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giovedì 10 dicembre 2009

BENEFICENZA

giovedì 10 dicembre 2009 21

“Ehi, vecchio, vieni un po’ qua”

Il barbone si alzò barcollando dall’angolo dove stava cercando di recuperare la lucidità perduta la sera prima, o meglio, il mese, l’anno prima. Negli occhi spenti aveva la consapevolezza che la sua esistenza non lo avrebbe mai portato a fare altro se non trascinarsi a fatica verso una meta inutile.

Quel giovane che lo aveva invitato a raggiungerlo, però, gli ispirava fiducia. Di solito, quando qualcuno richiamava la sua attenzione, era solo perché voleva usarlo per sentirsi meglio con sé stesso. La gente lo utilizzava come ricostituente, godeva delle sue disgrazie illudendosi di essere più fortunato di lui, migliore di lui; ma quel ragazzo no, non pareva come gli altri stolti che erano soliti avvicinarlo.

Il vecchio arrivò, ansimante.

“Brutta serata, eh?”

“Non diversa dalle altre. Non vedo l’ora di finire questa bottiglia, scordarmi di tutto per qualche ora e stare un po’ in pace”

Il ragazzo si sfilò un anello dal dito, lo porse al barbone e se ne andò, senza dire una parola. Il vecchio rimase impietrito, spiazzato: da un momento all’altro, si era ritrovato in mano un cerchio d’oro con su sopra  quello che aveva tutta l’aria di essere un diamante, un gran bel diamante. Avrebbe voluto dire qualcosa, ma la situazione era talmente surreale che non riuscì a proferire parola. Una lacrima bagnò il suo volto, e poi un’altra, e poi un’altra ancora. L’ultimo regalo lo aveva ricevuto anni ed anni addietro, quando tutto era diverso, quando le persone, vista la posizione che occupava all’epoca, si sentivano obbligate a tempestarlo di doni, praticamente ogni settimana. Era il primo regalo disinteressato da anni, forse da una vita.

Il giovane, mentre si allontanava, guardava davanti a sé con un sorriso compiaciuto, soddisfatto. Sapeva che quel vecchio, con ogni probabilità, non ne avrebbe avuto per molto. Era solo, malato ed impaurito, mentre lui aveva tutto: prospettive, sogni, possibilità, la prima delle quali pochi giorni dopo. Un po’ di beneficenza a quel pover’uomo non gli sarebbe costata niente, mentre lui, il barbone, avrebbe magari vissuto i suoi ultimi giorni con un po’ più di serenità, avviandosi sul sentiero della morte con qualche speranza e, se vogliamo, anche l’illusione, l’illusione che no, non stava tutto per finire, che ce l’avrebbe fatta, che non si sarebbe spento solo come un cane, nella solitudine di un vicolo.

Per il barbone, in realtà, non c’era speranza: sarebbe morto tre giorni dopo. Grazie al gesto del ragazzo, però, quei tre giorni furono i migliori dei suoi ultimi, terribili anni di vita: vagò per quello che era diventato il suo quartiere condividendo la propria gioia con chiunque gli passasse a tiro, affrontando ogni minuto, ogni secondo con un sorriso genuino, sincero, quasi convinto che, da un momento all’altro, sarebbe passato qualcuno con un regalo per lui.

Il giorno della sua morte, il ragazzo, che ogni sera passava per quelle vie, lo vide mentre stava lentamente spegnendosi. Vide il suo sorriso deformarsi in una smorfia di dolore, ma fu felice, conscio del fatto che il bel gesto di qualche sera prima aveva reso meno arduo il cammino del barbone verso la fine. Il bel gesto di un sabato sera di dicembre, quando il più forte aveva regalato qualcosa al più debole.

Tuttosport

P.S. : a Londra già tremano. Ah, grazie per una partita normale: ne avevamo bisogno. Anche se, un pochino, il pathos della rimonta mi è mancato. Per una volta, però, ne ho fatto volentieri a meno.

P.S.2: un saluto ad Emanuele.

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giovedì 26 novembre 2009

CORNUTO!

giovedì 26 novembre 2009 24

“Ehi, ciao, coglione!”

“Scusa, ma chi sei?”

“Allora, c’hai la ragazza zoccola, eh?”

“Ma..chi sei? Come ti permetti? Che ne sai tu della mia ragazza?”

“Andiamo, su, lo conosco il tipo che se l’è fatta, tempo fa. Hai due corna pazzesche. Ma che uomo sei? Ci credo che non riesci a tenerti una donna, guarda che faccia da demente che ti porti dietro”

“Ma..ma..sì, ok, mi ha messo le corna..e..e..però adesso si è scusata e comunque…non sono…ehi, scusa, fatti un po’ vedere..ma..io ti conosco! L’ho già vista questa faccia, da qualche parte. Vediamo..massì, certo! Tu sei quello che ha due figli un po’, come dire..colorati, che peraltro non si assomigliano granchè! Ne parlano tutti in città! Cazzo, sei diventato una barzelletta! Ahahahahahahah..ed hai il coraggio di venire da me a darmi del cornuto?”

“Sì, beh, e allora? Io non devo per forza tenermi la mia donna, tu sì. Sono anni che non fai che dire che vuoi che non tocchi nessun altro uomo, che giri con il lucchetto alle mutande..”

“Ma che cazzo stai dicendo?”

“Sì, sì..io tutti gli anni parto senza l’obbligo di tenerla a bada, cioè, se succede ok, ma se non succede fa niente, non spendo il tempo che spendi tu per starle dietro. Tu, invece..”

“Ehm, dai, mi sembra che tu abbia un po’ di confusione in testa. Il fatto è che tu vieni a parlare a me di corna quando tua moglie ha sfornato due pargoli neri con due padri diversi..non ti sembra un po’ assurdo? E poi sarei io il coglione?”

“Eh ma tu…oh, aspetta, il telefono. [lo sfila dalla tasca, risponde]Sì amore, oh amore è bellissimo, arrivo subito, tu resta calma, ok? arrivo in un lampo [riattacca, scuro in volto]. Oh, devo andare. Mia moglie. Sta partorendo”

“Ma scusa, ho sentito al bar che tu nove mesi fa ti sei preso qualche settimana di vacanza e sei andato via da solo, per riflettere”

“Appunto”.

Morale: se sei un bue, lascia stare gli asini. Hai più corna di loro.

Catturas

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venerdì 6 novembre 2009

REGALACI UNA PERLA

venerdì 6 novembre 2009 15

Giochi nella Juventus? Hai un forte ritardo mentale? (come dici, è proprio per questo che giochi nella Juventus?)

E allora, cosa aspetti? Spara anche tu qualche fregnaccia sull’Inter degna del peggior commentatore di Tuttosport.com . Avrai a disposizione un’ampia gamma di argomenti, dai favori arbitrali all’incredibile fortuna che caratterizza quest’annata dei nerazzurri, passando per i propositi di rimonta e per il nervosismo di Mou. E tutto senza doverti preoccupare dell’attendibilità di quello che dici: il pubblico cui ti rivolgerai, qualsiasi cosa uscirà dalla tua bocca, accoglierà le tue perle come verità assolute ed inconfutabili, ed alla prima occasione le scaglierà contro i suoi detrattori alla prima accesa discussione al baretto.

imageCome si fa a non darti retta, se ci guardi così

Perciò, non perdere quest’occasione: fatti portavoce della tifoseria più raffinata d’Italia, entra nei loro cuori con dichiarazioni al vetriolo, grondanti acume e intrise, anche, di una certa classe. Potresti, un giorno, approdare nell’Olimpo dei grandi, e divenire immortale. Pensa a Cannavaro, a Chiellini e Legrottaglie: in poche ore, tre uscite che resteranno negli annali. Il primo vuole Scudetto e Champions, il secondo sottolinea come l’Inter stia andando avanti a botte di culo da tre mesi; ma è suor Nicola a superarsi, che col suo “Se non prendiamo gol, la Juve vince” scopre la strategia definitiva per annientare gli avversari e si propone come nuovo Sun Tzu.

imageNe hai sempre una pronta

Il ritardo mentale non pregiudicherà il gradimento delle tue dichiarazioni, anzi, se possibile, lo accrescerà in modo apprezzabile. Non stare lì ad affaticarti pensando ai sette punti di svantaggio rimediati in undici giornate, o al fatto che siate riusciti a battere un’armata come il Maccabi solo grazie a due mezzi gol ed ai miracoli di Buffon. Lascia stare, lascia stare! Sono gli interisti che hanno fortuna, che rubacchiano, che si cacano sotto e che presto la pagheranno per le loro malefatte.

ne hai sempre una pronta Un uomo di classe si riconosce dalle piccole cose

Allora, ci siamo capiti: domattina, quando a fine allenamento un illustre giornalista ti avvicinerà, non fuggire come al solito credendo che voglia romperti il microfono in fronte, ma vagli incontro convinto e spara la prima cazzata che ti passa per la testa, ricordandoti di pronunciare la parola “Inter”: vedrai, sarà un successo.

 

*****

 

A proposito di fregnacce, non potevo certo non sottolineare questa prima pagina:

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No, dai, quel “fermate chi lo picchia” è il massimo.

Basta, basta! Guardate come avete ridotto quel povero ragazzo! E’ in lacrime!

E’ ora di prendere dei provvedimenti contro questi bulli. Gira voce di un video su youtube dove dei disadattati rubano la Kinder Brioss a Diego e poi gli tirano i cazzottini sulle costole! C’è da fare qualcosa, c’è da chiamare i genitori, la maestra, il preside, bisogna porre fine alle violenze su questo giovane, che ha l’unica colpa di essere irrimediabilmente più talentuoso di tutti gli altri.

Vogliamo ancora vedere immagini come queste? Ci vogliamo alzare la mattina ed essere costretti a sentire storie così tristi? Non credo proprio.

E allora diciamo tutti insieme no al bullismo, restituiamo il sorriso a Diego e a tutte le vittime di chi è così vigliacco da prendersela con i più deboli. Potremmo avere, magari, un futuro migliore.

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mercoledì 28 ottobre 2009

ALCORCON

mercoledì 28 ottobre 2009 31

Quando spendi 240 milioni e poi, in una settimana, ti ritrovi a pareggiare con lo Sporting Gijon e a perdere col Maifredi Team e l’Alcorcòn, capisci che forse era meglio fare beneficenza. I presupposti per la fucilata c’erano già da mercoledì scorso, ma almeno quelli del Maifredi un tempo giocavano bene. Ora hanno l’artrite e l’osteoporosi, ma il pallone lo sanno trattare, eccheccazzo.

L’Alcorcòn però, dai, no.

Alcorcòn. Sembra il nome di una delle squadre che sfida il Milan nelle prestigiose amichevoli organizzate per far segnare Huntelaar. Perdere con questi qua, e per 4-0 per giunta, è davvero paradossale: un po’ come se, in Italia, il Milan perdesse con la Cavese, o la Juve col Mantova. Magari ho esagerato con i paragoni (in effetti, due cose del genere credo proprio che siano impossibili), ma era giusto per farvi capire la portata della cosa.

A questo punto, visto quanto successo ad Alcorcòn (non è un nome bellissimo? Al-cor-còn. Passerei giornate intere a dirlo), c’è da trovare qualcuno che spieghi ai gonzi che la scorsa settimana hanno battuto un’accozzaglia di capre, capaci prendere quattro pere da una squadra poco più che amatoriale, undici amici che avevano affittato il campo per farsi due risate. Sarà dura scovare una persona adatta: ci vuole tatto, per parlare con chi ha dei problemi.

Ora che ci penso, credo che sia il caso di mandare questo qualcuno anche da Blanc, per fargli capire che, quando la Juve vincerà il suo prossimo scudetto, non ci sarà nessuna terza stella, nè reale nè morale. Ah, e già che c’è, anche che “ce li hanno tolti” non è la frase giusta da usare, per parlare di due scudetti rubati che si è stati costretti a restituire. Voglio dire, se io domani scippo una vecchia, mi arrestano e le restituiscono la borsa, non andrò in giro a dire “La mia borsa! Me l’hanno tolta”, perchè, come dire, non avrebbe senso.

Allora, ricapitolando: ci serve qualcuno che vada a dire ai milanisti che battere il Real non è un’impresa, che spieghi a Blanc che le stelle sono due e rimarrano tali ancora per tanto tempo e che l’appropriazione indebita non comporta l’acquisizione del diritto di proprietà.

Mi sa che ci vuole uno bravo. Parecchio bravo.

filini(nella foto: il centravanti dell’Alcorcòn)

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venerdì 23 ottobre 2009

CIAO GIOVANNI

venerdì 23 ottobre 2009 2

La partita di mercoledì sera, oltre che per il rivoluzionario 4-2-3-1 di Ciruzzo, verrà ricordata come l’ultima nella quale Giovanni Cobolli Gigli è entrato all’Olimpico da presidente della Juventus.

Con lui se ne va un glorioso pezzo di storia, un uomo che ha saputo dare delle soddisfazioni, soprattutto a noi. E’ finita un’epoca, un’epoca iniziata il 29 giugno del 2006, quando un tizio sulla sessantina venne nominato Presidente della società bianconera, per motivi che tutt’ora gli sfuggono, dal primo CdA del dopo-Moggi.

Lui, Giovanni, che fino ad allora si era occupato praticamente solo di editoria, si ritrovò così a dirigere la società bianconera, appena retrocessa in serie B, essendo palesemente a digiuno di qualsiasi conoscenza calcistica. E non nel senso che non conoscesse nessuno - a differenza del precedente direttore generale, che conosceva un po’ tutti –, ma nel senso che di pallone ne sapeva meno di Tardelli.

Quest’ultimo, insieme al giovane fuoriclasse Secco, a Lapo, ad uno dei mille Blanc che popolano il mondo dello sport e ad altri simpatici burloni, era presente (e votante) il giorno dell’investitura di Giovanni. Il nostro, viste le carenze in materia calcistica, si affidò fin da subito a quello straordinario CdA, che passerà alla storia come uno dei più improbabili di tutti i tempi, sui livelli di quelli dell’Inter del dopo-Lippi. Si affidò a loro, e fece bene.

Alessio Secco, come regalo di benvenuto, gli portò il contratto di Boumsong su un piatto d’argento. Quale miglior inizio, per il successore di Franzo Grande Stevens? Meglio di così, si poteva fare soltanto cedendo Mutu alla Fiorentina per otto milioni più il prestito di Bojinov. E infatti riuscirono a fare meglio di così.

Il giorno della nomina, appena uscito dal CdA, Giovanni spiegò così la filosofia che avrebbe portato avanti durante il suo mandato:

“Noi ci diamo l'obiettivo di essere vincenti, simpatici, trasparenti; di coltivare un grande rapporto con Torino, con l'Italia, consapevoli di essere uno dei principali Brand italiani nel mondo. Trasparenza e lavoro di squadra saranno le nostre parole d'ordine. Credo che il nuovo Cda dimostri la chiara determinazione a guardare al nuovo futuro con il massimo rispetto per i valori etici e sportivi”.

Parole chiare, decise, da leader, alle quali aggiunse anche “Per quanto mi riguarda, spero ancora di vincere la Champions League il prossimo anno”. Forse nessuno gli aveva ancora spiegato che la Juve sarebbe finita sicuramente in serie B, che la serie B è la categoria dove vanno a giocare coloro che retrocedono dalla A e che retrocedendo è impossibile qualificarsi per la Champions.

La curiosità, per quanto riguarda i primi tempi, è la quasi assenza di attacchi all’Inter: i tifosi, schiumanti di rabbia, si aspettavano un presidente più battagliero, e da subito hanno cominciato a chiedere più juventinità nei piani alti.

Grazie alla sua fermezza e al suo carisma, alcuni dei campioni bianconeri come Buffon, Del Piero, Trezeguet, Ibr..no, questo no, furono convinti a restare a Torino a giocarsi la promozione su campi tosti come quelli di Crotone e di Cesena. L’annata nella serie cadetta si concluse con un’inevitabile vittoria, ma Deschamps, logorato da mesi di campagna mediatica (e non) avversa, si dimise. Come successore Giovanni puntò su Ranieri, il tecnico ideale per vincere subito.

Questo fu troppo anche per Tardelli che, vedendo inascoltati i suoi consigli (avrebbe voluto puntare tutto su Novellino. Davvero, eh) uscì dal CdA lasciando un vuoto incolmabile.

Col ritorno in serie A, iniziarono le sparate contro l’Inter; una selezione dei maggiori luoghi comuni sui neocampioni d’Italia fu preparata e messa sulla scrivania del Presidente, che così ebbe modo di imparare bene le vaccate da raccontare in modo da accontentare anche il tifoso più rosicante. Di quell’anno si ricorda la faraonica campagna acquisti: è l’estate di Grygera, Tiago, Andrade e Almiron, gioielli che l’abile Secco strappò alla concorrenza di tutta Europa. La consapevolezza di aver portato grandi campioni a Torino fece sì che si potesse inaugurare la serie dei proclami estivi, che sarebbe proseguita per altri due anni. Al grido di “Possiamo farcela”, il Presidente ha diffuso fra la tifoseria gobba la convinzione che “ora che c’è la Juve, torna tutto come prima, l’Inter rivince tra 18 altri anni”, eccetera.

La realtà vide però la Juve finire al terzo posto, sottolineato comunque come un successo dai presunti addetti ai lavori. Finito il campionato, era tempo di rafforzarsi: il Liverpool era pronto a sbolognare Xabi Alonso per 18 milioni, Giovanni ci pensò ma..no, è meglio Poulsen, dà più sostanza. E Stankovic? Bah, non piace ai tifosi..che resti dov’è. Ranieri iniziò a plasmare il suo camaleonte solido, Cobolli intensificò le critiche verso l’Inter senza sapere davvero perchè.

Con l’arrivo di Amauri, centravanti da oltre due reti all’anno, si può sognare. Il proclama per il 2008 fu:

"Io credo che quest'anno la Juventus possa puntare allo scudetto. E ci crede anche Ranieri. Se ci dovesse essere maggiore livellamento quest'anno, la Juventus potrebbe approfittarne. E comunque non capisco perchè solo la Juventus sia stata retrocessa in Serie B e, inoltre, con una penalizzazione in punti».

Preciso e pungente come sempre, una vera lingua affilata la sua. Questo sarà ricordato come il suo anno migliore, costellato da perle su perle. Su tutte, tre meritano di essere citate:

  • “Dopo aver letto con attenzione le gravi dichiarazioni rilasciate dall’allenatore dell’Inter la Juventus manifesta stupore e sdegno e chiede all’Inter di dissociarsi pubblicamente da tali esternazioni. Con le sue dichiarazioni, l’allenatore dell’Inter ha mancato di rispetto non solo alla Juventus e ai suoi 14 milioni di tifosi, ma a tutto il calcio italiano. Piuttosto che alimentare una pericolosa cultura del sospetto, i rappresentanti delle società hanno il dovere di dimostrare educazione e senso di responsabilità - prima, durante e dopo le partite - per sostenere l’evoluzione del calcio italiano e della sua immagine internazionale”;
  • Il ricorso contro la squalifica del campo per i cori razzisti contro Balotelli;
  • “120 mln per Del Piero? Non lo venderemmo”

Nonostante i proclami, l’annata è deludente e Ranieri viene messo alla porta a due giornate dalla fine. Al suo posto, ecco Ferrara, il Guardiola italiano, il Ferguson partenopeo, o più semplicemente uno che non ha mai allenato in vita sua.

Per il 2009/2010 in casa Juve si è deciso di puntare davvero in alto. Sono stati così stanziati 50 milioni per il duo brasiliano Melo-Diego, rispettivamente il nuovo Dunga e la nuova frontiera dell’evoluzione umana. Sono stati presi Caceres, Cannavaro e Grosso. Milioni di gonzi-bis (non al livello dei gonzi originali, ma quasi) sono stati convinti che il gap è stato colmato, e che forse c’era addirittura stato il sorpasso.

E poi, a metà di ottobre, i punti da recuperare sono già 4. Sì, in effetti era l’ora di rispedire Cobolli Gigli in luoghi a lui più consoni.

Ci mancherai, Giovanni. Finchè c’eri tu, nessuno si sarebbe mai azzardato a prendere uno Xabi Alonso, o un Lampard: passavi tutto al vaglio, avevi l’ultima parola, e difficilmente sgarravi.

Speriamo solo che Blanc sia alla tua altezza. Ci teniamo ad arrivare alla seconda stella entro il 2012.

Grazie di tutto.

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domenica 18 ottobre 2009

E’ MORTO, E’ MORTO

domenica 18 ottobre 2009 4

19-10-2008, 29-09-2007, 28-10-2006.

Cosa sono, le date degli ultimi gol di Del Piero, Huntelaar e Borriello?

No, sono un po’ troppo recenti. Sono semplicemente le giornate nelle quali gli ultimi tre campionati hanno ricevuto la prima, letale ferita che li avrebbe portati a morire di lì a qualche mese. Sono le date in cui i proclami di vittoria dei nostri sempre più esausti rivali si sono trasformati in rese quasi obbligate, fondate sullo slogan “eh ma con quella squadra è chiaro che lo vincete”. Sono le date in cui le bocche hanno iniziato a cucirsi ed a preparare le cazzate per l’estate successiva, quella in cui il gap sarà colmato.

Direi che, senza ombra di dubbio, si possa aggiungere a questa collezione questo splendido 17/10/2009, uno dei giorni più lussuriosi della mia più che ventennale carriera interista. La mazzata data a Ciro ed ai suoi fratelli è di quelle forti, anche più di quella dell’anno scorso a Roma (che pur era stata micidiale, con tanto di gol di Obinna).

Vedere Diego e Filippo Pero fare peggio di Zanetti e Jovetic è cosa che ti scalda il cuore, ma godersi uno spettacolo come quello visto a Marassi è davvero il massimo. C’è stato di tutto: il gol in apertura, Balotelli che dimostra ancora una volta di essere una punta di livello assoluto, un gol da 54 metri al volo, un gol di Vieira ed un’altra dimostrazione – anche se non ce n’era poi tutto questo bisogno – che il confronto tra Diego e Sneijder, che i gobbi ci propinano da mesi (fateci caso: appena uno si azzarda a criticare Diego, se ne escono fuori con il fatto che è sicuramente meglio del nostro olandese. Si chiamano complessi d’inferiorità) pende decisamente a favore di Wesley, anche se nessun telecronista esagitato ha ancora gridato in preda a spasmi “Un fenomeno a San Siro” o “l’Inter ha trovato un grande campione”. Evidentemente certi complimenti bisogna guadagnarseli raccogliendo regali di Cassetti o Mexes ed infilando la saracinesca Julio Sergio Bertagnoli. Questi sì che sono test probanti.

Insomma, anche quest’anno si è capita qual è l’antifona.

121953-500

Ah, già, cazzo.

E’ rientrato Sissoko.

Ritiro tutto quello che ho detto.

P.S.: su facebook il gruppo dell’anno: “Quest'anno MELO sento con DIEGO sono c***i AMAURI!!!!!”.

Non so, se volete organizziamo una raccolta fondi, un’opera caritatevole, qualcosa che aiuti. Voglio fare qualcosa per questa gente, dare loro un appiglio concreto. Anche individui del genere meritano un po’ di comprensione.

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lunedì 5 ottobre 2009

MAL DI GOLA (E VIGNETTA)

lunedì 5 ottobre 2009 27

Oggi mi è venuto il mal di gola.

E chi se ne frega, direte voi.

Nessuno infatti, a meno che, tra quelli che stanno leggendo, non ci sia un’aspirante infermiera intenzionata a curarmi.

E’ che, ritrovandomi a sperare che la mia saliva si esaurisca per poter smettere di deglutire, mi sono ricordato di quanto si stia bene quando il mal di gola non c’è. Cazzo, pagherei oro per poter avere di nuovo un rapporto equilibrato con mia saliva.

Se penso a quanto poco io mi goda la mia gola quando non ho problemi, mi viene davvero il nervoso. Sono lì, che mi lamento, che rompo le palle, e non mi rallegro nemmeno un momento del fatto di stare bene, di non avere le tonsille come le cosce di Ronaldinho. Che spreco di salute.

Dopo il pareggio di Kazan, parecchi, troppi interisti si sono lamentati, hanno fatto capire di essersi rotti le palle. Erano convinti che saremmo andati là, con tre o quattro titolari fuori forma e mezzo centrocampo a casa sul divano, ed avremmo fatto a fette i russi, snocciolando intensità ed ampiessa. Piagnistei, processi, addirittura Mourinho in discussione: ne ho sentite parecchie. Probabilmente questi signori sono gli stessi che fischiavano Muntari ieri sera: un gruppo di geni. Si aspettavano lanci di 70 metri, trivele d’interno, cross millimetrici, una tripletta ed un rigore parato. Sono rimasti delusi, e quindi, giù fischi.

Ecco, questi qua si meriterebbero un po’ di mal di gola. Non tanto eh, solo qualche mese: giusto per fargli ricordare un po’ come ci si sente quando le cose non vanno proprio bene. Gli farei passare tre mesi da juventino o, ancora peggio, da milanista. Tre mesi a vedere Amauri che non segna nemmeno al torneino di rigori in allenamento, o a gustarsi letali colpi di tacco eseguiti di misteriosi giocatori finlandesi. Tre mesi a perdere litri di bile al giorno, a convincersi che Diego sia il Supremo, che Ferrara non sia un fesso e che Borriello tornerà presto.

Con un trattamento di questo tipo, probabilmente, ai fenomeni di cui sopra passerebbe la voglia di lamentarsi per aver perso una partita ed averne pareggiata un’altra. Con tre mesi di mal di gola, capirebbero quanto bene si stia senza doversi preoccupare ogni volta degli arranchi di Jankulovski, delle gite di Chiellini, delle Crocs di Seedorf, o senza la consapevolezza che i piedi da cui partono le cose migliori siano quelli di Nesta.

Capirebbero come si stia al calduccio con Julio Cesar, Lucio e Samuel, con Cambiasso e Stankovic, con Sneijder, Eto’o, Milito e tutti gli altri. E capirebbero quanto siano stati stupidi a non godersi un periodo come questo, dove, in campionato, dopo quattro anni di dominio siamo di nuovo in testa con gli avversari che brancolano nel buio (qualcuno da qualche settimana, qualcun’altro da qualche anno) e in Champions abbiamo tenuto contro la squadra più forte del mondo, riuscendo a non concedere nemmeno un gol a gente come Ibra, Messi, Henry e i loro amici.

Meriterebbero di sentirsi come Leonardo alla fine della partita di ieri. Un uomo, il Leo, che è il ritratto della sofferenza: si è presentato in sala stampa con le tonsille in mano e un buco nella laringe, teso come una corda, implorando i giornalisti di risparmiarlo. L’avesse fatto Mourinho, si sarebbero messi a dire che la voce l’ha persa per il troppo nervosismo, che dietro alla richiesta di essere esonerato dalle inverviste ci sono arroganza e, chiaramente, nervosismo, che l’esultanza al gol di Sneijder è un chiaro segnale di nervosismo, che essere portoghesi è sintomo di nervosismo, nervosismo, la parola più bella del mondo.

C’è da dire, però, che Leo faceva parecchia tenerezza: un uomo distrutto, costretto a mettere la faccia e a difendere un Pato in crisi d’identità, un lampione chiamato Huntelaar e più in generale una squadra che ha fatto 9 punti in 7 partite, non vince da decenni e non si eccità più nemmeno con la musichetta. Però oh, Dinho è rinato. Ora ci pensa lui.

Meriterebbero di sentirsi come Ferrara (o’fess) dopo essere stato preso a pallate da Pastore e dagli altri funamboli del Palermo. Anzi, rilancio: più che come Ferrara, meriterebbero di sentirsi come tutti gli juventini, convinti fino ad un paio di settimane fa che Diego fosse uno Zico più completo con in più un pene di 60 cm, che Filippo Pero fosse un Cambiasso ambidestro e forte come un toro e che la Juve fosse la squadra da battere in Italia, in Europa, nel mondo, dappertutto. Poi invece arrivano Cavani e Simplicio e si torna a casa propria, ossia al terzo posto. Mentre qualcuno, una squadra a caso proprio, torna anch’essa dove le compete: in testa.

Ecco, questo ci vorrebbe: una bella cura juventinomilanista.

Cazzo, fatela. Fatevi quest’esperienza. Vi farà bene.

Nel frattempo, grazie a quella pasta d’uomo che si nasconde dietro al delicato nickname  “L’uomo che bestemmiava ai cavalli”, ecco il video di uno che ha il mal di gola. No, per farvi capire come ci si riduce.

 

In chiusura, una vignetta di quel sovversivo di µ:

File0018

Domani, alle 17, un’altra.

E se non venite a vederla…

 

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lunedì 28 settembre 2009

GOBBI & GONZI

lunedì 28 settembre 2009 14

Ieri, sia dopo Juve-Bologna che dopo Milan-Bari, sono andato su facebook in cerca di qualche gruppo pro-Pazzini o pro-Samp, ma non ne ho trovati. Un vero peccato.

Un po’ strano, perché le splendide partite dei nostri “rivali” avrebbero sicuramente dovuto accendere gli entusiasmi dei Gobbi&Gonzi, rendendoli ancor più sarcastici di quando, sabato sera, hanno festeggiato rispettivamente il 28esimo e il 18esimo scudetto.

Impossibile non essere felici della prestazione dei ragazzi di Ferrara all’Olimpico. Bastava la presenza di Diego, il non plus ultra del maschio (e dell’essere vivente in generale), a scatenare orgasmi sconquassanti nella tifoseria gobba. La prestazione del brasiliano, poi, è stata tale da far crollare ogni residuo dubbio circa la sua netta superiorità nei confronti degli scarponi ai quali viene solitamente paragonato. Avrei proprio voluto vedere cosa sarebbe stato capace di fare Zico, con Mingazzini e Britos a mordergli le caviglie. Avrei proprio voluto vedere!

Se poi a questo essere sovrumano aggiungi un killer spietato come Amauri, capisco perché i gobbati abbiano già in mano lo spumante. Ormai sui livelli di suor Nicola in quanto ad astinenza (sebbene di diversa natura…cioè, almeno credo), il prossimo acquisto di Lippi si è ben disimpegnato, dimostrando di avere uno straordinario feeling con la porta (non con quello del Barcelona, eh). Che dire, c’è da augurarsi che la sua presenza in campo continui a non essere messa in discussione.

I Gladiatori disputano una grande partita, deliziando il proprio pubblico. Dopo la rete venuta da uno spunto sulla fascia di Zebina, un qualcosa che aveva le stesse probabilità di concretizzarsi di uno scatto di Ronaldinho, controllano la gara, venendo presi a pallate da una squadra che schiera frombolieri come Valiani e il Panteròn Zalayeta (che, notoriamente, è in grado di segnare solo ad una certa squadra).

Quando tutto ormai pare deciso, ecco l’episodio-chiave: entra lui, l’Emerson di nuova generazione, il talismano in cui tutti noi confidavamo. Gli bastano pochi minuti per propiziare il pareggio del Bologna, ad opera addirittura di Adailton col destro. Un po’ come se Recoba, una volta, avesse segnato di testa con uno stacco imperioso stile Crespo in Ajax-Inter.

Spumante in frigo per gli amici gobbi, quindi. Come sempre, però, le note più dolci vengono dai mitici audio-dopati, ormai sempre più nei nostri cuori.

Il Bari di Ventura - che pur bene si era comportato nelle precedenti giornate di campionato, prima compresa -, appena tocca il prato di San Siro e vede gli eroi rossoneri, si trasforma in un dream team di fuoriclasse oltremodo dotati, un po’ come la squadra degli alieni in Space Jam. Rivas e Alvarez prendono coscienza del brutto stato in cui sono ridotti i binari esterni dei Papi Boys (non che quelli interni siano messi meglio, eh), e prendono l’ottovolante ogni volta che cercano di guadagnare il fondo. Lo spettacolo è imbarazzante: Zambrotta ed Abate sono messi continuamente alla frusta da gente che qualche anno fa faceva la terza categoria a Montespertoli, e non sanno più dove battere la testa.

In particolare, Abate sembra davvero a suo agio nel nuovo ruolo: Rivas (certo che uno che si chiama così non può che essere un fenomeno) lo spettina continuamente e crea una decina di situazioni pericolose, costringendo tra l’altro il numero 20 rossonero a rimanere ancorato sulla linea difensiva, impossibilitato a sfruttare quelle che, almeno in teoria, dovrebbero essere le sue caratteristiche migliori. Con una prova così si sarà certamente guadagnato la nazionale: è questo lo standard di prestazioni che Lippi chiede per poter entrare nel suo gruppo vincente.

Il Bari attacca indiavolato, mentre i bambini sugli spalti si divertono a dare da mangiare a Ronaldinho. Il massacro non pare volersi placare e, per rendere più sopportabile il Bari Show, il buon Caressa intrattiene i gonzi ricordando più volte che andrà presto in onda un’imperdibile intervista a Kakà.

Nel Milan il migliore è Thiago Silva, incollato al divano di casa sua davanti a “Un medico in famiglia”. Storari, per la gioia dei numerosissimi tifosi milanisti sugli spalti, sembra l’Ispettore Gadget ed arriva ovunque, disinnescando i tentativi del Matador Rivas e della sua allegra banda. Per vedere il primo tiro in porta del Milan bisogna aspettare il secondo tempo: ci prova Pirlo su punizione, Gillet respinge e Ronaldinho riesce a non centrare la porta, essendo oltretutto in fuorigioco. Huntelaar, là davanti, si disimpegna egregiamente con un paio di giocate alla Javi Moreno.

Il Bari, nonostante una quarantina di occasioni, non pare proprio voler infierire sui rossoneri, che in effetti fanno un po’ tenerezza. Nel finale si vedono un altro paio di miracoli di Storari ed addirittura un tiro di Ronaldinho, ma il risultato non cambia: al fischio dell’arbitro la partita si conclude sullo zero a zero. I giocatori del Bari si avviano verso la propria curva a ricevere gli applausi, i milanisti fanno lo stesso e ricevono cappi e lamette.

Grazie per la splendida domenica. Se ad ogni sconfitta dell’Inter succede questo, spero di perdere, ogni tanto. Qualche altra giornata così la passerei volentieri.

ada

E comunque, siamo dei ladri: a Genova meritavamo di perdere.

Come? Abbiamo perso? Abbiamo rubato lo stesso. Meritavamo..boh, un attacco di dissenteria. A testa.

P.S.: da oggi, novità succulente. Avevo bisogno di un collaboratore, un vignettista in particolare: volevo contattare Vauro, ma tanto fra un paio di settimane lo arrestano, quindi non ne vale la pena. Poi ho pensato a Carl Barks, ma sfortunatamente pare che sia morto. Mi sono dunque rivolto al terzo della lista, che ha accettato: si metterà al servizio del blog già da oggi.

Chi è?

Ciccio Valenti.

No, scherzo. Dategli il tempo di scegliersi un nome (o meglio, un nick).

Intanto, alle 17.00 di oggi, prima vignetta onlain.

Pace e bene.

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mercoledì 22 aprile 2009

DIFFERENZE

mercoledì 22 aprile 2009 9
"Non c’ero sabato allo stadio, ma ho visto Juve-Inter in tv e ho letto i giornali. E mi sono vergognato, da juventino, per i cori contro Balotelli. Ho 80 anni già compiuti, di partite ne ho giocate tante, le ho date e le ho prese, parolacce se ne sono sempre dette, ma lo sport non è mai stato maltrattato come adesso. E non è che il tifo ai miei tempi fosse poco acceso, anzi: su certi campi ti veniva la febbre al pensiero di entrarci. Quando arrivava il derby con il Torino per tutta la settimana precedente ci stavamo alla larga, noi e loro. In campo non ci conoscevamo, gli spettatori urlavano di tutto a noi e alle nostre mamme, ma "devi morire" non si è mai sentito gridare in nessuna curva. E passata la domenica del derby io facevo gruppo con Bacigalupo, Rigamonti e Martelli, quelli del Trio Nizza. Eravamo amici e mangiavamo insieme da Tolmino, nella strada dove c’era addirittura la sede granata.
Il bello dello sport è questo: cercare con tutte le forze di vincere, sfottersi anche, ma da uomini veri. E poi cosa c’entra il colore della pelle, oltretutto quel ragazzo è nato in Sicilia, è italiano come i miei nipoti. Io il ricorso contro la squalifica non l’avrei fatto. Certo una giornata di campionato a porte chiuse è una condanna dura, non è la prima volta che il razzismo entra negli stadi ed è la prima volta in serie A che la pena è tanto grave. Non sono soltanto i tifosi della Juventus a urlare slogan orribili (e la società si è scusata), ma non mi sento più contento perché anche altre tifoserie, compresa quella dell’Inter, si sono comportate in modo vergognoso. Bisogna cominciare a dire basta perché il razzismo è una brutta bestia. I tifosi, di qualunque squadra, devono sapere che certi comportamenti non si possono accettare. E, sia chiaro, deve valere per tutti".
Giampiero Boniperti, testo raccolto da Enrica Speroni [fonte: gazzetta.it]



"Qualsiasi societa' deve far valere i suoi diritti e quindi rinunciare al ricorso sarebbe sbagliato. Le sentenze sono un dovere ma il ricorso e' un diritto, e noi pensiamo di avere diritto a una sentenza piu' equa rispetto alle nostre colpe, piu' coerente con i giudizi del passato.
Il ricorso sara' fatto con molta tranquillita' e se non sara' accolto andra' bene lo stesso. Ci piacerebbe che fosse preso in considerazione, anche perche' non abbiamo alcun tipo di recidiva ed e' nostro dovere cercare di limitare i danni che comunque devono venire da una sentenza che non potra' non esserci. La Juventus non vuole finire sui libri scolastici come esempio di quanto successo, ma anzi, sta facendo di tutto contro il razzismo, cercando anche di seguire la Uefa. C'e' la necessita' di modificare i regolamenti, non sta a me dire in quale modo ma credo sia importante.
Comunque sia, in tribuna nessuno si è accorto di quei cori. La qualita' della produzione televisiva della Juventus e' stata tale che chi era a casa seduto in poltrona percepisse con molta piu' chiarezza il contenuto di questi cori di quanto potessimo fare noi. Ce ne siamo accorti solo alla fine della solita cena dopo la partita quando il nostro addetto stampa mi ha segnalato che ci stavano facendo dei rilievi. Non e' una giustificazione ma aiuta a capire che la situazione e' maturata nella sua complessita' nel tempo. Dopodiche' domenica abbiamo fatto la nostra opportuna presa di coscienza".
Giovanni Cobolli Gigli [fonte: agi news]


Trova le 7 differenze.

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martedì 3 marzo 2009

I rosiconi

martedì 3 marzo 2009 3
Da quando l'Inter occupa la vetta della classifica, ossia da 3 stagioni a questa parte, i "tifosi" italiani (non interisti ovviamente) sono impazziti.
Non riescono davvero a capacitarsi che l'Inter, la squadra simpatia che avevano deriso per anni, stia dominando la serie A in lungo e in largo. Non riescono a farsene una ragione. Hanno il fegato a brandelli.
Ogni tifoso reagisce a modo suo a ciò: chi dà la colpa all'arbitro, chi dice "eh, tanto il prossimo anno..", chi nega e pensa che sia tutto uno scherzo; si possono però separare le reazioni principali in base alla fede calcistica di questo foltissimo gruppo di individui.

ROSICATE DEI TIFOSI MILANISTI:
Per questi soggetti, il campionato, la coppa italia e più in generale tutto ciò che vince l'Inter non contano assolutamente niente.
Poco importa se, come quest'anno, la loro squadra avesse come obiettivo primario la conquista dello scudetto: per i milanisti, il campionato è un torneo di poco conto.
Hanno perso derby su derby, accumulato distacchi abissali negli ultimi anni e rimediato figure di merda con alcune delle peggiori compagini della serie A, ma tutto questo pare non avere importanza. Sarebbero capaci di perdere un derby per 4-0 e dimenticarsene la settimana successiva.
Non riescono ad ammettere quanto la loro squadra sia inadeguata a competere per qualsiasi genere di traguardo, a parte una salvezza tranquilla. Ad ogni critica, rispondono prontamente "siamo i più titolati al mondo", dimenticando forse che nel calcio il passato non conta;non conta ciò che hai fatto, conta ciò che fai e ciò che sarai in grado di fare.
L'attuale Milan fa schifo in tutte le competizioni, e continuerà su questa strada anche in futuro, se non avverrà quel rinnovamento totale che si è mostrato necessario già negli anni scorsi.
Ma per i tifosi milanisti queste sono tutte chiacchiere, loro sono i pluricampioni dell'universo e vogliono ancora Maldini e Kaladze al centro della difesa, sarebbero pronti a richiamare Serginho e Cafu e credono che Pirlo sia il miglior centrocampista di ogni tempo.
Per loro la rosa del Milan è ottima, piena di campioni, che permettono alla squadra rossonera di giocare un calcio sfavillante, senza eguali nel mondo.
L'Inter è soltanto una squadretta, che vince solo perchè senza avversari o perchè aiutata, dimenticando di come loro siano stati a contatto con la vetta (fino a novembre) soltanto grazie ai potenti calci in culo datigli dagli arbitri, coi mille rigori assurdi assegnati.
Purtroppo per loro, la realtà è che noi, in questo momento, siamo quello che loro vorrebbero essere: i migliori (cit. iostoconmancini.com)


ROSICATE DEI TIFOSI JUVENTINI:
Per i tifosi juventini il tempo si è fermato, precisamente all'anno 2005.
La Juventus è la squadra più forte d'Italia, domina il campionato ed ha una dirigenza infallibile e per niente disonesta.
L'Inter è la solita perdente, non vince niente da vent'anni e mai vincerà qualcosa, perchè la Juve glielo impedirà.
Ogni tanto, però, tornano nel presente. Per dire stronzate, ovviamente.
Tre anni fa, dopo la retrocessione in B, dicevano "non vincerete nemmeno senza Juve, riuscirete a perdere lo stesso". Alla fine di quel campionato, dopo il dominio dell'Inter, dichiaravano sprezzanti "Godete quest'anno, che l'anno prossimo c'è anche la Juve e tutto torna com'era prima". Finito un altro campionato, con un altro trionfo dei nerazzurri, gli ormai derelitti gobbi esclamavano proclami di vendetta come "Il prossimo anno sarà tutta un'altra storia" e "Questo era un anno di transizione: ora siamo pronti".

L'Inter, per i gobbi, era dentro fino al collo nello scandalo di Calciopoli: solo quel genio criminale di Tronchetti le ha evitato di essere coinvolta. Adesso, c'è il sistema Moratti: i nerazzurri rubano tutte le partite, anche quelle che perdono, e vincono scudetti di cartone.

Tra un paio di mesi finirà un'altra stagione, col 17esimo scudetto dell'Inter. Già sento le loro voci, mentre ci mettono in guardia per l'anno prossimo, dove domineranno di sicuro.
Fanno proprio quel che facevamo noi fino a qualche anno fa: si affidano al futuro, il presente è troppo amaro.


ROSICATE DEGLI ALTRI TIFOSI (ROMANISTI IN PRIMIS):
Il resto dei tifosi italiani rosica in un modo che sta un po' in mezzo fra il "metodo milanista" e il "metodo juventino". Fanno un po' un mix, tirando fuori sia la storia degli scudetti di cartone, sia i rari trionfi europei dell'Inter.
Un particolare accenno, però, va fatto ai sostenitori della Roma.
Questi deprecabili individui sono accecati dalla rabbia da anni. Da ormai 3 stagioni arrivano costantemente dietro all'Inter, della quale sono diventati degli eterni secondi.
Sono stati presi a schiaffi in campionato, in coppa italia, in supercoppa: dappertutto.
Hanno subito un epico 4-0 in casa, risultato praticamente senza precedenti all'Olimpico. Hanno visto alcuni fra i loro migliori giocatori trasferirsi a Milano (sponda nerazzurra, s'intende).
Non vincono mai, e questo li fa impazzire. Per loro è sempre colpa dell'arbitro, o del guardalinee, o del designatore, o di Moratti, o del buco nell'ozono.


Terminata l'analisi, mi permetto di dire:
Ciao rosiconi! Grazie a voi, è ancora più bello vincere.
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