lunedì 23 novembre 2009

FERMATE IL NEGRO

lunedì 23 novembre 2009 6

E’ ufficialmente ripartita la caccia al negro. Dopo qualche mese di stallo, in cui Balotelli ha preso insulti a domeniche alternate, adesso siamo finalmente tornati a pieno regime, ed addirittura con un nuovo record: infamate in due stadi diversi, nella stessa giornata di campionato.

A Bologna, il negretto si è reso colpevole di sconsiderate gesta come un paio di sbuffate ed una vergognosacensurabbiledanunfavedèairegazzini entrata da dietro su Raggi che gli è costata un CARTELLINO GIALLO (IH!!!!), punizione nella quale possono incorrere soltanto i peggiori individui di questo universo. Il pubblico, sconvolto da questa disumana ondata di crudeltà, ha giustamente inveito contro l’orribile mostro e gli si è scagliato contro, senza saperne bene il perché.

image Una scena di uno dei film dedicati a Balotelli, il primo serial killer senza il pollice opponibile

Solo grazie al pubblico di Torino, però, si è concretizzato il record: i raffinati supporters juventini - quelli che l’anno scorso hanno sfogato il loro odio per il mostro venuto dall’Africa spiegando che “l'avversione per Balotelli è dovuta al suo comportamento ritenuto antisportivo e non al colore della pelle” (“frase” presa direttamente dal comunicato degli ultras gobbi) – hanno prima  fischiato l’annuncio con il quale la loro società dichiarava di schierarsi contro il razzismo, per poi iniziare gli ululati contro l’animale che ogni domenica, con i suoi comportamenti dissennati, mette a repentaglio l’intero movimento calcistico.

imageBalotelli, subito dopo l’entrata su Raggi 

Tutti noi speriamo che questo pazzo la smetta, che qualcuno lo ingabbi per evitare che qualche innocente ci vada di mezzo; urge un appello alle autorità, affinchè la gente sia messa a conoscenza del rischio che corre a trovarsi nei pressi di questo pericolo pubblico. Proteggiamo le nostre donne e i nostri bambini! Dotiamo le forze dell’ordine di proiettili e di sedativi in modo che, nel caso in cui l’energumeno dovesse attaccare, possano fermarlo all’istante, preferibilmente per sempre.

CatturalBret Easton Ellis ha recentemente dichiarato di essersi ispirato a Balotelli per creare Patrick Bateman 

Da oggi dovrebbe essere disponibile un numero verde della protezione civile: chiunque avvisti il bestio in giro è tenuto a chiamare e a fornire quante più informazioni possibili. C’è bisogno di tutti, per assicurarlo finalmente alla giustizia.

P.S. : questo è il mio ultimo post su Balotelli, visto che ne ho già scritti abbastanza spiegando in modo anche abbastanza chiaro (credo) il motivo per il quale questi poveri mentecatti fanno bubbù allo stadio. Ne scriverò ancora solo in caso di stravolgimenti che, in questo momento, non credo davvero possibili. Comunque sia, per chi volesse, ecco i link agli articoli:

http://milanellobianco.blogspot.com/2009/04/il-popolo-dei-manipolati.html

http://milanellobianco.blogspot.com/2009/03/alla-gogna.html

http://milanellobianco.blogspot.com/2009/03/i-codici-del-gruppo.html

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domenica 22 novembre 2009

SONDAGGIONE

domenica 22 novembre 2009 8

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Sondaggione della domenica: cosa ha detto Maicon al guardalinee?

A) “Tifo Milan”

B) “Sei una via di mezzo tra Vierchowod e Schumacher”

C) “Scusa, per il concerto dei Muse?”

D) “Ti prego dì all’arbitro di buttarmi fuori, devo ancora leggere la seconda puntata dello Sceriffo Blancos”

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sabato 21 novembre 2009

RIDATECELO

sabato 21 novembre 2009 8

E’ scomparso. Era il vanto di una società all’avanguardia, il fiore all’occhiello di una squadra proiettata nel futuro. Non passava giorno senza un’innovazione, una scoperta, una resurrezione; non si parlava d’altro.

Da qualche anno a questa parte, però, è svanito, nel nulla. Nessuno ne parla più, nessuno millanta nuove sensazionali scoperte realizzate dopo esperimenti su cavie ottuagenarie. E’ tutto finito.

imageIl primo paziente di Milan Lab,della cui guarizione un impostore si è preso tutto il merito

Su Milan Lab, l’oasi curativa di Milanello, è sceso un preoccupante silenzio. Sono lontani  i tempi in cui ad ogni novantenne che si desiderava far tornare agli antichi fasti veniva stilato un programma d’allenamento alla Ivan Drago, con il quale il relitto di turno poteva riacquistare il vigore dei suoi diciott’anni in cambio di una tripla ernia al disco e della prospettiva di una vita quadrupede. Che ne è stato di Messerman, l’unto dal Signore in grado di guarire qualsivoglia patologia con una lieve carezza? E dov’è finita la Mind Room, la palestra di vita dalla quale uscivano guerrieri Zen capaci di distorcere lo spazio-tempo? Dove l’avete messa, eh? EH?

image“E che luce sia!”

Vorrei proprio non pensare che questa indispensabile struttura sia stata fatta rimuovere perché troppo scomoda. Non vorrei credere che lo straordinario livello raggiunto da marchingegni che la Nasa, forse, sarà in grado di utilizzare tra una ventina d’anni, abbia spinto qualche soggetto senza scrupoli ad agire illegalmente affinché questo luogo fatato chiudesse i battenti. E’ un’ipotesi troppo vergognosa, troppo indegna per essere presa in considerazione, lo so; io, però, non riesco a smettere di pensarci. Certo, viene da chiedersi “Come può qualcuno volere la fine di una cosa così bella? Che razza di mostro devi essere per togliere al mondo una simile sublimazione dell’intelletto umano?”, ma, in un mondo povero di valori come quello in cui viviamo, non ci sarebbe da sorprendersi se qualche essere abietto si fosse davvero messo in moto per far chiudere l’Eden rossonero. Ormai, non mi stupisco più di niente.

Chi ne fa le spese, come al solito, sono i più deboli. Gli anziani che affollano il parco di Milanello non hanno più nessuno che si prenda cura di loro, che gli faccia fare la ginnastica per l’artrite e che gli dia le pasticchine con dentro tante cose buone. Nessuno pensa più a questa povera gente? Tutti lì, fermi a guardare, mentre dei poveri vecchi deperiscono inesorabilmente?

Con questo mio articolo di denuncia, voglio risvegliare la sensibilità di chi siede ai piani alti e probabilmente sa perché di Milan Lab non si ha più notizia. Mi rivolgo a voi, signori del palazzo, a voi che dovreste avere a cuore i problemi della povera gente, e chiedo delle risposte. Delle risposte chiare, precise, che vadano al cuore del problema: è questo quello che chiedo, solo questo.  Perché io, a queste condizioni, non ci sto.

Firma l’appello per la restituzione di Milan Lab alla collettività: tra i firmatari, verrà estratto un fortunato vincitore che riceverà in premio una gigantografia di Vittorio Feltri.

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giovedì 19 novembre 2009

TIFO MILAN

giovedì 19 novembre 2009 16

No, non sto facendo un clamoroso outing. E’ il titolo della vignetta.

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LO SCERIFFO BLANCOS – PT.2

“Si tratta di..”

“Di?”

“Di…anf..in pratica..”

“Insomma, che cazzo vuoi?”

“Eh, non mi ricordo più”

Il vice-sceriffo fece appena in tempo a chiudere la porta, evitando la bottiglia di whisky, ormai vuota, che Blancos gli aveva lanciato contro. Era meglio non disturbarlo, nell’immediato dopo-sbronza.

Qualche minuto dopo, un’altra persona bussò alla porta del tutore della legge.

“Signore? Posso entrare? Ho un’importante comunicazione per lei. Stia tranquillo, non me la scordo”

Lo sceriffo, riverso per terra a sbavare sul pavimento, non disse una parola.

“Signore, lo so che è molto occupato in questo momento, ma è davvero importante”

Blancos, recuperata un po’ di dignità, si alzò in qualche modo e riuscì a trascinarsi fino alla porta.

“Parla”

“Carvalho Pazzo. E’ in città”

La faccia dello sceriffo, deturpata dall’alcool fino a qualche secondo prima, s’illuminò come non accadeva da tempo. Carvalho Pazzo detto “L’apolide” , il pistolero mercenario, nella sua città: era un vero colpo di fortuna, il segno che, forse, il vento stava per cambiare.

Il personaggio in questione era divenuto, negli ultimi anni, uno degli uomini più temuti del west. D’origine cherokee, alto, forte e con lunghi capelli simili alle strisce del mocho vileda, aveva la mano più lesta della contea, ma nella sua tribù nessuno lo cagava. Per questo, raggiunta la maggiore età, decise di fuggire e di vendersi a chiunque gli dimostrasse un minimo di considerazione. Nel giro di qualche anno, lavorò al soldo di contadini, banchieri, brigatisti, politici, senza mai, però, soddisfare veramente qualche cliente. Sì, perchè Carvalho, per essere un pistolero, aveva un difetto piuttosto grave: centrava raramente il bersaglio.

Per dare a Cesare quel che è di Cesare, però, bisogna dire che “L’apolide”, anche se non era buono a sparare, era davvero ottimo in tutto il resto, dal preparare la faraona ripiena allo scovare qualche tizio nascosto chissà dove. Blancos aveva sentito parlare di queste sue doti, e le voci che gli erano giunte avevano risvegliato in lui una incredibile sete di vendetta. Con Carvalho al suo fianco, sarebbe potuto andare a caccia di Conduzco Rojos e di Mo Ratos, fuggiti insieme dopo la sentenza di qualche anno prima. Magari, avrebbe potuto fare una visitina anche a Tog Red e a Hombre de Afef, pure loro spariti chissà dove. Si sarebbe soltanto dovuto ricordare di portarsi dietro il fucile, e di distrarre il pistolero al momento di fare fuoco.

 

Il vice, vedendo la gioia palesarsi sul volto dello sceriffo, iniziò a balbettare, sconvolto:

“Signore, ma lei sta..sta..ehi, venite tutti qua, lo sceriffo sta..”

Il ragazzo fu scaraventato al suolo da una spallata di Blancos, improvvisamente rinvigorito e cazzuto come ai bei tempi, che lo aveva travolto uscendo di gran passo dal suo ufficio con un contratto sottobraccio.

“Dove? DOVE?”

“C-C-Che cosa?”

“DOV’E’ CARVALHO?”

“A-A-Al saloon, credo”.

Lo sceriffo, a petto nudo, partì con determinazione verso il suo obiettivo. In breve, le strade si rimpirono di gente che, vedendo il proprio idolo di nuovo nei suoi cenci, scese per strada per applaudirne la cavalcata ed incitarlo a gran voce. Testa alta, schiena dritta, stelle in bella vista: era di nuovo lui.  Pochi minuti dopo, in un’atmosfera di tripudio, Blancos fece il suo ingresso nel saloon ed iniziò a girare per il posto, alla ricerca del pistolero. Là dentro, però, non c’era nessuno che somigliasse nemmeno vagamente a Carvalho Pazzo.

“Desidera, signore?”

Il barista, il mitico Hag Ricol, celebre per i suoi cocktail energetici, era appena rientrato dal retro bottega.

“Carvalho Pazzo. Voglio Carvalho Pazzo”.

“Guardi, gli ho appena preparato una bevanda di mia invenzione. Ora è fuori, mi sta arando il terreno con le mani. Vedesse come viaggia”

In effetti, viaggiava eccome. Blancos, recatosi sul retro, vide da vicino quel prodigio, ed ebbe un’ulteriore conferma che sì, era lui l’uomo giusto per compiere l’impresa che aveva in mente. Armato di contratto, andò al cospetto del pistolero, che interruppe la sua opera.

“Ciao Carvalho, sono lo sceriffo Blancos. Tu non mi conosci, ma io ho sentito parlare molto di te, e so che potresti fare al caso mio. In pratica, ho bisogno di un uomo per…”

“Ehi, scerifu, fermu, non mi interesa cosa vuoi da me. Cosa sci guadagnu a lavurare por te?”

“Una casa, sei mogli e la cittadinanza di Los Alamos. E una saccata di soldi, esentasse”

“Scittadinansa..por tutta la vita?”

“Certo, per sempre”

“Ascettu”

“Allora, ti spiego: dovresti..”

“Non me ne frega un cassu. Dammi penna che firmu. Ah, un’ultima cosa: se sc’è da sparare, sci pensu iu, veru?”

“Ma certo!"

E così, ottenuta la firma, Blancos uscì dal saloon e mostrò ad una folla impazzita il contratto che avrebbe cambiato la sua vita, la loro vita. La storia stava per essere riscritta.

FINE SECONDA PARTE

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mercoledì 18 novembre 2009

VIGNETTA

mercoledì 18 novembre 2009 4

In attesa delle nuove avventure dello sceriffo Blancos, il ritorno di µ dopo una settimana passata a studiare. Dico sul serio, eh.

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LO SCERIFFO BLANCOS

Los Alamos, agosto 1854. Il suolo del vecchio West ardeva come non mai, un’aria rarefatta soffocava l’intero paese che, visto il tardare dell’invenzione dei condizionatori, non aveva alcuna alternativa allo schiattare di caldo.

Seduto nel suo ufficio, sbronzo già alle undici del mattino, lo sceriffo Blancos sorseggiava del pessimo whisky e si perdeva, come suo solito, in fulgide fantasie. Sebbene di lui, ormai, fosse rimasto ben poco, era ancora un uomo rispettato e benvoluto, stimato dai cittadini onesti e temuto dai malviventi. Il suo coraggio e la sua mano lesta gli erano valsi due luccicanti stelle, che egli, interpretando alla lettera la dicitura “cucirsi sul petto”, si era inchiodato ad un capezzolo con ago e filo.

Nonostante la stima della sua gente, nonostante un capezzolo oscurato dalle onoreficenze, Blancos era un uomo infelice. Niente poteva risollevarlo: in paese venivano organizzate spesso feste in suo onore, con canti, balli e femmine in saldo, ma non ci andava mai, preferendo la solitudine del suo ufficio. Erano soltanto lui e la bottiglia di whisky, l’unica compagnia che gli fosse gradita.

Blancos, però, non era sempre stato così. Un tempo, quando l’estate del 1854 era ancora lontana, egli era un uomo forte e baldanzoso, pieno di vita e di voglia di divertirsi come Ronaldo e Vieri messi insieme. Era il periodo nel quale entrambi i suoi capezzoli vedevano splendere sopra di loro una splendida stella: oltre alle due già sopracitate, ne aveva appena aggiunta  una terza, raggiungendo l’unico vero obiettivo della sua vita. Piantarsi sul petto quella “medaglia” era la ragione per la quale aveva studiato, aveva vinto il concorso per sceriffi ed era entrato in comune.

L’ambito riconoscimento gli era stato conferito per aver assicurato alla giustizia Mo Ratos, un ignaro contadino reo di aver truffato migliaia di persone arricchendosi alle loro spalle. In realtà, Ratos non aveva fatto assolutamente niente, e Blancos lo sapeva bene: questi era infatti in combutta con il vero malfattore, Mo Ji, che sfruttando la parziale omonimia aveva trovato il modo di incastrare l’ingenuo contadino, permettendo così allo sceriffo di arrestarlo e di sbloccare, in cambio della propria impunità, un’indagine che si stava trascinando da troppo tempo e che rischiava di fargli perdere credibilità.

Sfortunatamente per Blancos e Mo Ji, un uomo, Conduzco Rojos,  non rimase convinto della faccenda e volle vederci chiaro.  Aiutato dal suo amico Hombre de Afef, iniziò delle accurate indagini e scoprì l’inganno, denunciando il tutto al magistrato Tog Red che riaprì il processo. La verità venne presto a galla, Ratos fu liberato e Ji condannato. Per Blancos, vista la sua popolarità tra la gente, che avrebbe mal sopportato l’allontanamento dello sceriffo, venne studiata una punizione ad hoc: la confisca della stella illegalmente guadagnata. Per lui, che considerava quel pezzo di latta la sua ragione di vita, l’asportazione fu uno shock tremendo, un qualcosa che andava ben aldilà del mero dolore fisico. Era stato privato dell’unica cosa al mondo che veramente gli interessava, senza nemmeno aver avuto il tempo per godersela un po’: un triste destino, per lo sceriffo.

E allora, eccolo lì, qualche anno più tardi, seduto ricurvo su sè stesso a vomitarsi addosso l’ultima sbornia, mentre sognava il magistrato Red che gli ricuciva personalmente la stella porgendogli le sue più umilissime scuse. Era molto, ormai, che trascorreva le sue giornate così, in preda a sogni di gloria irrealizzabili; fortunatamente per lui, alcuni abitanti del paese si erano messi d’accordo per farne le veci e non far mancare protezione a nessuno. Se c’era una cosa di cui Blancos poteva andare orgoglioso, era la fiducia che la sua gente continuava a riporgli, nonostante il fattaccio di pochi anni prima. Erano tutti convinti che fosse una montatura di Rojos e de Afef, che lo sceriffo fosse innocente e che la terza stella sarebbe dovuta essere restituita. Nemmeno loro sapevano bene il perchè di queste convinzioni, ma le portavano comunque avanti a testa alta.

Quando lo sceriffo terminò il rigurgito, un suo vice entrò nell’ufficio di corsa, ansimando.

“Signore, anf, ho, anf, una grande notizia”.

“Ah sì? Burp. E qual è?”

“Si tratta di..”

FINE PRIMA PARTE

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martedì 17 novembre 2009

EBBASTA

martedì 17 novembre 2009 9

Cattura

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