mercoledì 6 luglio 2011

Post per cambiare aria: troppa puzza di merda

mercoledì 6 luglio 2011 3
Il sommario delle notizie della giornata:

- Migliaia di creature esultano per la relazione di Palazzi. Relazione che ha per oggetto "reati" prescritti, basata su elementi già (e più volte) ritenuti irrilevanti e che punta il dito contro un morto, specificando addirittura che la posizione del suddetto defunto è più grave di quella di Moratti perché quest'ultimo "ha fornito giustificazioni idonee a sminuirne la rilevanza [delle intercettazioni che lo vedono protagonista, ndr]", a differenza del trapassato che pare non aver proprio voglia di schiodarsi dalla tomba e fornire una qualche scusante.
Sono dunque aperte le danze per il giuoco dell'estate: la caccia al morto. In arrivo nuove bollenti intercettazioni riguardanti una telefonata di Prisco alla moglie: l'avvocato chiede per cena salsiccia e fagioli, la consorte accetta con riverenza e poi rincara la dose proponendo un fiasco di vino in abbinamento. La telefonata è già stata esaminata da un novero di illuminati che ha impiegato ben poco a scoperchiare il vaso di Pandora: "la moglie" - nel subdolo giogo dei nomi in codice - è in realtà Bergamo, la cena è il derby contro il Milan e "Salsiccia e Fagioli" sono Dondarini e l'assistente Calcagno, mentre per stabilire il ruolo del fiasco di vino verrà indetto un sondaggio su Tuttosport. Prisco invece è Raimondo Vianello.

- Inter, mercato. Preso Alvarez. In Europa girano cifre altissime: in stallo le situazioni Pastore e Sanchez, due che insieme contano la bellezza di una quarantina di gol in quattro anni di professionismo ma che costano quanto Messi. Ancora dubbi anche sul futuro di Peppe Er Bisteccaro, messosi in evidenza alla recente tedesca ai giardini con un paio di gol di tacco e soprattutto una pregevole rete di culo, che come è noto manda il portiere a 1. Dopo le recenti prestazioni, il presidente dell'A.C. Begonia, proprietaria del cartellino del campione, ha sparato alto: "50 milioni? Sono pochi, Peppe ha fame".

- Manchester United, mercato. Offensiva per Sneijder: l'olandese però non è un ragazzino che ha giocato bene sei mesi in vita sua, ma un plurititolato campione. L'offerta non può quindi superare i 20 milioni.

- Juve, mercato. Presi tutti.

- Inter: presentato Gasperini, che in conferenza ha anche in qualche modo preso le distanze dal suo passato juventino. Cosa che, soprattutto in questi giorni, è più che mai gradita.
Benvenuto e buon lavoro, Gasp.
No, non arriva la battutina. Benvenuto e buon lavoro sul serio, cazzo.


Facchetti
La tomba di Facchetti è cilindrica, per permettergli di rivoltarsi più agevolmente
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mercoledì 15 giugno 2011

IL VITELLO DAI PIEDI DI BIELSA

mercoledì 15 giugno 2011 3
Seeei il vitello dai piedi di bielsaaa


inventore di una storia falsaaaa
(mica tanto)
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lunedì 13 giugno 2011

THE MAN WHO BOUGHT THE WORLD

lunedì 13 giugno 2011 3
Ieri è stata una giornata terribile. Fin dal primo momento in cui ho messo il naso fuori ho capito che c’era qualcosa che non andava.

Vi racconto. C’era un mercatino dell’usato qua vicino a casa mia, una roba carina. Ho vinto la pigrizia e ci sono andato. Avevo programmato di andarci sul presto, in modo da trovare ancora le cose migliori, e invece era più di mezzogiorno. Merda, mi son detto, sarà pieno di gente e non ci sarà più niente. Invece arrivo lì, e che trovo? il deserto. Nemmeno i commercianti, c’erano. E che, era già finito tutto?

No, che non era già finito tutto. Le bancarelle erano ancora piene di oggetti, solo..solo che quelli, gli oggetti, avevano tutti uno strano tagliandino appiccicato sopra. Pieno di dubbi, sono andato sul retro di una bancarella, alla ricerca di qualcuno che mi spiegasse la situazione. Dopo aver vagato un po’, mi sono finalmente imbattuto in questo tizio, uno che aveva un banco pieno di vinili e di vecchi giradischi. Stava stravaccato su una sedia, con una mano teneva la sigaretta, con l’altra si dava una sistemata alle palle.

- Buongiorno! Senta, mi sa spiegare cos’è successo?
- Cos’è successo dove?
- Qui, cos’è successo al mercatino..voglio dire, perché non c’è nessuno che compra, nessuno che vende, niente di niente? E cosa sono quei tagliandini?
- Cos’è successo qui! Mi chiede cos’è successo qui!
- Sì, esatto, le sto chiedendo proprio questo.
- Cosa vuoi che sia successo, ragazzo? E’ passato Lui.
- Lui chi?
- Lui. Il re del mercato.
- Il re del mercato?! E chi è?
- Chi è! Mi chiede chi è!
- Senta, la vuole smettere?
- Ascolta, ragazzo. Devi sapere che quando passa lui, qui rimane ben poco da fare. Lui arriva, fa i suoi comodi e se ne va.
- Ma insomma, vuole essere un po’ più chiaro, perdio? Chi è questo re del mercato di cui sta vaneggiando? E cosa ha fatto? Mi vuole dire cos’è successo qui, stamattina?
- Ok, va bene, te lo dico. E’ passato Marotta.
- …Marotta?
- Esatto. Ha opzionato praticamente tutti gli oggetti in vendita. I restanti li ha presi lasciando in cambio quelle casse di ortaggi che vedi laggiù. La gente appena l’ha visto se l’è data a gambe.
- Santo cielo, è terribile!

Sconvolto, ho cominciato a camminare senza meta, obnubilato dai pensieri. E’ dunque così enorme il potere di Marotta? La Juventus sta riuscendo sul serio a comprare tutto e tutti? E’ vero che a farsi le seghe in apnea si gode il doppio?
Cercando di dare risposte incoraggianti a queste domande, ho camminato a testa bassa per diversi minuti, fino a quando mi sono reso conto di essere arrivato proprio di fronte alla biblioteca comunale. Ho pensato, macché Marotta e Marotta, mi prendo un bel libro e non ci penso più.
Entrato in biblioteca, mi si è ripresentato davanti lo scenario del mercatino: deserto, silenzio, desolaltezza. Vabbè, in effetti è una biblioteca, ed è domenica mattina. Ci sta che non ci sia nessuno. E’ già tanto che sia aperta.
Sono andato al banco dei prestiti per chiedere informazioni su un bel romanzo che intendevo prendere, ma..dietro alla scrivania non c’era nessuno. E nemmeno un po’ più in là. E nemmeno al banco di fronte. L’intera area era deserta.

“Ehi, c’è nessunooo?”, dicevo mentre vagavo per i corridoi della biblioteca. A un certo punto, sono passato davanti ad una porta ed ho sentito un rumore. La targhetta accanto alla porta diceva “Accesso privato”.
Ho afferrato la maniglia, ho aperto ed ho acceso la luce. Davanti a me c’era una ragazza con i piedi e le mani legati, e la bocca coperta da del nastro adesivo. Sul petto aveva un pass con sopra scritto il suo nome. Era la bibliotecaria, sicuro.
Appena mi ha visto, ha cominciato ad agitarsi, in preda al panico. Io le ho detto di stare calma e le ho tolto lo scotch dalla bocca.

- AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!
- Non urlare! Non voglio farti del male!
- Sei uno di loro, sei uno di loro?
- No! Cioè, loro chi? Chi sono “loro”?
- CHI SONO LORO! MI CHIEDE CHI SONO LORO!
- Anche tu con questa storia?
- AHHHHHHHHHHHHHHH!! SEI UNO DI LORO!!!

E’ andata avanti così per una decina di minuti, finché l’ho convinta di non appartenere al misterioso gruppo dei “loro” e si è calmata un po’. Capendo che non aveva intenzione di parlare di quel che era successo, le ho chiesto, per cambiare discorso, se il romanzo che volevo era disponibile.
A questo punto, è crollata e mi ha detto tutto. Non c’erano più libri disponibili, la Juventus li aveva già presi tutti in prestito con diritto di riscatto. Non era rimasto niente, nemmeno i manuali di giardinaggio. Aveva preso tutto la Juve, e senza tirar fuori un euro. I bibliotecari, dopo essere stati costretti ad assistere a quella violenza, erano stati rinchiusi negli sgabuzzini da un gruppo di consiglieri d’amministrazione. L’avevano imparato al corso aziendale, dicevano. Una tragedia terribile.

Mi sono messo a correre, con le lacrime che mi sgorgavano dagli occhi. “Non è possibile, sto sognando”, mi dicevo durante quella disperata fuga. Purtroppo, però, era la dura realtà. La Juventus si stava impadronendo del mondo.

Si era ormai fatto tardi, senza che me ne fossi accorto. Gli avvenimenti incredibili della giornata mi avevano fatto perdere la cognizione del tempo, e mi avevano anche fatto passare di mente che dovevo andare a votare.
Già, cazzo, il referendum! Ok, la Juve sta facendo quel che sta facendo e siamo tutti in pericolo, però questo non può distogliermi dall’adempiere ai miei doveri di cittadino.

Frugandomi in tasca ho trovato la tessera elettorale, che avevo saggiamente deciso di portarmi dietro quando, quell’infausta mattina, stavo per avviarmi verso il mercatino. Salito su un autobus – tirando un sospiro di sollievo perché per fortuna Marotta non si era ancora comprato, come temevo, il servizio di autolinee cittadino -, con ancora negli occhi l’orrore a cui avevo assistito in biblioteca, in pochi minuti mi sono ritrovato davanti al seggio. Almeno lì non avrò problemi, mi ripetevo in testa, almeno lì non c’è Juve che tenga, il mio voto non possono certo comprarselo.

Al seggio l’atmosfera, grazie a Dio, sembrava tranquilla. Il consueto viavai di persone tipico delle consultazioni elettorali. Niente deserti o silenzi inconcepibili, niente scrutatori rapiti. Tutto bene.

Raggiunta la mia sezione, vi sono entrato con un bel sorriso dipinto sul volto, stanco ma sollevato.
E’ stato un attimo. Appena mi ha visto, il presidente del seggio mi si è avventato contro chiedendomi a gran voce la restituzione del voto del 2006. “Dammi il tuo voto di cartone!”, mi urlava addosso mentre mi scuoteva tenendomi per il colletto della camicia. In un’atmosfera di agitazione generale, i presidenti degli altri seggi hanno fatto irruzione nella stanza brandendo copie di Tuttosport arrotolate e scudi tricolori, mentre agli elettori venivano lanciate stelline ninja a tre a tre. Uno scrutatore ha offerto venticinque milioni per una sedia.

Dopo qualche minuto, sono riuscito a divincolarmi da quel groviglio di corpi, clave e sentenze di tribunali sportivi e mi sono incamminato verso casa sconfitto, nel corpo e nell’anima.
Avevano vinto loro. Era finita. L’intero pianeta era sotto scacco, e non c’era niente che potessi fare.
Solo un pensiero mi teneva in vita, solo una convinzione mi permetteva di andare avanti: a me, non mi avrebbero mai avuto. Potevano comprarsi tutto, giocatori, voti, libri, quaderni e matite, ma la mia integrità, la mia indipendenza no, non potevano averla.

Passando davanti ad una vetrina, ho guardato la mia immagine riflessa per la prima volta da quando mi ero svegliato molte ore prima. C’era qualcosa di strano in me, ma non riuscivo a capire cosa. Forse i pantaloni, ma..no, erano normali. La faccia? Niente, sempre il solito viso di culo. Le scarpe? No, non direi.

Poi la vidi. La camicia.

Era bianconera.
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domenica 22 maggio 2011

22 MAGGIO

domenica 22 maggio 2011 5
Quelli che vivono di ricordi non li ho mai sopportati. Quelli che vivono di ricordi sono quelli che “sono sempre 29″, quelli che “eh ma siamo i più titolati del mondo”, quelli che passano l’esistenza a subanalizzare ogni sputazzo e scaccolamento dei giudici del processo calciopoli e così via. Quelli che vivono di ricordi perché il presente non è all’altezza del passato, o anche perché, semplicemente, il presente è una merda.
Però oggi è il 22 Maggio.
Il 22 Maggio per noi sarà sempre La data. Sarà sempre quel puntino sul calendario che ci farà fantasticare con un bel sorrisone da ebete stampato sulla faccia. E questo a prescindere da quelli che saranno (e sono) i risultati dell’Inter, perché quella sera, quel 22 maggio 2010, la nostra squadra ha toccato l’apice della sua storia, ed anche se in futuro dovesse (sèh) (sgrat) ricapitare un triplete, quello del 22 Maggio 2010 rimarrebbe comunque il primo ed unico per una lunga serie di motivi.

Perciò, oggi mi sento autorizzato a vivere di ricordi. Anzi, mi sento in dovere di vivere di ricordi, dei ricordi di quella nottata epica. Anche se il presente non è male, anche se non siamo costretti ad assistere passivamente alle vittorie degli altri ed a rosicare tirando in ballo i trionfi passati, anche se tra una settimana l’Inter giocherà una finale, oggi non posso non fermarmi un attimo e dirmi, cazzo, l’anno scorso in questo momento ho toccato uno degli apici della mia esistenza, senza vergognarmi di aver raggiunto tale vetta grazie ad una partita di calcio. Non posso, non possiamo  non soffermarci sulle foto, sui video, sui ricordi che portiamo dentro di noi. Ognuno ha un aneddoto, una o più situazioni particolari vissute quel giorno a cui è legato ed a cui sarà legato per l’eternità, perché il 22 Maggio è parte di noi e, nel 2011 come nel 2060, sarà sempre un giorno nel quale riesumeremo un po’ di quella gioia immensa che ci pervase nella sera della conquista della Champions e della tripletta.
E’ già passato un anno e, sebbene i sei mesi di Asciugaman e la settimana terribile di Leo abbiano rappresentato un duro ritorno sulla Terra, io non sono ancora completamente disincantato. Quella sera è un po’ come se tutto (calcisticamente parlando) si fosse fermato, quella sera è il punto di rottura di una “serie”, diciamo, che durava da quando ho iniziato a seguire l’Inter con coscienza. Da quella sera in poi, tutto è proseguito quasi per inerzia, sulla scia di ciò che è successo. Credo sia per questo che il tempo è passato così velocemente, perché la spinta ricevuta dalla stagione 2009/2010 è stata talmente forte che tutto quel che è successo dopo l’abbiamo visto sfilare quasi passivamente, dal finestrino di un treno in corsa. Quest’anno abbiamo, ho vissuto di ricordi, ma a differenza di ciò che ho sempre pensato non ci trovo niente di patetico. Ci stava.
Ci stava a patto di essere coscienti che domani, 23 Maggio 2011, si traccerà un confine tra il vivere di ricordi “autorizzato” e quello “biancorossonero style”. La serie che era stata interrotta un anno fa dovrà, per forza di cose, ricominciare. E’ ora che tutti si azzeri, e che si riparta senza attenuanti e futili autoconvincimenti di essere i più fighi anche se la realtà è un’altra cosa. Che si riparta senza vivere nel passato.
Oggi, però, è il 22 Maggio. Oggi è ancora ieri. Oggi è il primo di una lunga, infinita serie di 22 Maggio che trascorreremo celebrando il Trionfo. Oggi, come tra un anno, o due, o trenta, fissando la data sul calendario tutto attorno a noi scomparirà. Ovunque saremo e qualsiasi cosa faremo, almeno per qualche minuto tutto sparirà e resteranno solo piazza del Duomo stracolma, il Bernabeu nerazzurro, la doppietta di Milito,  l’incredulità di Zanetti con la coppa in testa, il pianto di Josè sulla spalla di Materazzi, l’ingresso allo stadio alle due di notte, l’alba a San Siro, Arnautovic che aizza la folla ed un sacco di altre cose che ognuno di noi, in un modo o nell’altro, ha vissuto e ricorderà per sempre.
(ecco, sarebbe bello se ognuno condividesse qualcosa di quella serata, anche un ricordo non necessariamente legato alla partita come, per esempio, la colazione a suon di salamini Beretta della quale parlai tempo addietro. Raccontiamoci le storie e poi piangiamo come pischelle di terza media, che oggi possiamo).
Quindi, insomma, tutto questo per augurare un

buon 22 maggio a tutti.

Godiamocelo, prima di tornare (stavolta per davvero) alla realtà.
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giovedì 14 aprile 2011

SERATA NIENTE MALE

giovedì 14 aprile 2011 3
Mi consolo: all'ottantesimo ho visto un doppio passo di Coutinho

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venerdì 8 aprile 2011

AVB

venerdì 8 aprile 2011 2


Eu não sou pirla



Mas nòs somos stronzos
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mercoledì 6 aprile 2011

...

mercoledì 6 aprile 2011 13
è da un'ora che fisso questa pagina bianca pensando a qualcosa da scrivere, ma mi sono reso conto che non ne sono capace. Che non c'è niente da dire. Mi tengo l'applauso dello stadio a Raul, mi tengo il ringraziamento della nord a questa squadra leggendaria, mi tengo la gioia per aver visto Milito tornare a segnare.
E il resto?
Pensandoci, mi tengo pure quello. Siamo giunti al termine di cinque anni straordinari, e certo non potevamo uscire di scena senza dare nell'occhio. Non siamo fatti per essere banali. Se vinciamo, vinciamo tutto, se perdiamo, ne prendiamo cinque dallo Schalke in casa. Quindi, prendiamoci questa uscita di scena assurda, impensabile, sicuramente indimenticabile, e finiamo 'sta stagione maledetta con dignità ed orgoglio.
buonanotte Leggi tutto...

sabato 2 aprile 2011

LA PALLA, LE GIOSTRE, LA STORIA

sabato 2 aprile 2011 5

Questo derby è facile da presentare.

Siamo più forti. Più pronti. Più in forma. Più tranquilli. Più cazzuti.

E, fatemelo dire ancora una volta, più forti.

Sono due settimane che è chiaro che, in vista di questa partita, quelli che hanno paura non siamo noi. O forse è da più di due settimane, magari è da un paio di mesi, da quella splendida rimonta col Palermo, verso il termine della quale la palla parlò. Oppure, per allargare ancor più il discorso, diciamo che sono tre mesi che agli altri frizzano le terga e che, forse, il bruciore è cominciato al famoso terzo minuto di Inter-Napoli, dopo il gol di Motta.

Il Milan che affronteremo domani non è niente di diverso da quello che abbiamo strapazzato lo scorso anno. Anzi, per certi versi ha addirittura qualcosa in meno, visto che mancherà di una vera prima punta e dell’uomo che spesso e volentieri la mandava in rete, quella prima punta. In più hanno un buon Robinho, un ottimo Boateng ed una migliore organizzazione difensiva. Fine. Quindi, diciamolo: la squadra campione di tutto non può temere una roba del genere. Non può temere, in una gara secca, una compagine che è stata fatta fuori dalla Champions dalla quinta in classifica del campionato inglese. Non dovrebbe temere un Milan al completo e tirato a lucido, figuriamoci questo Milan orfano di Ibra e, perciò, di una manovra offensiva.

La ricetta per vincere stasera è, quindi, molto semplice: giocare da Inter. Fare quel che va fatto. Mettersi a giocare a pallone e far vedere di essere più bravi. Ok, potrebbe sembrare semplicistico ridurre a questo il “segreto” per affrontare al meglio il derby di campionato più importante degli ultimi, boh, venti anni, ma credo fortemente che non ci sia molto altro da dire. E non è per presunzione che scrivo questo, basta confrontare i valori delle due squadre: una ha scritto e sta scrivendo la storia, ha vinto tutto e gioca per rivincere tutto, praticamente con la stessa rosa che ha compiuto le imprese dell’anno scorso; l’altra viene da quattro anni di niente e quest’anno, per la prima volta dal 2003, si è fatta qualche giro di giostra al piano alto, mostrando però la sua pochezza in quasi tutte le prove del nove.

Visto che il giostraio manca, vediamo di toglierceli, da quelle giostre. Non è roba per loro, hanno già cominciato a sentirsi male.

E poi sotto ci siamo noi, non vorremo mica che ci vomitino addosso?

Per concludere, un pensiero per chi dovrà sorbirsi gli ululati di circa settantamila persone:

l’Inter è stata fondata da soci dissidenti del Milan: la storia è dalla nostra parte. Dalla tua parte.

Forza Leo, forza ragazzi, forza Inter.

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