era fatto avanti”
“Sono fatto così. Arrivo prima degli altri”.
“Bene, allora possiamo fissare un appuntamento. Per domani alle 16, magari?”
“Per domani va benissimo. Il luogo è quello citato nell'articolo, giusto?”
“Sì, esatto”
“A domani, allora”.

E così, l'uomo acquistò il piccolo leone e lo portò con sé nella sua grande tenuta. L'anziano decise di chiamarlo Emilio, proprio come uno dei suoi già numerosi animali domestici.
La moglie dell'uomo non prese molto bene l'arrivo del nuovo “inquilino”. Dopo aver fatto presente al marito il suo disappunto, comunque, fra sé e sé pensò che il nuovo arrivo era sì molto giovane, ma perlomeno era un maschio. Questo era già un passo in avanti, rispetto alle ultime comparsate verificatesi nella tenuta.
Papi, invece, stravedeva per l'animale. Se lo portava dietro appena poteva, mostrandolo con fierezza.
Quando andavano insieme al parco, l'uomo si sentiva pieno di sé. Tutte le persone lo guardavano con rispetto e timore: loro lì, con i loro piccoli mucchietti di pelo, e lui, baldanzoso ed autoritario, con un leone al guinzaglio. Gli sguardi stupiti lo galvanizzavano: si aspettava quasi che, da un momento all'altro, partisse qualche applauso.
Papi educava il leone. Cercava di insegnargli cosa è giusto e cosa è sbagliato, per fare in modo che diventasse serio, onesto ed irreprensibile. Proprio come lui.

Emilio, intanto, cresceva a vista d'occhio, divenendo sempre più un motivo di vanto per il suo padrone, che faceva di tutto per esporlo il più possibile.
L'uomo era diventato iperapprensivo nei confronti del suo cucciolo: per un motivo o per un altro, gli ronzava sempre intorno. Dopo che, una mattina, notò il suo evidentissimo stato di eccitazione, palesato da una certa rigidità che persistette stranamente per molte ore, si mise in testa addirittura di trovargli una fidanzata.

Un brutto giorno, però, durante una delle loro visite al parco, Emilio si ricordò di essere un leone, ed ingoiò il barboncino Billy che si era messo ad abbaiargli contro. Papi, preoccupato da ciò che sarebbe potuto accadere al suo animale, fece in modo che la cosa non divenisse di dominio pubblico, conversando amichevolmente con coloro che avevano assistito al fatto e convincendoli tutti, compresa la padrona del defunto cane, che le colpe fossero da imputare integralmente al barboncino, e che Emilio non c'entrava niente, ma anzi era stato vittima di una provocanzione.

Sulla via di casa, osservando l'animale che aveva ancora un po' di Billy spalmato sulla faccia, Papi riflettè molto. Forse era giunto il momento che la sua strada e quella di Emilio si separassero. Il leone cominciava a diventare troppo grande e, visti i fatti, non poteva certo portarlo di nuovo al parco.
Questa era una vera disgrazia: niente più sguardi intimoriti, niente più camminate trionfali. Era dura da accettare, molto dura.
Dopo aver a lungo ponderato, l'uomo, con profondo malincuore, decise che si sarebbe attivato affinchè Emilio potesse essere portato nel suo habitat naturale, dove avrebbe potuto vivere come un vero leone ingoiando impunemente tutti i Billy che avesse voluto.
Una sera, col cuore a pezzi, chiamò la protezione animali per informarlo sui tempi e sui modi del trasporto. Papi apprese che si sarebbe dovuto separare dal suo amico l'indomani stesso.
Poco dopo, davanti al fuoco, mentre ammirava Emilio per l'ultima serata, Papi ripensò con soddisfazione a come, poche ore prima, tutte quelle persone al parco avessero abboccato alle sue fregnacce.
“Quasi quasi mi butto in politica”, pensò sghignazzando.

Il giorno dopo, Emilio fu sedato e trasportato fuori dalla villa, dove una gabbia e un camioncino lo attendevano.
Tre addetti spostavano il leone; Papi, intanto, stava conversando con un tizio della protezione animali.
“E' una brava bestia, ma non mi sentivo più in grado di badargli quanto meritava. Sa, sono molto occupato”
“Sicuramente, signore. Ha fatto bene a chiamarci. Lo porteremo subito in Africa, dove lo aiuteremo a reinserirsi nel suo habitat naturale”
“Bene, ne sono felice. Siate molto prudenti, nel reinserirlo: non potrei tollerare che gli succedesse qualcosa. Siamo molto legati, lui in particolare tiene davvero molto a me”
“Ma certo, ma certo. Del resto, è cosa nota che lei ha un certo ascendente sugli animali”
“Modestamente..”

Così Emilio venne portato in Africa, nella savana. Il leone, inizialmente spaesato, non impiegò molto ad abituarsi alla nuova realtà. Ancora attanagliato da quello strano indurimento che ogni tanto lo coglieva quando abitava con Papi, si fiondò su una leonessa e riuscì finalmente a trovare un po' di sollievo.
Trascorso un periodo di ambientamento, il felino fu definitivamente reintrodotto nella colonia di leoni che popolava la zona. Di lì a poco, sarebbe divenuto il capobranco ed avrebbe messo su famiglia, visto che la femmina che aveva conosciuto il primo giorno non gli si era schiodata più di dosso.

Passò un anno. Papi, seduto sulla sua poltrona, era triste e malinconico.
Eppure, a lavoro le cose andavano benone: le sue gesta erano molto apprezzate anche da importanti personalità estere, che facevano a gara per ottenere la sua compagnia e la sua amicizia; lui, in tutta risposta, dispensava carinerie.
Oltre al lavoro, anche le relazioni interpersonali, soprattutto quelle orali, andavano a gonfie vele. Poteva contare, poi, su una numerosissima schiera di fans sfegatati, che inneggiavano a lui in ogni sede e lo stimavano profondamente.
Insomma, tutto sembrava sorridergli. Qualcosa, però, lo turbava nel profondo del suo cuore.
Era preoccupato per Emilio. “Come potrà sopravvivere senza il suo Papi, senza qualche amicizia importante nei piani alti?”.
La preoccupazione, col tempo, divenne esasperata. Per risolvere la situazione, l'uomo decise di partire alla volta dell'Africa per riabbracciare il suo Emilio, ed assicurarsi che tutto andasse per il meglio. Durante il viaggio, effettuato con uno dei voli gratuiti dei quali poteva beneficiare (alle spese provvedevano personalmente i suoi numerosi fans), pensò a quanto dovesse essere mancato a quel povero animale. Se lo immaginò triste e sconsolato, mentre aspettava vanamente che qualcuno lo accompagnasse al parco. Papi pianse per tutto il tragitto, commosso al solo pensiero del bene che quella bestia gli voleva.
Arrivato a destinazione, una folta schiera di esperti cercò di dissauderlo dal proseguire il suo viaggio.
“E' altamente improbabile che il leone si ricordi di lei: animali del genere possono conservare il ricordo di una persona solo in caso di un legame fortissimo ed inscindibile, e finora non è mai capitato. Lei rischia la vita”, fu quello che si sentì dire.
Papi, punto nell'orgoglio, si inalberò:
“Calunnie! Frottole! Panzane! Siete dei poveri idioti, Emilio mi adora! Mi riempirà di coccole!”

L'uomo si inoltrò dunque nella Savana, seguendo le indicazioni che lo avrebbero portato dritto dritto nel luogo dove il suo Emilio era stato spesso avvistato in quelle settimane.
Giunto a destinazione, l'uomo si appostò. Sempre più emozionato, aspettava fremente la comparsa del suo amico felino. Si sentiva esattamente come quando qualche amica di famiglia lo stava per raggiungere.
Emilio comparve quasi subito. Appena lo vide, Papi gli corse incontro a braccia aperte, con un sorriso compiacente stampato sul volto.

“Emilio! Guarda chi c'è! Sono il tuo Papi! Come sei cresciuto, come sei bello! Io con te andrei ovunque.. Quasi quasi ti faccio venire da me per Capodanno, do una festa sai, ci sarà tanta carne fresca. Oh, ma questo ora non è importante. Vieni qua, fatti abbracciare! Sì, bravo, vieni da Papi..ok, magari non così velocemente, che sennò cadiamo, eheheheh..ehi, Emilio, ti vedo indurito..no, piano, cosa stai facend...no! Fermo! NO! Posso presentarti qualche velin..”



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lunedì 8 giugno 2009

MILANDINHO

lunedì 8 giugno 2009 4
Apro la pagina della gazzetta online e, invece di trovare l'annoso annuncio (che a quanto pare vuol farsi aspettare ancora per qualche ora), che trovo?
Un bell'articolo intitolato "Berlusconi vuole un MilanDinho", che in estrema sintesi parla di come il nuovo Milan si debba costruire intorno al dentone, naturale sostituto di Kakà.
Io penso che questa gente abbia completamente perso il lume della ragione: è un po' come dire che l'Inter, in caso di partenza di Ibra, dovrebbe costruire la squadra intorno ad Obinna.
Lungi da me paragonare Ronaldinho ad Obinna; il brasiliano, per quanto immobile sia, è comunque forse il giocatore più tecnico del pianeta, mentre Victor Nsofor è al massimo il più tecnico del suo condominio. Il punto è che per sostituire Kakà serve altro: c'è bisogno di un giocatore alla Gerrard, per intendersi. Uno che abbia velocità, potenza, tiro da fuori, senso del gol.
Non si può pensare di sostituire Kakà con Ronaldinho, perchè non sono l'uno la controfigura dell'altro. Il Milan dovrebbe o trovare un altro Kakà (che non è Lavezzi, come pensa Berlusconi) o cambiare sistema di gioco.
Ronaldinho, se fosse costretto a fare il lavoro di Kakà, stramazzerebbe al suolo dopo dieci minuti. L'elefantino, da qualche anno, è abituato a stazionare sulla fascia sinistra, e a non uscirne per nessun motivo al mondo.
Però oh, si sa: i gonzi sono, appunto, dei gonzi. Prepariamoci ad un'altra stagione di divertimenti.
Vabbè, a parte questo: che si muovano con 'sto annuncio, che io avrei una storiella su Papi pronta per essere pubblicata (Kakà al Real ha la precedenza su tutto, si capisce)
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giovedì 4 giugno 2009

UN ANNO DI TRIONFI - PT.3 - KAKA' STORY

giovedì 4 giugno 2009 16
Proprio in queste ore imperversa, in tutta Europa, la madre di tutte le barzellette: il trasferimento di Kakà al Real Madrid. La cessione diverrà ufficiale soltanto lunedì, visto che il nostro sagace presidente del consiglio (scritto in minuscolo) non se la sente proprio di perdere ulteriori voti milanisti (già in molti hanno minacciato di votare pd o, addirittura, Kakà).
Comunque sia, ufficiale o no, la cessione del trequartista è ormai cosa fatta. Il suo procuratore, Dio, ha trovato l'intesa col Real, che si è a sua volta messo d'accordo col Milan: lunedì la firma delle carte.
I giocatori vanno e vengono, davanti a cifre importanti i club di solito cedono. Non ci sarebbe niente di strano in questa vicenda, se solo..se solo a gennaio non avessimo assistito a quella comica stratosferica che è stata l'intera vicenda Kakà-Manchester City. Dall'offerta di ottocentomila fantastiliardi al saluto del segaiolo in crisi mistica alla folla festante, abbiamo assistito alla peggior commedia tragicomica che la storia ricordi.
Ripercorriamone le tappe, una ad una, per arrivare all'episodio conclusivo: il meglio che la televisione e l'intrattenimento in generale possano offrire.
I miei ormai consueti e brillanti commenti alle dichiarazioni non servono, quelli semmai riserviamoli per dopo (invito tutti a lasciare un messaggio a Ricky).
E' il caso di seguire tutta la vicenda in religioso silenzio, gustandosi ben bene ogni parola.


"Il City dal Milan per Kakà. Offerta davvero pazzesca: 100 milioni di euro. Berlusconi: "Spero sia incedibile. Non so nulla di questa offerta"
La Gazzetta dello Sport, 13 gennaio 2009

"Voglio invecchiare nel Milan. Il mio obiettivo è diventare il capitano di questa squadra. Ho già rifiutato offerte importanti"
Kakà, 14 gennaio 2009

Già, ma il Milan continuerà a lottare per i traguardi di sempre, scudetto, Coppa Uefa, Champions League, mentre il miglior giocatore rossonero a quel punto si metterebbe sul piano di Vergassola, Castillo, Manfredini o Bentivoglio, andando a lottare per non retrocedere, sia pure a Manchester, sia pure con un conto corrente traboccante di soldi.
Sportmediaset.it, 15 gennaio 2009

"La trattativa esiste, io spero di allenarlo ancora a lungo. Ma se partirà, i nostri obiettivi non cambieranno"
Carlo Ancelotti, 16 gennaio 2009

"Il City alza l'offerta: sul piatto 150 milioni"
Tuttosport, 16 gennaio 2009

"Sul piatto ci sono 150 milioni per la società rossonera e 15 netti all'anno per il giocatore"
Sportmediaset.it, 16 gennaio 2009

"Il Manchester City aumenta l’offerta a 274 milioni di euro, così suddivisi: 121 milioni ai rossoneri, altrettanti (tasse incluse) al brasiliano (che incasserebbe così quasi 15 milioni netti all’anno, ovvero poco meno di 290.000 euro a settimana) e 32 milioni agli intermediari"
La Gazzetta dello Sport, 17 gennaio 2009

"Ancora non è deciso niente, ma è molto difficile fare restare uno che va a guadagnare certe cifre"
Silvio Berlusconi, 17 gennaio 2009

"Kakà si sente tradito dal Milan perché è la società a volerlo vendere al Manchester City, e non certo lui a volersene andare. E il brasiliano lo avrebbe confessato giovedì sera ai compagni di squadra, durante una cena nel ristorante milanese di Clarence Seedorf"
Daily Mirror, 17 gennaio 2009

"Un Meazza molto simile a una valle di lacrime per il presunto addio di Kakà". "Al fischio finale Ricardo va ad abbracciare tutti i compagni, poi rientrando negli spogliatoi pare versi qualche lacrima. Forse è il segnale. Forse la favola è finita. All'uscita i tifosi hanno circondato l'auto del brasiliano e gli hanno intonato ancora una volta il coro "resta con noi", rincorrendo poi la sua auto per alcune decine di metri"
La Gazzetta dello Sport, 17 gennaio 2009

Piange la teenager che senza Ricardo si sentirebbe persa; senza il suo sorriso pulito, gli occhi grandi e neri, il ciuffetto di capelli appena accennato sulla fronte. "Giù le mani da Kakà", urlano i supporter della frangia più organizzata. Perché Kakà è anche loro; perché l'estate scorsa Ricardo li ha tranquillizzati; perché il miracoloso ragazzo di Brasilia ha promesso loro nuovi traguardi. Tifosi disperati. Pensano: come faremo senza le sue poderose falcate, quelle folate magiche senza sfiorare il terreno? Quei tiri poderosi, le saette imprevedibili? La palla nel sacco e le braccia alzate? Romantici. E ora la Fiorentina. Il Gila? Come se non ci fosse. Kakà resisti. Non ci lasciare.
La Gazzetta dello Sport, 17 gennaio 2009

"Secondo una fonte molto vicina al proprietario del Manchester City, l’offerta di 110 milioni di euro per Kakà sarebbe assolutamente ridicola. L’intera storia sarebbe stata montata da Silvio Berlusconi per avere un positivo ritorno di immagine una volta che il trasferimento non si fosse concretizzato e che Kakà fosse così rimasto a San Siro, visto che il primo a parlare di un’offerta di 110 milioni di euro è stato proprio il sito della società rossonera. "Le cifre riportate dalla stampa riguardanti l’ingaggio di Kakà sono totalmente irrealistiche– ha spiegato da Abu Dhabi l’anonimo consigliere dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan – . In realtà, si parla di un’offerta più vicina ai 55 milioni di euro"
The Observer, 18 gennaio 2009

"Al Milan andranno circa 105 milioni di euro"
La Gazzetta dello Sport, 18 gennaio 2009

"Il Real Madrid offre 100 milioni"
Tuttosport, 18 gennaio 2009

"In tutti i momenti, in tutte le ore. La pasta è sempre fredda, il gelato è sempre sciolto. Corro nel parco, avvolto dagli zero gradi, a testa bassa, ma non c'è niente da fare: "Ah, ma tu sei Pellegatti? Ma Kakà rimane o parte?". Perfino dopo le 11 di sera, mentre sto cercando di lavorare con un maledetto compasso per aiutare mio figlio a trovare la bisettrice di un segmento.
"Pronto? ah ciao? dimmi"
"Ma Kakà? va o no?"
Lascio il compasso, la matita, il righello per non rispondere nulla. Perché nessuno ancora sa nulla, anche se mille voci, mille indiscrezioni, mille favole, mille incubi si sono rincorsi in queste ore, in questi giorni. Sono, siamo tutti sconvolti, tutti increduli, tutti sconfortati.
Sì, perché Kakà è una bandiera, Kakà è un simbolo. Kakà è il naturale discendente di Schiaffino, di Rivera, di Van Basten. Abbiamo perso il cigno di Utrecht, il Guido Guinizzelli del calcio, il cantore del Dolce Stil novo, per un maledetto infortunio. Non possiamo sopportare l'addio del brasiliano per vil denaro. Mi auguro che oggi sia una giornata interlocutoria per il mio telefonino, anzi no, scusate. Ecco il primo SMS della giornata: "Ho ancora nel cuore quel canto di tutto lo stadio: Kakà non si vende! Ciao". Ho capito! Oggi sarà come ieri, come domani. Sì, domani, lunedì 19 gennaio, quello che potrebbe diventare uno dei giorni più importanti della storia del Milan e delle... società telefoniche.
Il mio sogno, anche perché l'illusione è dolce, è quello di lussarmi presto il pollice, scrivendo a tutti gli amici: "KAKA' RIMANE!!!". Finirebbero questi giorni di fuoco. Certo poi arriverebbero altri sms: "Ma poi? a giugno?!?"
Beh, in questo caso potrei essere maleducato anche con gli amici più cari. Giugno è lontano. Speriamo adesso di gustarci il caro Kakasinho ancora per questi 6 mesi. Poi, magari, gli verrà consegnata la fascia di capitano e rimarrà con il Milan per sempre. Questi saranno ricordati solo come brutti giorni, che possono capitare in un matrimonio con la donna più bella del mondo"

Carlo Pellegatti, 18 gennaio 2009
Grazie di cuore, Carlo

"Ancelotti e Beckham credono ancora nella permanenza del brasiliano, ma l'abbraccio a fine gara con i compagni sa tanto di congedo. Il divorzio dal Pallone d'oro 2007 segnerebbe un cambio di rotta del Milan e la consapevolezza che il denaro conta più di ogni cosa. Anche dei sentimenti"
La Gazzetta dello Sport, 18 gennaio 2009

"Mancherebbe solo l'ok del giocatore e le firme per concludere la trattativa milionaria per portare Kaka' al Manchester City. La documentazione sarebbe gia' pronta. A quanto si apprende, il Milan avrebbe trovato l'accordo per una cifra di poco inferiore ai 130 milioni di euro. Ora si attende che Kaka' e il suo papa'-procuratore, l'ingegner Bosco Leite, raggiungano l'intesa definitiva con il club inglese. L'ingaggio dovrebbe aggirarsi sui 18-20 milioni di euro a stagione"
Tuttosport, 19 gennaio 2009

"Kakà piange, il City non gli piace. Da oggi giorni decisivi per l' addio"
Repubblica, 19 gennaio 2009

"L'arrivo di papà Bosco è annunciato per oggi pomeriggio a Malpensa. Poi, correrà da Ricardo per un faccia a faccia, a questo punto, decisivo. Nelle ultime ore si è fatta strada la sensazione che l'ex Pallone d'oro non voglia più lasciare il Milan. Invece il papà-agente ha continuato a premere per finalizzare subito la trattativa con il Manchester City. Una divergenza d'idee emersa anche nei colloqui telefonici tra i due durante l'ultima settimana"
La Gazzetta dello Sport, 19 gennaio 2009

Il 19 gennaio è una giornata drammatica. Si vocifera di un Kakà in lacrime, di suo padre Bosco che cerca di convincerlo a lasciare il Milan, di sceicchi pronti a spendere ottomila miliardi per portarsi a casa Ricky. E' un crescendo di tensione, sotto casa Kakà si raduna una folla di centinaia di persone che intonano cori e sperano nel miracolo.
Nessuno ha certezze, dall'Inghilterra continuano a rimbalzare voci secondo le quali sarebbe tutta una montatura di Berlusconi.
Voci, solo voci. Non c'è nient'altro, tutta Italia è col fiato sospeso.
Un intervento, però, scioglie ogni dubbio. Alle 23 del 19 gennaio, Silvio Berlusconi in persona chiama in diretta al Processo di Biscardi, e tocca forse quello che è il picco della sua personale (e già ricchissima di soddisfazioni) carriera di comico. Indescrivibile, entusiasmante, irripetibile: potrei star qui un mese a sciorinare aggettivi, ma non riuscirei a rendere bene l'idea di che cosa sia stato quel momento.
Per far capire a tutti quali sono state le mie sensazioni quella sera, non posso far altro che postare il video del fattaccio.
Gustatevelo responsabilmente.



Lo ammetto: non sono in grado di aggiungere nessun altro commento. Quella che c'è qui sopra è la più grossa pagliacciata che si sia mai vista nel mondo del calcio, ed è ben posizionata anche nella hit parade generale. Che dire, se non GRAZIE DI CUORE.

Le ultime battute della storia, con una new entry davvero eccezionale: Dio.

"Kakà ha dimostrato quanto valgono certi valori. Per lui i soldi non sono tutto. Evviva!"
Silvio Berlusconi, 20 gennaio 2009

Galliani: "Ha prevalso il cuore sulla ragione. I tifosi devono ancora una volta ringraziare il presidente Berlusconi per questo sforzo economico perché era una forte tentazione davanti a una cifra da stra-record del mondo". Sul fronte inglese c'è la conferma del Manchester City: "Accordo improbabile, le trattative sono terminate". I vertici del club inglese, peraltro, sono rimasti sbigottiti: non si aspettavano un epilogo del genere proprio quando l'affare sembrava ormai arrivato in porto.
Kakà: "Tutti i messaggi che mi arrivavano dicevano di scegliere con il cuore e penso che alla fine questa scelta è stata così. Non è assolutamente economica. Ci sono state delle notizie, delle voci, tante speculazioni, che in questi giorni fanno fatto anche una brutta idea di mio papà. Non è così, io non ho mai litigato con mio papà. Le mie decisioni sono sempre in famiglia, mia moglie è stata bravissima, mi ha aiutato, mi ha sempre sostenuto in tutte le mie decisioni. La mia famiglia è stata bravissima e in nessun momento mi ha spinto ad andare da una parte o dall'altra. Alla fine ha contato la mia storia, dove sono legato e dove è in realtà il mio cuore. Tutti i messaggi che mi arrivavano mi dicevano di scegliere con il cuore. E io così ho fatto. Non è una stata una scelta economica. È sempre stato il Milan ad accontentarmi. Devo ringraziare Galliani, Berlusconi, Leonardo che è più di un amico. Ora voglio solo stare tranquillo e vincere. La gara di sabato è stata fuori dal comune, ero molto emozionato, anche dai tanti bambini che mi hanno dedicato i loro disegni. Quando sono andato via dal San Paolo una parte del pubblico, mi contestava. Ora tutti i tifosi sono qui a gridare il mio nome, sono molto contento. Sono a casa con un paio di amici a festeggiare. Il Milan è casa mia, nemmeno per trenta secondi ho pensato di andare al Manchester City"

La Gazzetta dello Sport, 20 gennaio 2009

"Sono felice che Kakà abbia veramente dato una dimostrazione straordinaria di non essere soltanto qualcuno che guarda al guadagno e di avere dei principi e dei valori, come quello dell'attaccamento alla bandiera, e riconoscenza nei confronti di una società e di un presidente che l'hanno lanciato. Non ho speso parole per spingerlo ad accettare il City. Ma le parole spese per convincerlo a rimanere hanno dato buoni frutti. Ha l'anima che corrisponde al suo viso".
Silvio Berlusconi, 20 gennaio 2009

"Voglio ringraziare Galliani e a Berlusconi e anche a Leonardo, che è più di un amico. Sono molto credente. La strada più logica non è sempre quella che Dio sceglie per noi. Il Milan ha sempre rifiutato di parlare di queste cose. Io ho sempre detto che prima di parlare con me dovevano mettersi d’accordo col Milan e il Milan ha sempre detto no. Quando il Milan dirà sì, forse sarà un segno che Dio mi indica un’altra strada. Ho pregato tanto in questi giorni cercando una direzione che venisse da Dio e alla fine la direzione è restare qua"
Kakà, 20 gennaio 2009

Grazie, grazie, grazie: vedere che tutto sta cominciando daccapo, sapendo che stavolta finirà senza telefonate in diretta e processi divini, è veramente impagabile.
Grazie di cuore per quanto avete rallegrato, rallegrate e rallegrerete la mia esistenza.

Invito nuovamente ognuno di voi a lasciare, proprio qui sotto, il suo personale messaggio a Kakà, al "ragazzo che crede nell'amicizia, crede nello spirito di bandiera, un modello per tutti quanti".
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CAZZATE A RAFFICA

Sì ok, la fiction "Un anno di trionfi" preme e non vorrei davvero toglierle spazio.
Se questi qua, però, continuano a spararle, io non riesco a resistere. Ci ho provato, ma la voglia di commentare un paio di cose che sono uscite oggi alla fine mi ha sopraffatto.
E poi oh, la fiction è qua sotto, basta premere un po' la freccetta in giù.

MILANO, 4 giugno 2009 - "Questa stagione l'abbiamo persa perché in certe partite, negli ultimi minuti, non abbiamo adottato la tattica che io consigliavo da ex presidente. Invece l'abbiamo applicata nell'ultima partita (contro la Fiorentina, ndr) che abbiamo vinto e che è stata decisiva per la Champions". Lo ha dichiarato Silvio Berlusconi intervistato da Claudio Brachino e Maurizio Belpietro a Mattino 5.
RONALDINHO — Il patron rossonero è poi entrato nei dettagli, mostrando di non avere digerito l'esclusione di Ronaldinho: "Spesso non abbiamo avuto a disposizione tutti i nostri campioni - ha proseguito il premier che critica l'ormai ex tecnico Ancelotti che nella prossima stagione guiderà il Chelsea -. Ronaldinho è stato usato anche per pochi minuti e questo ha provocato anche una caduta del morale del giocatore. Ma pensi che bello avere Ronaldinho per 90 minuti in campo, il biglietto si paga per giocatori così".

Gazzetta.it

Che dite, commento o è già abbastanza comico così?
Commento, commento.
Mi sembra chiaro cosa voglia dire il patron milanista: la sua squadra, quest'anno, ha perso molti punti perchè non ha adottato le sue tattiche, prime fra tutte la celeberrima "vinci tutte le partite" e l'infallibile "segna sei gol agli avversari". E' evidente che se non si seguono queste illuminate istruzioni, si finisce per buttare via una stagione.
Ancelotti, anche tu: ogni volta che si avvicinava il novantesimo, potevi dire alla squadra di metter dentro un paio di pere.
Parlando della seconda parte dell'articolo, si scende ancor più nell'inverosimile. Voglio dire, se addirittura Ancelotti, il tecnico più aziendalista della storia, si rifiuta di far scendere in campo dal primo minuto l'acquisto più costoso della società, dopo averlo potuto ammirare in allenamento tutti i giorni, magari qualche problemino c'è.
Ancelotti, ancora tu: bastava mettere Dinho dall'inizio, come contro Bologna e Genoa, ed applicare le tattiche di Silvio, e a quest'ora sareste in strada a festeggiare.
Meno male che c'è Leonardo, va.

Ed ora, dedicato a coloro che hanno partorito questo colpo di genio,

"proponiamo questa iniziativa: indossiamo qualcosa di rossonero, che può essere una maglia, un cappello, ma anche una spilla.
Mandiamo a scuola i nostri figli con la maglia di Kakà, noi magari indossiamo un braccialetto rossonero.
Dobbiamo far capire, in questo modo, che il Milan siamo noi e che non si vendono i gioielli di famiglia."
(da un commento sul blog di settore, preso presumibilmente da un forum milanista)

e, in generale, a tutti gli amici milanisti convinti che Kakà si affaccerà di nuovo alla finestra, ecco qua l'ultima dichiarazione del mio più assiduo fornitore di minchiate, Adriano Galliani:

La conferma della cessione di Kakà arriva direttamente dall’amministratore delegato del Milan Adriano Galliani: “ll Milan non può perdere 70 milioni di euro ogni anno. Anche il cuore deve confrontarsi coi numeri, ma non stiamo smobilitando. Arriverà un grande attaccante, una mezzapunta, visto che il prossimo anno giocheremo col 4-3-1-2“. E ancora: “Pato, Pirlo e Seedorf sono incedibili. I tifosi? Spero capiscano - spiega l’ad intervistato dalla “Gazzetta dello Sport” - Ricky al Manchester City non voleva andare, a Madrid invece sì. Il giocatore si è sempre comportato bene con noi, non ha mai chiesto adeguamenti o prolungamenti di contratto. E’ stato qui sei anni vincendo tutto quello che c’era da vincere“.
Galliani poi accenna alla futura campagna acquisti del Milan: “Non ci stiamo ridimensionando, non arriveranno Amauri o Adebayor, nè giocatori del Real, ma un grande attaccante, uno che giochi nella posizione di Kakà. Il Milan è pronto a ripartire, per tornare a vincere“.

Capito, gonzi?
Si dà il caso che vi stiano vendendo i gioielli di famiglia.
Dopo l'amputazione, da quel che so, si ingrassa e crescono le tette.
Auguri.
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mercoledì 3 giugno 2009

UN ANNO DI TRIONFI - PT.2

mercoledì 3 giugno 2009 5
Secondo appuntamento con "Un anno di trionfi": ecco altre gustose perle, a cominciare dalla mitica prima pagina della Gazzetta del 3 novembre:

Milan batte Napoli 1-0 con autogol di Denis (anche se, a quanto pare, se Ronaldinho batte una punizione e poi un tizio segna di testa, il gol lo danno ugualmente al dentone) e balza in testa alla classifica.














"Il gruppo invece di sfaldarsi si è rinsaldato. Merito anche della leadership di Kakà. Per lo scudetto non c'è solo l'Inter, il Napoli terrà fino alla fine"
Carlo Ancelotti, 3 novembre 2008.
Ha tenuto quasi fino alla fine.

"L'idea sarebbe quella di restare in testa, siamo attrezzati per questo. Ma non ho facoltà divinatorie e non posso sapere se sarà effettivamente così. Dopo 2 giornate era tutto in disastro, e Ronaldinho era solo una figurina. Ora ci ha fatto vincere il derby e la gara con il Napoli. Il nostro problema è l'assenza di Nesta che è fermo.
Adriano Galliani, 3 novembre 2008

Ronaldinho: "Abbiamo la 'cabeza' per restare in testa al campionato". Ancelotti: "Ora inizia un altro campionato"
La Gazzetta dello Sport, 3 novembre 2008

"Il Milan decolla"
Sportmediaset.it, 3 novembre 2008

"Vedrete quando tornerà Pirlo. Rientrerà e giocheremo meglio. Non vedo che l'ora, anche se senza di lui la squadra è diventata più solida ma con meno qualità. E lui resta insostituibile. Il segreto del primato è volontà e sacrificio"
Carlo Ancelotti, 3 novembre 2008.
Saranno cazzi per tutti, quando tornerà Pirlo.

MILAN 8 - Voto che premia più il primo posto ritrovato dopo quattro anni, che la qualità della prestazione contro il Napoli. Quarta vittoria consecutiva, strameritata ricordando anche il palo di Kakà, ma favorita dall'espulsione di Maggio e dalla deviazione di Denis sulla punizione di Ronaldinho. Un successo frutto di una grande spinta di una squadra affamata di scudetto.
Alberto Cerruti, 3 novembre 2008

"Milan finalmente in testa? Lo merita. Il Milan garantisce a tutti, sia a chi sta davanti alla tv che a coloro che vanno allo stadio, qualche momento di vero calcio e di grande divertimento".
Silvio Berlusconi, 5 novembre 2008

"Scudetto e Coppa Uefa al mio Milan"
Kakà, 8 novembre 2008

"Milan sempre in debito con la fortuna"
Carlo Ancelotti, 8 novembre 2008
Un po' quanto gli obbligazionisti Parmalat sono in debito con Tanzi.

"Sara' un campionato equilibrato, non sono ipotizzabili fughe"
Carlo Ancelotti, 10 novembre 2008
Fughe? Bah.

"Contro l'Inter sarà derby fino a maggio"
Clarence Seedorf, 13 novembre 2008
Ma anche fino a luglio, guarda.

Borriello k.o. in allenamento. Sospetto stiramento
La Gazzetta dello Sport, 14 novembre 2008.
E' tosto, ragazzi.

"Sheva non si tocca, ora ricomincera' a giocare"
Adriano Galliani, 17 novembre 2008

"Pirlo un asso per il nostro poker? Direi che Andrea è una Scala reale"
Adriano Galliani, 20 novembre 2008

"Pirlo per noi è un giocatore fondamentale"
Daniele Bonera, 21 novembre 2008

"Farina è scarso. Non capisce niente, sono stato derubato"
Kaka Kaladze, 23 novembre 2008.
Tu invece sei talentuoso.

Rientra Pirlo: 2-2 col Torino.
23 novembre 2008

"In Uefa siamo messi bene"
Adriano Galliani, 26 novembre 2008
Lo so io come siete messi voi. E non solo in Uefa.

"In futuro vorrei giocare in Premier. Ogni tanto parlo con Robinho e con Elano a proposito del City, ma non so. Sono contento del fatto che vogliano strapparmi al Milan, ma penso sia molto difficile"
Kakà, 27 novembre 2008

"Mi dispiace tantissimo che ora la differenza tra noi e l'Inter sia diventata di sei punti, ma nelle prossime partite li raggiungeremo"
Kaka Kaladze, 2 dicembre 2008
Prima di Natale, il sorpasso.

Seconda gara per Pirlo: Palermo-Milan 3-1
Ancelotti: "Non è ancora in condizioni ottimali. Questi sono passaggi inevitabili per ritrovare la miglior condizione di Pirlo che ha anche una tibia che gli dà un po' di fastidio"
Tuttosport, 2 dicembre 2008
Sempre detto, Pirlo è fondamentale.

"Questa partita servirà come riscatto, non è per niente scomoda"
Carlo Ancelotti, pre Milan-Lazio di Coppa Italia, 2 dicembre 2008

"La Lazio caccia fuori il Milan"
La Gazzetta dello Sport, 3 dicembre 2008
Il riscatto è un piatto che va servito freddo.

Gallas: "Pronto ad andare al Milan". Fabregas: "Milan prima scelta"
La Gazzetta dello Sport, 4 e 5 dicembre 2008
Tutti vogliono questo straordinario Milan.

"Non sono preoccupato"
Adriano Galliani, 5 dicembre 2008

Subito fuori in Coppa Italia, lontani in campionato nella stagione senza Champions. Cosa sta succedendo al Milan? Proviamo a capire cosa sta succedendo ai rossoneri.
La Gazzetta dello Sport, 5 dicembre 2008- articolo di Andrea Schianchi.
Sì, quello del mezzo Meazza che sarebbe uscito dallo stadio sbilanciato dall'ennesima finta di Ronaldinho.

"Sono pronto a riconquistare il mondo"
Ronaldinho, 6 dicembre 2008
Uno da Milan.

"Inter, arriviamo"
Kakà, 7 dicembre 2008
Eccoli.

"Io sono Ronaldo"
Pato, 8 dicembre 2008.
Mah.

"Juve, non ti temo. Quando vinciamo a Torino poi è scudetto: non ho paura dei confronti diretti"
Adriano Galliani, 9 dicembre 2008
Fai bene a non avere paura, Adri.

"Juve-Milan è il derby d'Italia"
Andriy Shevchenko, 10 dicembre 2008
Con la B maiuscola (cit.).

"Abbiamo avuto due colpi brutti e negativi e cioè gli infortuni di Nesta e Gattuso"
Silvio Berlusconi, 12 dicembre 2008
Due diciottenni come loro infortunati. Quando la sfiga ci si mette..

"Grande Juve: 4-2 al Milan"
La Gazzetta dello Sport, 14 dicembre 2008

"Credo che sicuramente una reazione ci sarà"
Carlo Ancelotti, 14 dicembre 2008
Penso che nei bagni ci sia stata sicuramente qualche reazione.

"Il Milan è incredibile, mi sto già innamorando. Sono eccitato"
David Beckham, 20 dicembre 2008
Ha visto un tackle di Favalli e si è bagnato.

Milan scatenato sotto gli occhi di Beckham: 5-1 all'Udinese.
Galliani esalta il Ka-Pa-Ro: "E' il trio delle meraviglie" "Un desiderio per il 2009? La salute dei nostri giocatori"

La Gazzetta dello Sport, 22 dicembre 2008
Ti consiglio il trio Vavà-Farfan-N'gul. Si adatta a meraviglia a te e al Milan.

"Vincere il campionato sarà molto difficile, ma lotteremo fino alla fine e centreremo anche la Uefa"
Carlo Ancelotti, 29 dicembre 2008

"Borriello fuori un altro mese"
La Gazzetta dello Sport, 30 dicembre 2008.
Oh, se è tosto, è tosto.

A domani, con la puntata clou di questa serie mozzafiato: lo speciale Kakà-Manchester City-Dio.

Leggi tutto...
 
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