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sabato 28 novembre 2009

GIU’ LE MANI DALL’ITALIA

sabato 28 novembre 2009 7

Cannavaro, 6/1/2009:

«Per il cinema italiano spero che Gomorra vinca l'Oscar. Ma non penso che gioverà all'immagine dell'Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative. È facile che un problema locale venga generalizzato. Ancora oggi un mio compagno di squadra mi ha detto: "Italiano? Mafioso"»

Berlusconi, 28/11/2009:

«Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura lo strozzo»

Basta con queste squallide etichette che non fanno altro che screditare il nostro bel paese nel mondo: vergogna! Abbiamo cibo, donne, artisti, sole, mare, api e papi, e dobbiamo star qui a sparare sentenze perché qualche tizio, ogni tanto, combina qualche casino? Ma non scherziamo! L’Italia brilla nel firmamento internazionale, sarebbe assurdo continuare a dar retta ai soliti, triti e ritriti luoghi comuni del mafioso, del furbo, del puttaniere, ecc.

Fortuna che abbiamo dei personaggi di spessore che, ogni tanto, ci ricordano quanto sia sbagliato muovere anche un solo abbozzo di critica alla nostra madre patria. Personaggi che splendono di luce propria, autentici esempi, moralmente inattaccabili, che sanno sempre trovare le parole giuste per zittire questi antipatici e, diciamolo, anche un po’ sfigati criticoni. Se vi rode perché questo paese è troppo avanti, cari miei, andatevene per un po’ da qualche altra parte: vorrei proprio vedere quanto ci mettereste a tornare qua, in un paese libero, dove ognuno può dire la sua senza problemi, senza dover temere le rappresaglie di nessuno; un paese dove c’è rispetto per le istituzioni e per la giustizia, dove chi rappresenta il popolo agisce in nome dei cittadini con equilibrio e saggezza. Vorrei proprio vedere!

Chi vuol continuare ad infangare il nome dell’Italia, sappia del danno che ogni sua parola cagiona verso tutti noi. Nonostante tutto il male che fanno, nonostante tutte le falsità che escono dalle loro bocche o dalle loro penne, però, in un paese straordinario come il nostro anche questa gente ha la facoltà di parlare, o di scrivere: la libertà d’espressione è un diritto che spetta anche a loro.

Poi, certo, se dicono qualcosa che non va bene, li strozziamo.

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giovedì 9 luglio 2009

IL PIZZINO

giovedì 9 luglio 2009 21
Questo paese non smetterà mai di scioccarmi, di farmi reagire alle (purtroppo difficili da reperire) notizie di contenuto "politico" con incredulità, scalpore, rabbia.
In questi giorni, poi, penso che si stia toccando l'apice assoluto, una vetta inarrivabile che ci pone a capo dell'enorme piramide di sterco che caratterizza la scena internazionale. Credo che il più basso livello di civiltà, etica e, soprattutto, libertà sia ciò che contraddistingua il nostro paese nel mondo: non so a quante nazioni possiamo ancora essere secondi, in termini di degrado dei tre valori sopracitati.

Avremo, prossimamente in discussione alle Camere, una legge-bavaglio ad Internet, ai blog, e a tutti coloro che cercano ancora, nonostante l'assuefazione che ci circonda, di togliere le fette di salame dagli occhi delle persone, di destarle dal loro torpore. Una legge figlia di un personaggio come Angelino Alfano, uno che 13 anni fa abbracciava calorosamente Croce Napoli (boss mafioso di Palma di Montechiaro) al matrimonio di sua figlia, per poi dichiarare, una volta sputtanato, che non aveva "nessuna memoria di quel matrimonio", e che non ha "mai partecipato a matrimoni di mafiosi o dei loro figli, non conosco la sposa, Gabriella, né ho mai sentito parlare del signor Croce Napoli che lei mi dice essere stato capomafia di Palma di Montechiaro", per poi recuperare incredibilmente la memoria il giorno dopo ed ammettere di essere stato a quel matrimonio, ma di essere stato invitato dallo sposo. Come non credergli?

No, questo per dire chi è Alfano. Fine della digressione.

Dicevo, abbiamo la legge-bavaglio, abbiamo un premier che piazza mignottoni nel Parlamento Europeo (giusto perchè non ci basta fare quello che facciamo nel nostro paese, vogliamo pure esportare le usanze locali all'estero), ed ora, alla vigilia del G8, abbiamo una notizia-bomba che ci scoppia in mano, nonostante i pennivendoli inginocchiati stiano fingendo di non accorgersene.
Io però, che me ne sono accorto, ve la svelo in tutto il suo splendore.
Lo snodo centrale della vicenda è una certa lettera, quella che ho postato in cima a questo intervento. La ripropongo, casomai non aveste voglia di tornare su (è liberamente tratta da "L'Espresso").

Sì, lo so, non si legge un cazzo. Ma io sono attrezzato e vi posto anche la trascrizione di questo mirabile manoscritto.
"... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi. Vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive"
Questa roba, scritta in un italiano arcaico e stentante, è un pezzo di una lettera rinvenuta in casa Ciancimino (ex sindaco mafioso di Palermo, referente politico di Cosa Nostra) circa 4 anni e mezzo fa. In questi giorni, è finalmente saltata fuori, ed è ora agli atti nel processo d'appello al tribunale di Palermo contro il simpatico Marcello Dell'Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Un po' strano che sia venuta fuori solo adesso, dopo 4 anni. No?
Comunque sia, questo "pizzino" è di provenienza corleonese, ed è approssimativamente datato 1994. I magistrati lo imputano direttamente a Totò Riina (o un suo referente), che lo ha portato all'attenzione dell'onorevole Berlusconi tramite una fitta rete di piccioni viaggiatori, che rispondono (o rispondevano) ai nomi di Bernardo Provenzano, Massimo Ciancimino e, con ogni probabilità, Marcello Dell'Utri, l'ultimo contatto, l'anello di congiunzione tra il sindaco mafioso e il caro Silvio.
Nello stralcio di lettera si parla di favori che l'onorevole avrebbe dovuto fare alla mafia, mettendogli a disposizione una delle sue reti televisive, parlando di un "triste evento" nel caso in cui il "Cainano" (cit.) non avesse dovuto adempiere.

Ecco, mi sembra una notizia di un certo rilievo. Peccato che i "giornalisti" nostrani non sembrino appassionarsi più di tanto a tutto ciò, essendo assetati di veline e letteronze (non che non si debba parlare anche di questo, per carità). I telegiornali, invece, tacciono completamente, impegnati come sono ad informarci di quante mozzarelle abbia mangiato Michelle Obama. Ma vabbè, si sa, non c'è niente di cui sorprendersi.

Spulciando un po' tra i libri di Travaglio, poi, si può poi trovare un'interessante intercettazione, risaltente al 1988, tra Berlusconi e un certo Della Valle (non quello della Fiorentina, eh), che lo stesso Travaglio ha citato nell'ultima puntata della sua trasmissione settimanale sul blog di Beppe Grillo. Io, che sono un bravo ometto, ho trascritto anche questa.
B: “ sono messo male fisicamente e poi ho tanti casini in giro, a destra e a sinistra. Ne ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandare via i miei figli, che stanno partendo adesso per l’estero, perché mi hanno fatto delle estorsioni in maniera brutta”
DV: “ O Madonna!”
B: “ è una cosa che mi è capitata altre volte dieci anni fa e ora sono ritornati fuori”.
DV: "Silvio va beh, ma hai Saint Moritz, no? Sennò ti dicevo se vuoi mandarli, i figli, anche qui a casa mia non ci sono problemi”,

B: “ grazie, li mando molto più lontani. Sai, siccome mi hanno detto che, se entro una certa data non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me e espongono il corpo in Piazza Duomo...” “
DV: "O Madonna!”
B: “ allora sai, sono cose poco carine da sentirsi dire, e allora ho deciso: li mando in America e buonanotte, perché ho un po’ di cosette da fare”.
DV: “ ma ti hanno dato una data? Ti hanno dato un ultimatum? Fino a quella data lì vai anche tu, no?”
B: “ no, no, io qui sono difeso per casa”
DV: “devono passare sul mio cadavere”,
B: “ sì, così ci mettono la bomba in due e ci fanno saltare in due”
DV: “ ma cosa vuoi che ci facciano saltare, la bomba?”

(le intercettazioni non le ha inventate quel comunista mangiabambini di Travaglio, ma erano agli atti di un processo contro Della Valle, allora accusato di bancarotta e col telefono sotto controllo).

Bene, quindi abbiamo un presidente del Consiglio che, negli anni, è stato più volte sotto ricatto della mafia, ed anzi è stato probabilmente costretto ad entrare in politica anche per poter essere incaricato da Cosa Nostra per svolgere particolari incarichi una volta alla guida del paese.
Non è niente di nuovo: che berlusconi avesse contatti con la mafia, lo sapevamo tutti. Ora però, ci sono anche le prove. E' un po' come la storia di Moggi e degli arbitri: era chiaro che ci fosse qualcosa di strano, ne eravamo tutti a conoscenza. Poi, un giorno, sono saltate fuori le prove, e qualcuno è stato tolto di mezzo.

Mi auguro che qualcuno, in merito a quel pezzo di lettera, ponga delle domande al caro papi, vista la rilevanza anche penale del pizzino che è stato rispolverato, dopo anni di oblio per i quali possiamo ringraziare il rispettabile Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia.

Leggete con attenzione: quando il capolavoro giuridico (l'ennesimo) di Angelino Jolie verrà approvato, a scrivere di queste cose probabilmente rischierò da 1 a 3 anni di carcere.
Battiamo il ferro, finchè si può.
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