Auguri
Interista cazzo vuoi, puoi cantare finché vuoi, ma i vincitori morali siamo noi!
Grazie ragazzi, è anche vostro
Decisivi per la terza stella
Sotto a chi tocca
Ma dove cazzo vuoi andare

Grazie ragazzi

Auguri
Interista cazzo vuoi, puoi cantare finché vuoi, ma i vincitori morali siamo noi!
Grazie ragazzi, è anche vostro
Decisivi per la terza stella
Sotto a chi tocca
Ma dove cazzo vuoi andare

Grazie ragazzi

L’amore per le nuove generazioni, il gladiatore che difende l’orgoglio di un intero popolo, lo spot del buon padre di famiglia, la Roma che “non solleva mai una polemica”. E poi uno stadio che non sa più come insultare i commedianti in bianco e nero, i petardi, la sconfitta numero 14 e i preliminari di Europa League. E le facce di Galliani. E una vittoria che fino a poco dalla fine non valeva tre, ma diciotto.
Tutto sommato, insomma, una bella domenica.
L’amore è sbarcato anche a Roma
Si dice che il sorpasso del Milan alla nona giornata abbia risvegliato la fame di un’Inter fino a quel punto piuttosto sonnolenta.
“Qui nessuno ha mai mollato di un centimetro, però è vero che dopo il sorpasso del Milan ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: "Oh, ’sta storia deve durare poco...". La verità è che con certe squadre è meglio reagire subito, altrimenti sono guai”.
Questo era Zanetti un mese dopo il sorpasso milanista firmato Ronaldinho-Denis, un mese dopo l’epico “Comanda il Milan” a nove colonne che troneggiava sulla Gazzetta. Quel primato, arrivato più per caso che per altro, sarebbe durato non più di una settimana: la domenica successiva, infatti, l’armata rossonera non andò oltre il pareggio contro il temibile Lecce di Esposito. Al puma nero Emerson, vero catalizzatore di disgrazie, bastarono tre minuti in campo per propiziare il gol dei pugliesi (una delle squadre più in forma del campionato: nelle successive sei partite avrebbero raccolto la bellezza di due punti). L’Inter, in casa contro l’Udinese, riuscì a sbloccare il risultato e a riprendersi la testa della classifica solo a pochi istanti dalla fine, con una delle consuete e, purtroppo, ultime scastagnate di Cruz.
Ecco, una delle poche cose che mi fanno ben sperare sono le analogie con quella situazione. L’Inter sonnolenta, la fame un po’ smarrita (o, più che altro, dirottata verso altri lidi), quello splendido “"Oh, ’sta storia deve durare poco...", che mi auguro sia stato pronunciato anche in questi giorni. E poi, soprattutto, l’inadeguatezza di chi è in testa a ricoprire il ruolo di capolista.
Al primo posto, in campionato, non può che starci la squadra più forte. E sappiamo tutti benissimo che la Roma, nonostante i 23 risultati utili consecutivi, non è assolutamente la migliore squadra di questo torneo, vista anche l’enorme quantità di punti conquistati per puro caso (un esempio su tutti: la loro partita a Firenze, dove furono presi a pallate da una Fiorentina in piena crisi e riuscirono a svangarla con un gol in mischia di Vucinic a pochi minuti dalla fine) (per non parlare dello scontro diretto, ma vabbè).
Quindi, beh, io ci credo. Credo in un’Inter non appagata e vogliosa di stamparsi sulla maglia l’ennesimo scudetto (vogliamo parlare di come sembrerebbe assurda la nostra maglia senza quel coso tricolore? Stenterei a riconoscerla). Credo in una Roma pronta al crollo da un momento all’altro. Credo in quella regola non scritta che dice che “il culo, prima o poi, si paga” (splendida, originalissima frase che decantai il 25 maggio 2005, sentendomi pieno di sapienza). Insomma, ho ancora qualche speranza di poter tornare in Duomo anche quest’anno.
Sempre che l’Inter faccia l’Inter, e che la Roma faccia la Roma.
Leggi tutto...Oggi, ad un certa ora, post sull’ultima giornata di campionato, dove spiccano le libidini del sabato sera dell’Olimpico e Riccardino che ara la fascia sinistra in un frizzante Inter-Genoa.
Più tardi, il link.
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Nemmeno un’espulsione, un rigore inesistente, un appunto fasullo sul referto: Ber-Gonzi starà fermo tre giornate.
Ber-Gonzi: per colpa sua, Tosel oggi non avrà un cazzo da fare.
Ma agli 007 federali non è sfuggito un rutto di Muntari in tribuna.
E intanto Legrottaglie e Cannavaro vanno a prendersi di prepotenza la convocazione a Coverciano.
Leggi tutto...Ho pensato molto a cosa scrivere dopo la notizia delle squalifiche, passando dalla voglia di riempire questa pagina di insulti random a tutti i protagonisti del panorama calcistico nazionale allo scrivere un post di rassegnazione per gli ultimi eventi al chiudere tutto e seguire l’Ajax al non scrivere niente.
Sinceramente, non ho ancora ben chiaro quello che voglio scrivere. Una cosa è certa: sono stanco. Non mi va nemmeno di fare ironie su tutta questa storia, perché, davvero, il senso di pesantezza che mi affligge se penso ai 25000 euro di multa ad un pubblico che fa la protesta più civile che si sia mai vista in Italia (inutile citare cosa succede in altre sedi, tra seggiolini in fiamme e saltelli e sputi e sassi) (ehi, tu, troll, dico a te, stai per tirare fuori il motorino contro l’Alaves, vero? Bene, sappi che non me ne frega un bel cazzo, visto che non c’entra un bel cazzo con tutto questo, sto parlando della disparità di giudizi della giustizia sportiva, non mi interessa del motorino del passaporto di Recoba e della tua menomazione mentale, se vuoi un giorno di questi ti faccio un’iniezione e pongo fine ai tuoi travagli), dicevo, il vuoto che mi affligge dopo la multa a chi fa la pañolada è davvero imponente. Credo che sia ancora peggio delle squalifiche a Mou, Cambiasso e Muntari. O forse no, forse è sulla stessa linea, una linea inedita e vagliata nel momento più tragicomico del calcio italiano, un momento nel quale se il vicepresidente del Milan e di tutto il resto si permette di sottolineare come un campionato riaperto significherebbe soldi a palate per giornali televisioni e quant’altro, nessuno si pone una domanda che sia una.
Questo è senza dubbio il campionato più falsato che io ricordi, e non parlo degli episodi, o almeno, non solo. Parlo del fatto che, per la prima volta nella storia, un intero paese tifa, rema, si adopera, riversa odio contro una squadra. Una squadra che, tra l’altro, è stata capace di inanellare quattro (QUATTRO) scudetti consecutivi, una cosa che non si vedeva dal ‘50. Una squadra che, dunque, ha messo insieme delle imprese storiche, e senza mai dover dire grazie a nessuno. Senza telefoni, mafiosi, nani, giochi di potere, sistemi e tutto il resto. Nessun altro può fregiarsi di tutto questo.
Eppure, il problema siamo noi. Il campionato è falsato solo nelle nostre teste. E’ frustrante vedere come sia impossibile far capire a chi si ostina a dire che Mou è uno psicopatico, che le espulsioni ci stanno e tutte le fregnacce simili a queste che stiamo assistendo a qualcosa di mai visto, che ci stanno prendendo tutti per il culo in nome del campionato che deve riaprirsi per le tv i giornali e le scommesse. Questo è il paese della mafia, a tutti i livelli: per quale motivo nel calcio dovrebbe andare diversamente? Perché mai il calcio dovrebbe essere un movimento pulito? Perché mai, se in questo movimento c’è di mezzo il Milan e il suo schifo dirigenziale, dovremmo pensare di star assistendo ad un campionato regolare? Non ce n’è motivo.
Ora, non so più esattamente cosa volessi dire con questo post, sinceramente me lo sono anche dimenticato. Non so nemmeno se il mio discorso sia stato lineare o meno. L’unica cosa che dovrebbe essere chiara è che mi sono ROTTO I COGLIONI. Come non mai. Come nemmeno dieci, o cinque anni fa. Forse ero troppo piccolo per incazzarmi a dovere, chissà. Fatto sta che ne ho veramente piene le palle di questo teatrino, di questi buffoni che ci rovinano lo spettacolo e, soprattutto, di questa incredibile massa di dementi che chiamiamo Gente che si fa abbindolare o che non riesce, annebbiata dai propri sentimenti antiinteristi, ad analizzare oggettivamente una situazione come questa. Io mi sono veramente ROTTO I COGLIONI, e l’unica cosa che non mi fa desistere da tutto ciò per andare a tifare Ajax è il fatto che la nostra squadra, che la nostra Inter, senza ombra di dubbio, è in grado di vincere nonostante tutto ciò. E’ in grado di rimontare due rigori a Bari, è in grado di vincere un derby per 2-0 dominando in 10 contro 11 per 60 minuti, giocando anche 5 minuti in 9 subendo un rigore inesistente poi parato, è in grado di giocare in 9 per una partita intera facendo cagare sotto i vergognosi, tecnicamente e da ogni altro punto di vista, avversari e mancando un’epica vittoria solo per l’annebbiamento di Eto’o dopo cinquanta minuti da maratoneta. Non desisto perché sono convinto che possiamo farcela, anche se ad Udine andremo senza quattro, cinque, sei titolari e senza allenatore (il tutto, badiamo, SENZA UN MOTIVO), anche se ce ne buttano fuori quindici a partita. Possiamo farcela. Anche se ci squalificano Milito perché si mette le dita nel naso. Possiamo farcela. Anche con la primavera in campo. Anche con me in campo.
Bene, penso di avere concluso. Domani mi godrò (spero) un bello spettacolo di una bella competizione, contro una grande squadra, in uno stadio fantastico. E vincere sarebbe bellissimo perché causerebbe esplosioni di organi variegati in tutti coloro che si posizioneranno sul trespolo e faranno l’unica cosa che gli è rimasta. Sì, sarebbe bellissimo, ma il pensiero di tutti noi, in questo momento, è a quella farsa che chiamiamo campionato. Perché vincere anche quest’anno, vincere il quinto di fila in questa situazione sarebbe impagabile, e varrebbe più di qualsiasi altra cosa.
Ho finito.
Leggi tutto...Allora:
gli arbitri delle partite dell’Inter soffrono di manie di protagonismo, vogliono fare i giusti che hanno il coraggio di essere fiscali con la capolista (ben venga, per carità) e di essere clementi con gli altri (ecco,questo malvenga. Se vuoi essere fiscale lo devi essere con tutti, e, per dire, non butti fuori uno e dai le carezze ad un altro), e se ce ne lamentiamo la Gente ci bolla come dei pazzi visionari. La Gente che vede le sintesi in tv ed è convinta di sapere come ha arbitrato Tagliavento, che metodo di giudizio ha utilizzato, come ha condotto la partita. La Gente che è convinta dalle sintesi e dai Mosca e Pistocchi che Tagliavento abbia arbitrato in modo ineccepibile. La Gente che non è in grado di analizzare oggettivamente alcunché, ma che attacca con arroganza e presunzione Mourinho che fa il gesto delle manette, l’Inter che fa il silenzio stampa, l’Inter che è prima e si lamenta. A me la Gente ha davvero scassato le palle.
In un mese ci siamo presi due rigori contro in due minuti, un derby giocato per sessanta minuti in dieci e per cinque in nove con un rigore contro inesistente, e due espulsioni nel giro di sei minuti nel primo tempo, record mondiale. Eppure, pare che soffriamo di manie di accerchiamento.
Del Piero inanella porcate da tre settimane e il massimo che si ode è uno squittio di Gasperini. Il rigore per il Bari e la possibile conseguente espulsione di Bonera non sollevano nessun tipo di polemica. Galliani ha il coraggio di presentarsi in tv e di fare la predica alla società Inter per il silenzio stampa, quando dopo le sconfitte del Milan a stento si presenta Pellegatti per intervistarsi da solo.
Ma voi, non vi siete un po’ rotti il cazzo?
Leggi tutto...Oggi mi è venuto il mal di gola.
E chi se ne frega, direte voi.
Nessuno infatti, a meno che, tra quelli che stanno leggendo, non ci sia un’aspirante infermiera intenzionata a curarmi.
E’ che, ritrovandomi a sperare che la mia saliva si esaurisca per poter smettere di deglutire, mi sono ricordato di quanto si stia bene quando il mal di gola non c’è. Cazzo, pagherei oro per poter avere di nuovo un rapporto equilibrato con mia saliva.
Se penso a quanto poco io mi goda la mia gola quando non ho problemi, mi viene davvero il nervoso. Sono lì, che mi lamento, che rompo le palle, e non mi rallegro nemmeno un momento del fatto di stare bene, di non avere le tonsille come le cosce di Ronaldinho. Che spreco di salute.
Dopo il pareggio di Kazan, parecchi, troppi interisti si sono lamentati, hanno fatto capire di essersi rotti le palle. Erano convinti che saremmo andati là, con tre o quattro titolari fuori forma e mezzo centrocampo a casa sul divano, ed avremmo fatto a fette i russi, snocciolando intensità ed ampiessa. Piagnistei, processi, addirittura Mourinho in discussione: ne ho sentite parecchie. Probabilmente questi signori sono gli stessi che fischiavano Muntari ieri sera: un gruppo di geni. Si aspettavano lanci di 70 metri, trivele d’interno, cross millimetrici, una tripletta ed un rigore parato. Sono rimasti delusi, e quindi, giù fischi.
Ecco, questi qua si meriterebbero un po’ di mal di gola. Non tanto eh, solo qualche mese: giusto per fargli ricordare un po’ come ci si sente quando le cose non vanno proprio bene. Gli farei passare tre mesi da juventino o, ancora peggio, da milanista. Tre mesi a vedere Amauri che non segna nemmeno al torneino di rigori in allenamento, o a gustarsi letali colpi di tacco eseguiti di misteriosi giocatori finlandesi. Tre mesi a perdere litri di bile al giorno, a convincersi che Diego sia il Supremo, che Ferrara non sia un fesso e che Borriello tornerà presto.
Con un trattamento di questo tipo, probabilmente, ai fenomeni di cui sopra passerebbe la voglia di lamentarsi per aver perso una partita ed averne pareggiata un’altra. Con tre mesi di mal di gola, capirebbero quanto bene si stia senza doversi preoccupare ogni volta degli arranchi di Jankulovski, delle gite di Chiellini, delle Crocs di Seedorf, o senza la consapevolezza che i piedi da cui partono le cose migliori siano quelli di Nesta.
Capirebbero come si stia al calduccio con Julio Cesar, Lucio e Samuel, con Cambiasso e Stankovic, con Sneijder, Eto’o, Milito e tutti gli altri. E capirebbero quanto siano stati stupidi a non godersi un periodo come questo, dove, in campionato, dopo quattro anni di dominio siamo di nuovo in testa con gli avversari che brancolano nel buio (qualcuno da qualche settimana, qualcun’altro da qualche anno) e in Champions abbiamo tenuto contro la squadra più forte del mondo, riuscendo a non concedere nemmeno un gol a gente come Ibra, Messi, Henry e i loro amici.
Meriterebbero di sentirsi come Leonardo alla fine della partita di ieri. Un uomo, il Leo, che è il ritratto della sofferenza: si è presentato in sala stampa con le tonsille in mano e un buco nella laringe, teso come una corda, implorando i giornalisti di risparmiarlo. L’avesse fatto Mourinho, si sarebbero messi a dire che la voce l’ha persa per il troppo nervosismo, che dietro alla richiesta di essere esonerato dalle inverviste ci sono arroganza e, chiaramente, nervosismo, che l’esultanza al gol di Sneijder è un chiaro segnale di nervosismo, che essere portoghesi è sintomo di nervosismo, nervosismo, la parola più bella del mondo.
C’è da dire, però, che Leo faceva parecchia tenerezza: un uomo distrutto, costretto a mettere la faccia e a difendere un Pato in crisi d’identità, un lampione chiamato Huntelaar e più in generale una squadra che ha fatto 9 punti in 7 partite, non vince da decenni e non si eccità più nemmeno con la musichetta. Però oh, Dinho è rinato. Ora ci pensa lui.
Meriterebbero di sentirsi come Ferrara (o’fess) dopo essere stato preso a pallate da Pastore e dagli altri funamboli del Palermo. Anzi, rilancio: più che come Ferrara, meriterebbero di sentirsi come tutti gli juventini, convinti fino ad un paio di settimane fa che Diego fosse uno Zico più completo con in più un pene di 60 cm, che Filippo Pero fosse un Cambiasso ambidestro e forte come un toro e che la Juve fosse la squadra da battere in Italia, in Europa, nel mondo, dappertutto. Poi invece arrivano Cavani e Simplicio e si torna a casa propria, ossia al terzo posto. Mentre qualcuno, una squadra a caso proprio, torna anch’essa dove le compete: in testa.
Ecco, questo ci vorrebbe: una bella cura juventinomilanista.
Cazzo, fatela. Fatevi quest’esperienza. Vi farà bene.
Nel frattempo, grazie a quella pasta d’uomo che si nasconde dietro al delicato nickname “L’uomo che bestemmiava ai cavalli”, ecco il video di uno che ha il mal di gola. No, per farvi capire come ci si riduce.
In chiusura, una vignetta di quel sovversivo di µ:
Domani, alle 17, un’altra.
E se non venite a vederla…
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