A Madrid, in particolare, in campo quindici palloni d’oro, trentasei Champions League e una Mitropa Cup. Se a ciò si aggiunge Kakà contro la sua ex-squadra, si hanno tutti gli ingredienti per il match dell’anno, per una gara di alto livello.
E’ l’unica gara della storia nella quale riescono a fare schifo praticamente tutti (se si escludono Pato, Seedorf e Drenthe): i giocatori, l’arbitro, la maglia del Milan con lo sponsor “win.com” – sono chiaramente impazziti –, anche uno che ne mastica di futebòl come Pellegrini, il Gigi Cagni cileno. Lo show comincia con una splendida chiamata di De Bleeckere, che riesce a non vedere Zambrotta mentre arrota Benzema e concede una curiosa rimessa dal fondo.
Quello che riesce a fare Dida, però, è oltre ogni immaginazione: io stesso, che ho avuto il coraggio di giocare con Fabregas in porta (ve lo ricordate quel genio che fino a qualche tempo fa veniva sul blog e ne sparava di enormi? ecco, lui. Immaginatevi che roba) non avevo mai assistito a niente del genere. Dopo essere stato praticamente bloccato dal brasiliano, il pallone ha preso vita ed ha cominciato a divincolarsi dalla presa del portierone, riuscendo a scappare via. Non so, forse ha i guanti che puzzano, forse il suo sudore è sfera-repellente, ma io un portiere con l’effetto calamita al contrario non l’avevo mai visto. E nemmeno qualcuno che gli versa 4,5 milioni ogni anno.
Uno dice, ma guarda che culo il Real, ha sbloccato la partita grazie a Didone ed ora inizia a macinare gioco. No, Uno dice male, perché la squadra madridista è una delle cose più brutte viste in questa Champions, l’anello di congiunzione tra l’Inter del primo tempo di martedì e il Milan visto contro lo Zurigo, una bruttezza assai rara ed incomprensibile.
Chiaramente, una roba del genere, per quanto vomitevole, basta ed avanza a tenere a bada i rossoneri - guidati dal solito, travolgente Dinho – che fino al sessantesimo circa non fanno molto più di me e di mio zio seduti sul divano. Superata l’ora di gioco, però, ecco che entra in azione Casillas, al quale Dida evidentemente deve essere passato vicino nell’intervallo attaccandogli il morbo del fumogeno sulla spalla. Iker impazzisce, si muove con dieci secondi di differita e riesce nell’impresa di far segnare Pirlo, che non la metteva da fuori dai tempi di Italia-Ghana.
Passano quattro minuti, e i secondi di differita diventano trenta. Su lancio sbilenco di Ambrosini, il portiere del Real decide di lasciare la sua porta e si incammina giocondo verso il pallone. Ci mette un quarto d’ora per uscire dall’area, poi, quando il pallone è lì ad un centimetro, si accascia in terra nel curioso tentativo di bloccare la sfera con le mani, spalancando la porta ad un Pato incredulo che segna.
La festa prosegue. Kakà, in versione Okan Buruk, al settantesimo è ancora in attesa di azzeccare la prima giocata della serata. Quando i minuti sono 72, Raul batte un angolo fuori area verso Drenthe, che ha il tempo di aggiustarsi la palla, rimbuzzarsi i pantaloncini, scaccolarsi, prendere la mira e tirare all’angolino, senza che nessun milanista si azzardi ad opporsi.
Pareggio, dunque; manca poco alla fine, le squadre si sfilacciano e, come in ogni calcetto del giovedì che si rispetti, i presenti si mettono a fare i cazzoni facendo saltare ogni parvenza di logica e di copertura degli spazi. De Bleeckere, ovviamente, non vuole sfigurare e s’inventa un’altra decisione alla Moreno, annullando un gol a Thiago Silva senza un solo motivo valido e facendo ricominciare il gioco, anche stavolta, con una rimessa dal fondo, evidentemente il suo provvedimento preferito.
Nemmeno il tempo di indignarsi che Ronaldinho, dopo aver ricevuto da Pato, scarica su Seedorf, che non ha però soluzioni per il passaggio. Per un qualche strano motivo, però, la difesa del Real si riversa improvvisamente addosso all’olandese lasciando liberissimo Pato. Clarence, accortosi del tutto, scodella il pallone sui piedi del giovane brasiliano permettendogli di segnare un 3-2 dai risvolti comici.
Poco dopo l’arbitro pone fine all’agonia, il Bernabeu esplode in una mai così meritata pioggia di fischi e i milanisti impazziscono, ebbri di gioia. Si prevede che avranno di che bullarsi per questa serata per almeno una quindicina d’anni, e che il credito guadagnato nei confronti dei media non si esaurirà nemmeno in caso di una sconfitta per 8-0 con tripletta di Yepes, domenica col Chievo. Massì, è bene che si prendano queste soddisfazioni. Perlomeno, continueranno ad essere convinti di avere uno squadrone che non ha assolutamente bisogno di rinforzi. Su, gonzi, alzi la mano chi, dopo il fischio finale, non ha pensato “sai cosa? Anche quest’anno LA VINCIAMO NOI”: sono convinto che nessuno è riuscito a resistere.
Certo che, oh, spendere 240 milioni per poi perdere contro il Milan..dev’essere davvero da fucilata. Forse qualcuno avrà capito che le squadre non si fanno così, che questa non è la Master League e che non basta il primo tizio che si trova per strada per guidare un’accozzaglia di giocatori presi quasi per capriccio.
Detto questo, vorrei onorare il Milan per la vittoria, perché sono un tipo sportivo e non ho problemi ad apprezzare le grandi prestazioni altrui. Purtroppo, però, non posso, perché non ho visto grandi prestazioni, ma solo una gara a chi la fa più grossa. E, detto sinceramente, mi bastava quanto visto martedì sera.