martedì 24 gennaio 2012

Briatore & Friends in Concerto - live @Circolo

martedì 24 gennaio 2012 2
7 Gennaio 2012, Inter-Parma. E' la prima partita dell'anno, ed al Circolo i nostri eroi sono carichi a mille. Dopo venti giorni di sosta natalizia, Briatore, Lehalo, Maiho e gli altri scalpitano, vogliosi di tornare a dare spettacolo. 
Prevedendo una serata pregna di momenti indimenticabili, mi sono munito di videocamera ed ho registrato circa 70 minuti di partita, dei quali ho montato il solo audio realizzando il prezioso documento che potete vedere qui sotto. Il risultato sono sette minuti e quarantadue secondi di emozioni forti, dove i nostri sfoderano praticamente tutto il loro leggendario repertorio: c'è il lamento di Maiho per un cross sbagliato da Maicon, ci sono Lehalo e Briatore che "incitano" Nagatomo, ci sono i duetti Maiho-Briatore sui loro vecchi trascorsi calcistici e molto altro. 

Quindi, insomma, dichiaro terminato il preambolo e vi invito a gustarvi il tutto. Il video è corredato da numerose annotazioni, per permettervi di apprezzare al meglio la voce del Circolo. Per poterle leggere bene
e per immergersi completamente nell'atmosfera, vi consiglio di visualizzarlo in full screen. 

Ecco qua: 
(legatevi bene le cinture, perché Briatore sale in cattedra fin dai primi secondi)
(ha una voce che non dimenticherete facilmente. Io l'ho messo come suoneria)

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lunedì 16 gennaio 2012

WHO RULES THIS CITY?

lunedì 16 gennaio 2012 1
Visto che sarebbe davvero un casino impaginarlo qui, per leggere il nuovo post cliccate su QUESTO LINK Leggi tutto...

domenica 27 novembre 2011

LEHALO!

domenica 27 novembre 2011 0

Qui il video della puntata di Inter_Net che mi ha visto ospite giovedì scorso. Si parla del circolo, di Briatore, di Lehalo e del mio abnorme uccello.
Ora sì che posso cominciare a tirarmela

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mercoledì 23 novembre 2011

BRIATORE RADICAL CHIC

mercoledì 23 novembre 2011 3

E’ martedì ed al circolo è serata di Champions. Io e gli altri due fedelissimi siamo leggermente in ritardo e camminiamo di buon passo verso l’entrata. Sugli scalini che precedono l’ingresso, incrociamo uno degli altri habituè del posto. Sta parlando al telefono. Ci fa un cenno, poi torna al suo interlocutore e gli dice  “corri, è carico, ha appena preso il caffè. Sta scalpitando”.
I nostri volti si illuminano. Sappiamo a chi si sta riferendo. C’è solo un uomo a cui ci si può riferire in questi termini.

Acceleriamo il passo. Il prime time della stanza principale è riservato al Napoli. Ci tocca la stanzina, vecchio feudo di battaglia di remote domeniche pomeriggio, quando vi eravamo costretti dalla concomitanza con le partite della Fiorentina, ai cui tifosi, più numerosi, toccava la stanza grossa. Un rapido sguardo allo schieramento, che come avevamo intuito è quello base, con tutti i big (e, soprattutto, Il big) a far bella mostra di sé:
Lehalo è in fondo, pronto ad inveire; Maiho nel mezzo, circondato da due scagnozzi; di punta, l’Imbecille ed, ovviamente, Briatore. Per lui, un look da Radical Chic: scarpa vintage come se ne trovano solo a Camden, pantalone di velluto, camicia azzurra con cravatta e maglioncino a V sopra, cappotto indie, sciarpetta e, a guarnire il tutto, cappellino di lana con ciuffo sbarazzino che spunta da sotto.
Mancava all’appello da quasi un mese.

Ci sediamo ovviamente dietro di lui, per non perdere nemmeno il mugolio più impercettibile.

La partita inizia. I primi minuti scivolano via tranquilli, senza offrire spunti interessanti ai fuoriclasse presenti in aula (a parte quando Samuel spintona Burak e gli spezza una costola, con l’arbitro che fischia il fallo: Briatore si gira ed asserisce convinto “non era miha punizione, sai”, dando di gomito all’Imbecille).
Ci vuole un’azione pericolosa del Trabzonspor per accendere gli animi: Burak, ancora lui, spara fuori di non molto col destro, ed ecco affiorare i primi mugugni. Briatore, particolarmente innervosito dal mancato intervento di Lucio, mette da parte le facilonerie e si alza in piedi per una dimostrazione tecnica: si gira da una parte, poi dall’altra, abbozza un doppio passo e fa “come tu fai a fermallo così il giocatore!? Nimmeno ni Chiesanova(squadra di quartiere nella quale Briatore millanta una lunga militanza, ndr)”.
Da dietro, qualcuno dice “è vero”, ed anche “roba da maiali”. Tornato a sedere, il nostro si gira verso Maiho e gli dice “Che te lo ricordi, i Chiesanova?”. Maiho però non risponde, abbozza un mezzo sorriso e poi si guarda attorno. E’ spaesato, è chiaro che c’è qualcosa che non va.  Non è il Maiho di sempre e, dopo qualche istante di riflessione, non è difficile intuire il perché.

In campo, infatti, non c’è Maicon. Questo priva Maiho della sua ragion d’essere: vorrebbe insultare qualcuno, ma non può.  Non sa che dire, non sa che fare. Quando Maicon non c’è, Maiho si disorienta, privo del suo punto di riferimento, e vive i novanta minuti della partita in un totale stato di confusione.
Briatore capisce il dramma del suo compagno e cambia discorso dicendo “Burakke, in do ttu’vo andà co Burakke”(“Burak, ma dove vuoi andare con Burak”), conscio del fatto che non ci sarà possibilità di duettare col suo compagno preferito.

Le emozioni, come al solito, provengono più dai nostri vicini che dal campo. La partita è accompagnata da reiterate critiche alla squadra ed al gioco, con numerosi “vergogna” e “che schifo”. Ad un tratto, un imprecisato personaggio irrompe nella stanza, urla “Mamma li turchi!”, e va via.
Pochi minuti dopo, le telecamere inquadrano Figo seduto in panchina in tuta da calciatore. Proprio mentre ci si interroga se, allo stato attuale delle cose, sia più lento lui o Alvarez, il compassato argentino scambia elegantemente con Milito e mette dentro un bel gol. L’entusiasmo serpeggia tra gli avventori, che in un attimo passano dal feroce ghigno di protesta alla felicità. Lehalo, ebbro di gioia, urla “Gl’ha marcaho Altobelli!”(“ha segnato Altobelli!”).

Il vantaggio, però, dura poco. Cinque minuti dopo, Altintop lascia partire un tiro da fuori che impatta contro una natica di Samuel e finisce alle spalle di un incolpevole Julio Cesar, indicato però a gran voce come il responsabile della rete subita. Lehalo, non appena il nostro portiere viene inquadrato dalle telecamere, prende dunque fiato e carica l’ugola. Tutti si girano verso di lui. “E’ il momento”, pensiamo.
A questo punto, però, succede una cosa impronosticabile, mai vista, mai sentita. Dalla bocca di Lehalo, infatti, non si leva il suo caratteristico urlo di battaglia, ma bensì

“Cambialooooooooooo!!”

L’intero circolo è spiazzato. In anni ed anni, mai era accaduto qualcosa di simile. Ci si scambiano sguardi preoccupati, come a dire, “e ora?”. La tensione è tale che nessuno si azzarda a chiedere a Lehalo il perché di questa agghiacciante rivoluzione, mentre lui fa il vago e borbotta cose intraducibili come suo solito.

A rompere questo stato di stallo ci pensa, ovviamente, Briatore, che ripropone un vecchio numero del suo repertorio: lo spogliarello. Quando sopravviene l’inverno più fetente, infatti, il nostro è solito arrivare al circolo bardato come uno scalatore di montagne; logicamente, il clima mite delle sale tv lo costringe a togliersi gli indumenti di troppo, per non schiattare dal caldo. Prima della sua svolta Radical Chic, Briatore era solito indossare, una sopra l’altra, almeno 4-5 giacche (provenienti da completi diversi), con ogni probabilità rimasugli del suo guardaroba da nababbo; ecco dunque che, dal momento in cui si sedeva, a intervalli regolari si alzava in piedi, si toglieva una giacca e la gettava sul catasto di tavole di legno posto misteriosamente sotto al maxischermo (catasto che, probabilmente, era ed è  lì apposta per questo uso). A fine partita, un enorme cumulo di indumenti giaceva a pochi metri da lui, che era ormai rimasto con una sola giacca, la camicia e la cravatta.
E pure i pantaloni, eh.

Stavolta, lo spogliarello si limita a poco: via il berretto, via la sciarpa, e basta. D’altra parte il surplus di indumenti non era così eccessivo, e poi un vero radical chic il cappotto non se lo toglie mai.

I minuti scorrono, ed il primo tempo si avvia al termine. Nagatomo passa alcuni minuti di difficoltà, e Briatore lo rincuora berciando “va levato Nagatomo, è una fogna!”. Le telecamere si spostano poi su Julio Cesar, il cui volto è bagnato dal sudore: uno scagnozzo di Maiho rompe il silenzio che circonda il suo capo e dice “o com’è sudato, ma se unn’ha toccato palla, o che, è una mucca?”.
Mancano pochi secondi alla fine, ma c’è ancora spazio per le emozioni: corner per noi, tutti dentro. Mentre tutti aspettano che Alvarez calci, Lehalo si esibisce in un pezzo ormai diventato parte del suo repertorio:

“Rientra Nagatomooooooooo!”

Inutile dire che il giapponese era uno dei tre che erano rimasti a protezione della difesa.
Alvarez batte l’angolo, la difesa turca ribatte, il pallone giunge vicino al vertice sinistro dell’area di rigore. Lehalo inizia ad urlare “Rientra Nìì” e poi strozza il grido in gola, accortosi forse che Nagatomo era ben posizionato.

Finisce il primo tempo, ed arriva il momento amarcord. Si discute, infatti, della genesi del soprannome “Briatore”, che, differentemente da ciò che molti di voi penseranno, non deriva dal dorato passato del nostro eroe.
La vera storia del soprannome Briatore inizia infatti molti anni fa, agli albori di Sky e del circolo, che prima non trasmetteva le partite perché, a detta dei gestori, “Tele + è da fascisti”.
Questa me la sono inventata adesso.
Comunque, molti anni fa alle partite era solito presenziare anche un altezzoso bellimbusto sulla cinquantina tarda, col ciuffo bianco al vento, la faccia da sciupafemmine cesse ed una panza tanta, che indossava (il bellimbusto, non la panza) sempre una camicia rosa chiara aperta sul petto villoso, sul quale regnava un luccicante crocifisso. Ebbene, questo figuro fu da me subito soprannominato “Briatore”.
Successe che, un giorno, nell’oscurità della stanzina, scambiai (non so come e perché) questo Briatore primordiale per il Briatore odierno, che divenne anch’egli Briatore. Si crearono così due Briatore, ed ogni domenica ci si interrogava su chi fosse quello vero e chi fosse l’impostore, in pratica non ci si capiva più un cazzo perché io avevo cominciato a chiamarli Briatore entrambi non so per quale motivo, me li confondevo anche se erano le persone più diverse del mondo, probabilmente ero in crisi mistica da Briatore ed avrei chiamato così anche mia madre se si fosse presentata l’occasione.
Questa situazione si trascinò per diverso tempo, fino a che, un giorno, si giunse ad una conclusione pirotecnica. Era la sera di uno dei derby più adrenalinici che io ricordi, un 3-2 per noi firmato da Adriano di testa all’ultimo secondo, al tempo in cui non vincevamo una sega e quindi il derby era come uno scudetto. Al termine della partita, quando gli animi delle tifoserie (sì, al circolo entrano pure i milanisti) erano ancora caldi, scoppiò una rissa. Mentre tutti si appinzavano con tutti, due energumeni cominciarono ad insultarsi ed arrivarono testa a testa. Prendendo posizione nel mucchio, potei vederli chiaramente.
Erano proprio loro. Erano i due Briatore. Volarono spinte, calci, cazzotti al vento, in un’eclissi di pance che aveva tutto l’aspetto del duello finale, dello scontro fra titani. Ne sarebbe rimasto solo uno.
Furono divisi, e poi non so come andò a finire. Fatto sta che il Briatore primordiale, da quella sera, sparì per mesi, e negli ultimi sette anni si sarà fatto vedere a dir tanto cinque o sei volte, mentre il Briatore odierno è lì che scrive pagine di storia e regna incontrastato. Il circolo era troppo piccolo per tutti e due.

Giuro che è tutto vero.

(quasi)

Ma torniamo nel presente. Prima che la ripresa inizi, mi giungono notizie dal bar sovrastante. Uno degli habituè mi riferisce di questa conversazione tra vecchi:

“Che fa l’Inter?”
“1-1”
“Vince?”

Si capisce subito che i ritmi saranno blandi, sia in partita che, e questa è la notizia, tra il pubblico. Briatore, che ha accanto un nuovo amico, farfuglia cose a proposito di fagioli e ceci, e si estranea dalla scena. Maiho è totalmente paralizzato, e devono prenderlo a schiaffi per fargli capire che è iniziato il secondo tempo. Lehalo parlotta, ma a basso volume.
In mancanza di meglio, seguiamo dunque il commento di Sky, che ci informa che in campo è nato “un certo feeling” tra Stankovic e Zokora. Samuel, intanto, riempie di cazzotti chiunque gli passi davanti, menando colpi a destra e a manca ma con tale mestiere che l’arbitro non gli fischia mai contro, e nessun avversario accenna nemmeno una protesta. Alvarez, comunque molto positivo, continua a farci annusare il tiro da fuori, per poi scaricare puntualmente sull’esterno: sono tre mesi che sta caricando il suo leggendario sinistro (definito da tutti “micidiale” per decisione presidenziale), e tutti siamo lì a sperare che ogni volta che ha un po’ di spazio sia quella buona per farci vedere se davvero ce l’ha, questo piede devastante che stacca le traverse e le sopracciglia di Agnelli.
In risposta a tutto ciò, Lehalo esclama, con molta calma, “Cambialo Alvarez”. Lo stupore serpeggia di nuovo, ma più discretamente. Quasi con rassegnazione, con tristezza, come se stessimo ormai accettando una realtà terribile, quella di un eroe che non è più lui.

Da questo momento in poi, però, complice anche l’eclissi di Briatore (che addirittura, a tratti, se la dorme), Lehalo si prende la scena e diventa l’indiscusso protagonista della seconda frazione di gara. Come ad esorcizzare le paure di chi lo temeva ormai degenerato, il fuoriclasse si scatena, regalando perle. Dopo l’ennesima palla persa da uno Stankovic misteriosamente ancora in campo, Lehalo, colmo di rabbia, urla

“Uno stiaffo (schiaffo) gli tirerei..

Dio Leone

al che io e gli altri due schiantiamo definitivamente in un riso isterico ed irrefrenabile. Uno degli scagnozzi di Maiho mi picchietta col dito sulla spalla, io mi giro con ancora le lacrime agli occhi e lui mi fa “vi si fa ridere, eh?”.
Cazzo, sì.

Poco dopo, mentre Marianella (o chi per lui) ci informa che tra Stankovic e Zokora c’è appena stato “un duello di soli falli”, succede l’imprevedibile: Maiho si sveglia, si inserisce in una discussione tra i suoi scagnozzi – basata essenzialmente sulla critica di  giocatori a raffica - e s’incazza, imponendo con la forza le proprie ragioni pur senza dar l’impressione di star sostenendo una posizione precisa.
Nel frattempo, noi gestiamo la palla, con i turchi che non riescono più a pressare con l’intensità di prima. Siamo in una fase di stallo, nella quale sembra davvero che non possa succedere nulla. Sembra, dico, perché è proprio in questo momento, quando ormai nessuno ci sperava, che il campione che si credeva decaduto cala l’asso e risolve la serata. E’ ora, come un fulmine a ciel sereno, che il momento tanto atteso finalmente arriva.
Lehalo, infatti, non ne può più. Dopo 82 minuti passati a reprimere il primordiale istinto, la misura è colma, e niente può ormai trattenerlo. Mentre il gioco è fermo, senza che nulla lasci presagire una simile mossa, con tutta la forza che ha in corpo carica il colpo, mette le mani alla bocca e rilascia un liberatorio

“LEHALOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!”,

il più lungo ed intenso Lehalo mai udito, così potente che Briatore si desta dal suo torpore e, facendosi portatore del dubbio di tutti noi, si gira e chiede

“CHI?”
Lehalo non risponde, perché non ne ha la minima idea. Lui doveva solo sfogarsi.

Dopo una decina di minuti di niente, la gara termina sull’1-1, risultato che ci dà la vetta del girone con una giornata d’anticipo. Le luci si accendono e rompono l’oscurità, permettendoci di ammirare appieno il look di un Briatore che si reinfila il cappello e copre con la sua sciarpa lo sporgere della cravatta dal maglioncino. Maiho, nuovamente spentosi dopo il diverbio, viene caricato dai suoi scagnozzi e portato via insieme alla sedia, mentre alcuni passanti lo rincuorano dicendogli “dai, vedrai che torna presto”. Lehalo scompare in un angolo, si inginocchia verso la luna ed inizia a lehalare sfogando le repressioni di tutta una sera.
Noi saliamo le scale.
E’ ora di andare a casa.

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mercoledì 19 ottobre 2011

PEDRETTI E’ DI MONTEVARCHI

mercoledì 19 ottobre 2011 2

Sono le 20,40. Ho appena parcheggiato la macchina vicino al circolo, e mentre chiudo la portiera mi dico “massì, prendiamolo anche stasera”. Riapro e prendo il taccuino degli appunti. Probabilmente sarà inutile come le altre volte, ma, ehi, a girl can dream.

Vabbè.

Dicevo. Il taccuino me lo porto dietro da un mesetto perché il circolo dove vado a vedere le partite dell’Inter è affollato da eminenti pensatori, delle quali elucubrazioni credo sia opportuno informare il mondo. Il suddetto taccuino, però, alle 20,40 di ieri sera era ancora vuoto, in quanto, durante queste prime infauste partite della stagione, il circolo ha dovuto registrare una pesantissima assenza. Si tratta dell’elemento simbolo: una figura imprescindibile, come lo sono quei giocatori che, per il solo fatto di scendere in campo, infondono alla squadra fiducia e consapevolezza dei propri mezzi. Un po’ quello che rappresenta Totti per la Roma, o Giggs per il Manchester United, o Alvarez per le squadre avversarie.

Ecco, in questo mese e mezzo è mancato Briatore.

Briatore è di gran lunga il personaggio principe dell’intero circolo. I suoi modi garbati, la sua camminata elegante, quella vocina delicata (un misto fra un tabagista terminale, Sandro Ciotti e Pingu) mi hanno conquistato sin dal primo momento in cui l’ho visto, ormai quasi sette anni fa. Pochi mesi or sono, dopo intere stagioni passate ad ammirare le sue mirabili gesta, sono finalmente venuto a conoscenza della sua storia: rampollo di nobile famiglia, in giovane età - essendo l’unico erede - ha potuto mettere le mani su un enorme patrimonio. Successivamente, in circa venti anni ha dilapidato ogni singolo centesimo vivendo una vita da George Best del Chianti. Si narra che partisse per Montecarlo per poi fare ritorno solo dopo alcuni mesi, e che conoscesse l’intero giro di puttane di Montecatini. Tutte le - pur sporadiche - attività imprenditoriali che ha intrapreso sono, stranamente, fallite in modo roboante.
Ora gira per le vie del centro, vestito di completi che 50 anni fa dovevano essere eleganti, a bordo di una bicicletta tenuta insieme da svariati chili di scotch sulla quale è caricata una cassa di frutta. Pare che dorma alla Misericordia. Tra i vecchi della città è una celebrità (è stato il nonno di un mio amico a cantare ed a rivelarci i trascorsi di Briatore).
Per attribuire ulteriore fascino al figuro, da segnalare anche una notevole somiglianza con Bukowski: capelli bianchi tirati all’indietro, faccia ruvida e gonfia, occhi piccoli ed infossati, labbra enormi e lo sguardo di chi ha visto qualsiasi cosa.

Ok, terminata l’introduzione, torniamo a ieri sera. Scendo le scale, entro nell’amena e buia stanza dove vengono proiettate le partite, mi siedo e..
e c’è qualcosa di strano nell’aria. I vecchi sono ringarzulliti. Qualcuno già insulta la squadra. Bestemmie e scatarramenti come se piovesse. Addirittura Lehalo abbandona le ultime file e si siede tra noi.
Mi guardo in giro, più che speranzoso, certo di quel che vedrò. So già che troverò la sua faccia. So già che questa atmosfera può significare una cosa sola.

E’ tornato Briatore. E’ lì, seduto accanto ad un compare imprecisato. Io e gli altri rari individui ancora muniti di prostata ci freghiamo le mani. Lo show può cominciare.

Dopo un minuto e venti secondi, Briatore sfoggia subito la sua classe urlando “Andate incontro, pezzi di merda” ai nostri centrocampisti.
E’ subito bagarre. Gli altri arcieri del circolo si galvanizzano: stasera, fuochi d’artificio.

Poco dopo, Maicon tenta un difficile cross dalla trequarti, che finisce tra le mani del portiere. Ecco allora che Maiho (soprannome dovuto al modo in cui quest’uomo pronuncia il nome del nostro terzino) irrompe nella serata, sbraitando “Maiho accidenta a te e a tutt’iBBrasile”.
Anche per questo personaggio è necessaria un’introduzione. Maiho, un tizio sulla sessantina con le vaghe sembianze di un avvoltoio, è un frequentatore abituale del circolo. Il suo tratto distintivo è uno solo: uno sconfinato, immotivato ed inconcepibile odio verso Maicon, che lui definisce “il giocatore più ciuho della serie A”.
Il peggiore della serie A.
Maicon.
L’odio si protrae fin dalla prima stagione del brasiliano nell’Inter, ed è sopravvissuto a quintali di sgroppate e di assist, ai gol alla Juventus ed al Barça ed ai titoli unanimemente riconosciuti di miglior terzino del mondo e di leggenda del ruolo e dell’Inter.
Mentre Maiho ci intrattiene col suo delirio, Briatore aggiunge delicatezza al momento dicendo “Gnamo Bongo!” (trad.: “Andiamo, Bongo!”), rivolgendosi al portiere del Lille che si attardava a rilanciare.

Ormai l’intero pubblico è entrato in partita. Dopo uno stop sbagliato, l’Imbecille (famoso per aver ripetutamente asserito, durante i primi 78 minuti di Chelsea-Inter, che “no, basta, Eto’o non è da Inter, c’è poco da fare ragazzi”) dichiara “Pazzini non è più quello di due anni fa”. Briatore cerca, senza successo, di sistemarsi un ciuffo in evidente fuorigioco, poi prende una sedia che userà esclusivamente per appoggiarci un gomito.
Intanto l’Inter, seppur orfana dei due più luminosi gioielli della campagna acquisti – l’incontenibile Ricky “Mailapilla” Alvarez ed il guizzante Jonathan Piedi di Forbice - sembra aver iniziato la partita con una certa sicurezza. Pensando a questa squadra con un Poli in più, si fatica a trattenere l’entusiasmo.

Briatore è scatenato. Dopo aver dato manforte a Maiho affermando che “Maicon c’ha i piedi a papero” ed aver ripetuto diverse volte “Bada Bongo” a causa della massiccia presenza di africani in campo, si lancia in un incomprensibile “O chi gl’è, Eschibarria?”, rivolto probabilmente a Joe Cole.
In tutto questo, sono passati solo quindici minuti.

E’ proprio quando scocca il quindicesimo che arriva uno dei momenti clou della serata. Tra il pubblico inizia a palesarsi una certa insofferenza verso Zarate. Dopo un certo numero di proteste, si capisce che è finalmente giunto il momento di Lehalo. Pochi secondi dopo, infatti, un urlo squarcia la notte:

“Lehaloooooooooooooooo!!”

Lehalo è un misterioso soggetto, di solito sempre seduto nelle retrovie, che ha il compito di raccogliere i malumori del pubblico e di convogliarli nel suo urlo caratteristico, idealmente rivolto all’allenatore dell’Inter, al quale viene richiesto di sostituire il giocatore nel mirino della critica. Il primo Lehalo suona come una sentenza, ed è un momento chiave della gara: spesso, infatti, il bersaglio delle lamentele si rivelerà poi l’uomo partita.
Come effetto immediato dell’urlo, Zarate inizia a macinare calcio, mettendo in apprensione la difesa del Lille.

Al 20’, un episodio sconvolge i presenti: una porta si apre e, nello sconcerto generale, entrano nella stanza due donne (la zona-sky del circolo è comunicante con una pista da ballo dove si tengono corsi). Il pubblico è in subbuglio: si solleva un curioso brusio, si scambiano sguardi maliziosi. “Delle donne!” “ Questa poi! Allora esistono davvero!”, sembrano pensare gli obsoleti avventori.
In quest’atmosfera di fervore ormonale, arriva il gol dell’Inter. Lehalo urla “rientra Nagatomooooo!!”, anche se Nagatomo è perfettamente piazzato ed infatti intercetta il lancio di un avversario. Il pallone arriva a Sneijder che inventa un corridoio per Zarate che, ormai scatenato, mette in mezzo. Pazzini al volo spara un siluro e ci porta in vantaggio mostrando la V, mentre il circolo urla di gioia. Briatore non esulta e rimane immobile, alla Zeman, salvo poi dare di gomito al suo compare sussurrandogli un ironico “Hai visto Bongo?”, a mò di scherno per il portiere avversario che non è riuscito a parare il tiro di Pazzini.

I minuti successivi scivolano via veloci, col Lille che tenta di reagire e Briatore che ripete continuamente “sotto a Bongo!” (trad.: “dagli addosso a Bongo!”), chiunque sia ad avere il pallone. Il pubblico pare apprezzare la prestazione dell’Inter, e si levano addirittura i primi applausi per Zarate, pronto per essere eletto a idolo. Ogni tanto si sente un “teshtone! caprone!” o uno “stronzo!”, quando Maicon tocca palla.

Il resto del primo tempo scivola via senza che nessuno sciorini particolari perle, tranne il solito incontenibile Briatore: i telecronisti elogiano la buona prova di Chedjou, lui in tutta risposta biascica “Ghignu?” infilandosi un dito nel naso ed uno in bocca.

Nell’intervallo mi riposo un attimo: la scrittura è stata incessante. Io e gli altri ci mettiamo a leggere gli appunti e capisco che ne verrà fuori un post infinito, ma anche che ne varrà la pena. Un rapido sguardo ai risultati, il tempo per rammaricarsi del fatto che Mazzarri non stia perdendo, e già si spengono le luci: sta per iniziare il secondo tempo.

Un tizio si avvicina a Briatore, gli mette una mano sulla spalla e gli dice, in tono scherzoso, “se un si vince…” (come a dire, se la prima volta che vieni perdiamo..). Briatore si infervora e lo spintona via con violenza, gli punta il dito contro e gli dice “Te non mi devi venire a stuzzicare”, poi si ricompone e cerca per l’ennesima volta di sistemarsi il ciuffo.

Inizia il secondo tempo. Il Lille si riversa fin da subito in attacco, noi difendiamo gagliardi con Lucio e Chivu che non concedono spazi e Nagatomo che salta come un leprotto, mentre il pubblico segue gli eventi senza commentare. Un personaggio imprecisato rompe il silenzio informandoci che Pedretti è di Montevarchi.
Per rinvigorire i soggettoni, però, questo non basta: serve di più, serve una sgroppata di Maicon.
Sgroppata che si fa attendere qualche minuto, ma che poi arriva: mentre Briatore urla “Vai cotenna!!”, Maiho afferma ironicamente “ecco i’ meglio dìmmondo!”. A fine azione, Lehalo torna a berciare “rientra Nagatomooo”, quando il giapponese è fuori dallo schermo: nell’inquadratura successiva, si scopre che Nagatomo era il nostro ultimo uomo in difesa.
Qualche minuto dopo, un incauto avventore tenta di accomodarsi sulla sedia occupata dal gomito di Briatore, provocando il risentimento del nostro eroe che abbaia “con tutti i posti che c’è, proprio qui devi venire?”. L’usurpatore prova timidamente a rispondere “perché devo sedermi dove vuoi te?”, ma un angolo calciato male da Maicon interrompe la diatriba.

“Se morisse secco! Se morisse a gamball’aria!”,
afferma Maiho, raccogliendo consensi.

Ranieri corre ai ripari e toglie Sneijder e Zarate schierando un ambizioso 9-1 e rinunciando completamente a ripartire. La sofferenza, anche se il Lille non si rende mai realmente pericoloso, aumenta di minuto in minuto, e quando Nagatomo prova a rompere l’assedio scattando in contropiede Briatore lo accompagna con un incoraggiante “Vaii! Corri demente!!!, per poi prendersi un paio di minuti per cercare pronunciare il nome dell’avversario che lo ha fermato (Mavuba).
Si soffre quasi più per paura che tutto debba andare storto che per meriti dell’avversario, si teme che la catastrofe sia dietro l’angolo. Garcia le prova tutte e manda dentro Payet, trequartista glitterato, e Obreniak, che chiaramente mostrano numeri da campioni, numeri alla Almiron. Julio Cesar però tiene la saracinesca abbassata, ed i minuti continuano a passare. Il circolo è in apnea: solo Lehalo, dopo un duello in velocità perso da Zanetti contro Hazard, riesce a dire “Ha quarant’anni, ma un la tromba la moglie?”.

All’ultimo secondo, il terzino francese mette la palla nel mezzo, ma fortunatamente in rete, invece che il pallone, finisce Beria: tutti tirano un sospiro di sollievo, tranne Briatore che ci pensa su una trentina di secondi e poi chiede al suo compare “unn’hanno miha marcato, eh?” (trad.:non hanno mica segnato, eh?).

Su queste parole si conclude la partita. L’Inter vince, Ranieri porta a casa la terza trasferta su quattro confermandosi mago degli allenatori, Briatore vince all’esordio confermandosi mago degli uomini. Mazzarri non perde, ma non si può avere tutto.
Lasciamo i nostri posti, già con un po’ di nostalgia, e ci mischiamo alla folla che risale le scale, stanchi ma felici. Giunti fuori, sfodero il taccuino ed enuncio le perle della serata, rivangando anche qualche indimenticabile scena passata. Mentre ridiamo sguiatamente per Maicon a gamball’aria, ecco che Briatore esce dal circolo, ci passa accanto guardandoci e si avvia lentamente verso la bicicletta. Dopo un momento di riflessione, sale in sella ed inizia a pedalare, ignaro del fatto che l’eco della sua leggenda stia per spargersi in tutto il mondo.

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mercoledì 21 settembre 2011

COME D'AUTUNNO

mercoledì 21 settembre 2011 3

Si sta come d'autunno, sui campi, Zanetti e Cambiasso 
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lunedì 29 agosto 2011

I GIOCOLIERI

lunedì 29 agosto 2011 3

Due uomini in un cortile. Sono vestiti alla bellemmeglio: abiti sporchi e sciupati, il volto seminascosto da un turbante. Hanno un pallone e se lo scambiano eseguendo continue evoluzioni, dando un discreto spettacolo. Un uomo li osserva dal terrazzo di casa sua.

- Allora?, afferma baldanzosamente uno dei due giocolieri, prendendo il pallone in mano dopo essersi esibito in una convincente rabona.

- Dieci euro – risponde l’uomo sul terrazzo.

I due si guardano, bofonchiano un po’ tra loro, poi si scambiano cenni d’assenso e cominciano a sfregarsi le mani.

- Dieci euro prezzo buono capo – fa quello col pallone in mano.

- Come scusa?

L’uomo sul terrazzo rimane spiazzato. Si volta dietro di sé, cercando conforto nello sguardo delle altre persone presenti in casa.

– Non era mica questa la battuta –, dice, stranito. Un tizio si toglie le cuffie, un altro grida “Stop!”.

- Tu apre, noi venire su – aggiunge l’uomo col pallone.

- Ma chi siete voi? Dev’esserci stato un malinteso – dice l’uomo dal terrazzo – mica ve li devo dare per davvero, i dieci eu..

L’uomo è però costretto ad interrompersi: nel cortile non c’è più nessuno. Il portone è aperto, ed i due sono già entrati nel condominio.

Pochi secondi dopo, suona il campanello. L’uomo lascia il terrazzo e va a sbirciare dall’occhiello della porta. Ovviamente, vede i due giocolieri.

- Apri capo, tu deve dieci euro!

L’uomo si gira verso gli altri presenti, gesticolando incredulo e bisbigliando “ma questi chi cazzo sono?”

- Noi sentito tuoi passi, ora tu apre e dà noi soldi!

- Sentite – fa l’uomo, da dietro la porta - chiunque voi siate, c’è stato un malinteso. Io..non..

La situazione è talmente assurda che l’uomo non riesce a trovare le parole per rispondere alle richieste dei due. In casa ci sono altre sei persone, ma nessuno sembra avere idea di cosa stia succedendo.

- No malinteso capo! Noi volere nostri dieci euro! Tu detto che davi noi! Ora apri e paga! – fa uno dei due, che poi comincia a battere insistentemente il pugno sulla porta.

- Ma..ma io.. ma io non vi do un cazzo! –  risponde l’uomo, perdendo le staffe.  - Avete capito, straccioni di merda? Ma tu guarda questi, siamo qui a lavorare e arrivano ‘sti  due pezzenti a rompere le palle!

- CAPO, APRIREEEEEEEE!!!!!!!! – urlano all’unisono i due, mentre scalciano la porta e ci battono sopra i pugni, con violenza crescente.

- E dagli sti cazzo di dieci euro – fa il tizio che sta dietro ad una telecamera –, almeno ce li togliamo dalle palle e continuiamo a lavorare.

- Ecco, daglieli e falla finita, che questa storia è durata anche troppo – fa un altro, raccogliendo cenni d’approvazione.

- Ok, ok – dice l’uomo, facendo per prendere il portafogli – però..scusate, perché dovrei darglieli io, i dieci euro? Cioè, arrivano questi due pazzi, e quello che ci rimette devo essere io?

- Avevi a pensarci, prima di dire “dieci euro”

- Ma..ma come? Ma se sta scritto sul copione!

- Senti, tira fuori i soldi.

- No!

In due si avventano contro all’uomo, lo appendono al muro, gli prendono il portafogli ed estraggono dieci euro. Lasciato l’uomo, aprono la porta per consegnare la banconota ai due giocolieri.

- Ecco qua i vostri dieci euro..ora però andatevene, che abbiamo da fare.

- Aspetta capo, noi volere controlare se falso – dice uno dei due, entrando in casa, mentre l’altro lo segue a ruota. Chiusa la porta, entrambi tirano fuori una pistola dai loro turbanti.

- Tuti in ginochio, mani alzate! Tuti ginochio! – urlano i giocolieri agitando le armi in direzione dei presenti, che non credono ai loro occhi. Paralizzati dallo stupore e, poi, dal terrore, gli abitanti della casa eseguono gli ordini.

- “Dagli dieci euro, così ce li togliamo dalle palle” – dice ironicamente l’uomo che era sul terrazzo, facendo il verso a chi prima gli aveva dato quel consiglio.

Uno dei giocolieri gli infila la pistola in bocca. – Non ho deto che tu può parlare, capo! Tu zitto, capo!

L’uomo mugugna “Mmmmnnhh” facendo cenni d’assenso col capo.

- Tirate fuori portafogli e lanciate tuti a me – ordina un giocoliere, palesemente il capo della banda, mentre l’altro inizia a girare per la casa aprendo cassetti.

– Tuti fermi e nessuno si fa male. Se solo uno si muove amazo tuti.

- Qui c’è argenteria! – fa l’altro, da una stanza lontana.

- Prendi, prendi! – I portafogli si accatastano vicino al giocoliere che tiene la pistola puntata sui presenti. L’altro torna verso di lui con un sacchetto dell’Esselunga pieno di cucchiai, forchette e coltelli, e le tasche piene di profumi e saponi.

- Io preso tutto!

- Bravo! E cassaforte?

- No c’è cassaforte!

- C’è argenteria ma no casaforte? Tu sicuro? Tu guardato dietro quadri?

- Sicuro!

- Non c’è la cassaforte – dice l’uomo che era sul terrazzo - noi non abitiamo qui. Usiamo la casa solo per girar..

Il giocoliere-boss gli spara ad una spalla.

– IO DETO TE DI STARE ZITO CAPO! Perché tu parla? Tu vuò parlare ancora?

L’uomo, dolorante, fa più volte cenno di no.

- Io credo lui – dice l’altro giocoliere, dopo essersi guardato attorno ed aver visto ovunque telecamere e microfoni.

- Anche io, ma così impara a obedire a ordini.

I due raccolgono i portafogli, li mettono in un sacco e si apprestano ad uscire.

- Adìo signori, è stato un piacere fare afari con voi.

Gli “abitanti” della casa si guardano sconsolati, mentre i giocolieri escono sbattendo la porta.

*****

Più tardi, nel loro covo, i due contano il bottino e conversano. Curiosamente, non si esprimono più con l’accento da extracomunitari.

- Quanti sono?

- Tremila euro, con l’argenteria.

- Bel colpo, Presidente! Li metto in cassaforte?

- No, aspetta un attimo. Voglio tenerli ancora un po’ qui sul tavolo.

Il Presidente si accende una sigaretta, guardando il mucchio di soldi e di argenteria davanti a sé.

“Ancora un paio di questi colpi e ci prendiamo Palacio”, pensa soddisfatto.

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mercoledì 6 luglio 2011

Post per cambiare aria: troppa puzza di merda

mercoledì 6 luglio 2011 3
Il sommario delle notizie della giornata:

- Migliaia di creature esultano per la relazione di Palazzi. Relazione che ha per oggetto "reati" prescritti, basata su elementi già (e più volte) ritenuti irrilevanti e che punta il dito contro un morto, specificando addirittura che la posizione del suddetto defunto è più grave di quella di Moratti perché quest'ultimo "ha fornito giustificazioni idonee a sminuirne la rilevanza [delle intercettazioni che lo vedono protagonista, ndr]", a differenza del trapassato che pare non aver proprio voglia di schiodarsi dalla tomba e fornire una qualche scusante.
Sono dunque aperte le danze per il giuoco dell'estate: la caccia al morto. In arrivo nuove bollenti intercettazioni riguardanti una telefonata di Prisco alla moglie: l'avvocato chiede per cena salsiccia e fagioli, la consorte accetta con riverenza e poi rincara la dose proponendo un fiasco di vino in abbinamento. La telefonata è già stata esaminata da un novero di illuminati che ha impiegato ben poco a scoperchiare il vaso di Pandora: "la moglie" - nel subdolo giogo dei nomi in codice - è in realtà Bergamo, la cena è il derby contro il Milan e "Salsiccia e Fagioli" sono Dondarini e l'assistente Calcagno, mentre per stabilire il ruolo del fiasco di vino verrà indetto un sondaggio su Tuttosport. Prisco invece è Raimondo Vianello.

- Inter, mercato. Preso Alvarez. In Europa girano cifre altissime: in stallo le situazioni Pastore e Sanchez, due che insieme contano la bellezza di una quarantina di gol in quattro anni di professionismo ma che costano quanto Messi. Ancora dubbi anche sul futuro di Peppe Er Bisteccaro, messosi in evidenza alla recente tedesca ai giardini con un paio di gol di tacco e soprattutto una pregevole rete di culo, che come è noto manda il portiere a 1. Dopo le recenti prestazioni, il presidente dell'A.C. Begonia, proprietaria del cartellino del campione, ha sparato alto: "50 milioni? Sono pochi, Peppe ha fame".

- Manchester United, mercato. Offensiva per Sneijder: l'olandese però non è un ragazzino che ha giocato bene sei mesi in vita sua, ma un plurititolato campione. L'offerta non può quindi superare i 20 milioni.

- Juve, mercato. Presi tutti.

- Inter: presentato Gasperini, che in conferenza ha anche in qualche modo preso le distanze dal suo passato juventino. Cosa che, soprattutto in questi giorni, è più che mai gradita.
Benvenuto e buon lavoro, Gasp.
No, non arriva la battutina. Benvenuto e buon lavoro sul serio, cazzo.


Facchetti
La tomba di Facchetti è cilindrica, per permettergli di rivoltarsi più agevolmente
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