Visualizzazione post con etichetta federico macheda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta federico macheda. Mostra tutti i post

martedì 7 aprile 2009

LA FUGA DEI PIEDI

martedì 7 aprile 2009 21
Domenica un certo Macheda (ogni volta che lo nominano penso a Machete, eroe di ben altri palcoscenici) ha segnato un gol pazzesco e più che mai decisivo nel suo esordio con la maglia del Manchester United. Classe '91, strappato in estate al vivaio della Lazio.
Insieme a lui, sempre nelle giovanili di quella squadretta, gioca Davide Petrucci, uno dei migliori talenti italiani, anch'esso del '91 ed ex possibile futuro della Roma.

Questi due sono soltanto gli ultimi di una lunga serie, cominciata qualche anno fa con l'emigrazione di Giuseppe Rossi ed Arturo Lupoli, diventati poi rispettivamente grande giocatore e salumiere.
Al loro, in questi anni, ne sono seguiti molti. Non li conosco tutti, ma provo ad elencarne qualcuno: Mannone (Arsenal), Camilleri (Chelsea), Santonocito (Celtic), Sala e Borini (Chelsea), Sansone (Bayern Monaco), Soriano (anche lui Bayern, ma tornato alla Samp quest'anno). A loro sarebbe potuto aggiungersi anche Balotelli, il cui trasferimento al Barcellona sfumò esclusivamente per ragioni burocratiche.
Tutti quelli che ho elencato sono nazionali italiani, espressione di una delle generazioni più promettenti degli ultimi 20 anni. E sono tutti finiti all'estero.
Perchè? Perchè qua, in Italia, non se li fila nessuno. Qua si comprano i Ronaldinho, i Beckham, i Menez, i Poulsen, i Quaresma, e si pagano salatissimi. Per non dire dei vari Felipe Mattioni, Grimi, Boumsong, Tiago e compagnia bella. Questa è la gente su cui puntiamo, in Italia.

Certo, l'attrazione di club come lo United e il maggior contributo in denaro hanno il loro peso, ma sono convinto che questi ragazzi se ne siano andati principalmente per il fatto che sapevano che le opportunità che gli avrebbero dato in Inghilterra, qua non le avrebbero mai avute.
Il trend, nell'ultimo decennio, è notevolmente peggiorato. Oggi, dei giovani Totti e Nesta rischierebbero di finire all'estero, vista la difficoltà ad emergere nel nostro paese; questi due, Totti e Nesta appunto, fortunatamente non hanno mai corso questo rischio, visto che hanno esordito in serie A a sedici-diciassette anni. Quello che oggi non succede più.

In questi ultimi anni, la società per cui faccio il tifo mi sta rendendo orgoglioso della politica che sta portando avanti. Purtroppo, però, è una delle pochissime società in Italia che investe pesantemente e correttamente sul vivaio. Le altre, in serie A, sono Sampdoria e Juventus, oltre a Genoa e Roma, seppur in tono minore.
L'Inter è però l'unica squadra che ha lanciato dei veri e propri ragazzini nella formazione titolare (non ho ricordanze di una squadra italiana che, nella partita più importante della stagione, schiera due 18enni dal primo minuto) , dimostrando coraggio e lungimiranza. Per questo, dopo anni di vaccate (sempre dal punto di vista tecnico, non etico: quel tipo di vaccate spetta ad altri), sono orgoglioso della società Inter. Si è dimostrato coraggio, finalmente.

E' questo che manca nel nostro Paese: un bel paio di palle, quelle che ci vogliono per buttare nella mischia un 17enne a mezz'ora dalla fine di una partita fondamentale per gli esiti del campionato, e per togliere spazio a vecchi bacucchi permettendo a dei ragazzi di esordire e maturare, tenendoli così nelle nostre squadre invece di farli fuggire in altri paesi.

Non è un caso se nè dall'Inter, nè dalla Samp o dalla Juve, non sia partito nessuno verso l'estero.
Il Milan lo escludo, visto che la pochezza della sua Primavera è sotto gli occhi di tutti. Tra l'altro, l'unico vero grande prospetto che avevano, ossia Fossati, è passato all'Inter qualche tempo fa, probabilmente perchè ha fatto due conti ed ha capito che per lui, centrocampista, non ci sarebbe mai stato spazio fra gli intoccabili, che avranno riconoscenza eterna.
Comunque sia, i ragazzi che giocano nelle tre squadre sopra citate sono gli unici in condizione di rifiutare le lusinghe estere, dal momento che sanno che le loro società punteranno sicuramente su di loro, in futuro.

L'Inter, poi, ha impostato una politica societaria volta a creare nel vivaio calciatori in grado di giocare in prima squadra, in modo da permettere una riduzione del monte ingaggi sostituendo i "mediocri" (come, ad esempio, Cesar, Solari, Jimenez, Obinna, Pelè e via dicendo) con ragazzi promossi dalle giovanili, guadagnandone sia economicamente che tecnicamente. Sembra una cosa logica, la scoperta dell'acqua calda. Tutti la pensano così, tutti vorrebbero fare così.
Eppure gli altri questa politica la adottano solo a parole, anche e soprattutto chi si spaccia per "squadra dei giovani" e poi schiera e compra i 28enni. La Roma, che negli anni scorsi aveva dimostrato di puntare tantissimo sui prodotti del vivaio, ha bruscamente interrotto la tendenza.
Ovviamente, la colpa è anche degli allenatori italiani, che si nascondono dietro a frasi come "meglio non bruciarlo" per tacere sulla loro mancanza di coraggio. Non è un caso che sia stato un portoghese ad accantonare Maxwell e Cruz per lanciare come titolari Santon e Balotelli.

I giovani, in Italia, hanno 22-23 anni. A quell'età, al massimo hanno maturato un campionato di serie A in una piccola, e zero esperienza internazionale. Negli altri paesi, a 22-23 anni, ci sono ragazzi che campioni lo sono già da tempo, ed è anche inutile citarli perchè li conosciamo tutti.
Per tutto questo, lo scippo dei talenti è quel che si meritano le società che, invece di puntare sul vivaio, acquistano polentoni brasiliani o fotomodelli, per non parlare delle minestre riscaldate ucraine.

Quindi, per una volta, prendete esempio dall'Inter. Tirate fuori i coglioni e responsabilizzate i ragazzi, invece di aver paura di bruciarli. Vedrete che non fuggiranno più all'estero.

Leggi tutto...
 
◄Design by Pocket