Visualizzazione post con etichetta terza stella. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta terza stella. Mostra tutti i post

martedì 24 novembre 2009

IMITAZIONI

martedì 24 novembre 2009 4

Oggi, puntata dedicata alla Juventus, con tre ospiti d’eccezione.

Stasera, per le 18, speciale pre-Barcellona Inter con la presentazione della partita da parte di un simpatico commentatore.




Leggi tutto...

giovedì 19 novembre 2009

LO SCERIFFO BLANCOS – PT.2

giovedì 19 novembre 2009 5

“Si tratta di..”

“Di?”

“Di…anf..in pratica..”

“Insomma, che cazzo vuoi?”

“Eh, non mi ricordo più”

Il vice-sceriffo fece appena in tempo a chiudere la porta, evitando la bottiglia di whisky, ormai vuota, che Blancos gli aveva lanciato contro. Era meglio non disturbarlo, nell’immediato dopo-sbronza.

Qualche minuto dopo, un’altra persona bussò alla porta del tutore della legge.

“Signore? Posso entrare? Ho un’importante comunicazione per lei. Stia tranquillo, non me la scordo”

Lo sceriffo, riverso per terra a sbavare sul pavimento, non disse una parola.

“Signore, lo so che è molto occupato in questo momento, ma è davvero importante”

Blancos, recuperata un po’ di dignità, si alzò in qualche modo e riuscì a trascinarsi fino alla porta.

“Parla”

“Carvalho Pazzo. E’ in città”

La faccia dello sceriffo, deturpata dall’alcool fino a qualche secondo prima, s’illuminò come non accadeva da tempo. Carvalho Pazzo detto “L’apolide” , il pistolero mercenario, nella sua città: era un vero colpo di fortuna, il segno che, forse, il vento stava per cambiare.

Il personaggio in questione era divenuto, negli ultimi anni, uno degli uomini più temuti del west. D’origine cherokee, alto, forte e con lunghi capelli simili alle strisce del mocho vileda, aveva la mano più lesta della contea, ma nella sua tribù nessuno lo cagava. Per questo, raggiunta la maggiore età, decise di fuggire e di vendersi a chiunque gli dimostrasse un minimo di considerazione. Nel giro di qualche anno, lavorò al soldo di contadini, banchieri, brigatisti, politici, senza mai, però, soddisfare veramente qualche cliente. Sì, perchè Carvalho, per essere un pistolero, aveva un difetto piuttosto grave: centrava raramente il bersaglio.

Per dare a Cesare quel che è di Cesare, però, bisogna dire che “L’apolide”, anche se non era buono a sparare, era davvero ottimo in tutto il resto, dal preparare la faraona ripiena allo scovare qualche tizio nascosto chissà dove. Blancos aveva sentito parlare di queste sue doti, e le voci che gli erano giunte avevano risvegliato in lui una incredibile sete di vendetta. Con Carvalho al suo fianco, sarebbe potuto andare a caccia di Conduzco Rojos e di Mo Ratos, fuggiti insieme dopo la sentenza di qualche anno prima. Magari, avrebbe potuto fare una visitina anche a Tog Red e a Hombre de Afef, pure loro spariti chissà dove. Si sarebbe soltanto dovuto ricordare di portarsi dietro il fucile, e di distrarre il pistolero al momento di fare fuoco.

 

Il vice, vedendo la gioia palesarsi sul volto dello sceriffo, iniziò a balbettare, sconvolto:

“Signore, ma lei sta..sta..ehi, venite tutti qua, lo sceriffo sta..”

Il ragazzo fu scaraventato al suolo da una spallata di Blancos, improvvisamente rinvigorito e cazzuto come ai bei tempi, che lo aveva travolto uscendo di gran passo dal suo ufficio con un contratto sottobraccio.

“Dove? DOVE?”

“C-C-Che cosa?”

“DOV’E’ CARVALHO?”

“A-A-Al saloon, credo”.

Lo sceriffo, a petto nudo, partì con determinazione verso il suo obiettivo. In breve, le strade si rimpirono di gente che, vedendo il proprio idolo di nuovo nei suoi cenci, scese per strada per applaudirne la cavalcata ed incitarlo a gran voce. Testa alta, schiena dritta, stelle in bella vista: era di nuovo lui.  Pochi minuti dopo, in un’atmosfera di tripudio, Blancos fece il suo ingresso nel saloon ed iniziò a girare per il posto, alla ricerca del pistolero. Là dentro, però, non c’era nessuno che somigliasse nemmeno vagamente a Carvalho Pazzo.

“Desidera, signore?”

Il barista, il mitico Hag Ricol, celebre per i suoi cocktail energetici, era appena rientrato dal retro bottega.

“Carvalho Pazzo. Voglio Carvalho Pazzo”.

“Guardi, gli ho appena preparato una bevanda di mia invenzione. Ora è fuori, mi sta arando il terreno con le mani. Vedesse come viaggia”

In effetti, viaggiava eccome. Blancos, recatosi sul retro, vide da vicino quel prodigio, ed ebbe un’ulteriore conferma che sì, era lui l’uomo giusto per compiere l’impresa che aveva in mente. Armato di contratto, andò al cospetto del pistolero, che interruppe la sua opera.

“Ciao Carvalho, sono lo sceriffo Blancos. Tu non mi conosci, ma io ho sentito parlare molto di te, e so che potresti fare al caso mio. In pratica, ho bisogno di un uomo per…”

“Ehi, scerifu, fermu, non mi interesa cosa vuoi da me. Cosa sci guadagnu a lavurare por te?”

“Una casa, sei mogli e la cittadinanza di Los Alamos. E una saccata di soldi, esentasse”

“Scittadinansa..por tutta la vita?”

“Certo, per sempre”

“Ascettu”

“Allora, ti spiego: dovresti..”

“Non me ne frega un cassu. Dammi penna che firmu. Ah, un’ultima cosa: se sc’è da sparare, sci pensu iu, veru?”

“Ma certo!"

E così, ottenuta la firma, Blancos uscì dal saloon e mostrò ad una folla impazzita il contratto che avrebbe cambiato la sua vita, la loro vita. La storia stava per essere riscritta.

FINE SECONDA PARTE

Leggi tutto...

mercoledì 18 novembre 2009

VIGNETTA

mercoledì 18 novembre 2009 4

In attesa delle nuove avventure dello sceriffo Blancos, il ritorno di µ dopo una settimana passata a studiare. Dico sul serio, eh.

File0065

Leggi tutto...

LO SCERIFFO BLANCOS

Los Alamos, agosto 1854. Il suolo del vecchio West ardeva come non mai, un’aria rarefatta soffocava l’intero paese che, visto il tardare dell’invenzione dei condizionatori, non aveva alcuna alternativa allo schiattare di caldo.

Seduto nel suo ufficio, sbronzo già alle undici del mattino, lo sceriffo Blancos sorseggiava del pessimo whisky e si perdeva, come suo solito, in fulgide fantasie. Sebbene di lui, ormai, fosse rimasto ben poco, era ancora un uomo rispettato e benvoluto, stimato dai cittadini onesti e temuto dai malviventi. Il suo coraggio e la sua mano lesta gli erano valsi due luccicanti stelle, che egli, interpretando alla lettera la dicitura “cucirsi sul petto”, si era inchiodato ad un capezzolo con ago e filo.

Nonostante la stima della sua gente, nonostante un capezzolo oscurato dalle onoreficenze, Blancos era un uomo infelice. Niente poteva risollevarlo: in paese venivano organizzate spesso feste in suo onore, con canti, balli e femmine in saldo, ma non ci andava mai, preferendo la solitudine del suo ufficio. Erano soltanto lui e la bottiglia di whisky, l’unica compagnia che gli fosse gradita.

Blancos, però, non era sempre stato così. Un tempo, quando l’estate del 1854 era ancora lontana, egli era un uomo forte e baldanzoso, pieno di vita e di voglia di divertirsi come Ronaldo e Vieri messi insieme. Era il periodo nel quale entrambi i suoi capezzoli vedevano splendere sopra di loro una splendida stella: oltre alle due già sopracitate, ne aveva appena aggiunta  una terza, raggiungendo l’unico vero obiettivo della sua vita. Piantarsi sul petto quella “medaglia” era la ragione per la quale aveva studiato, aveva vinto il concorso per sceriffi ed era entrato in comune.

L’ambito riconoscimento gli era stato conferito per aver assicurato alla giustizia Mo Ratos, un ignaro contadino reo di aver truffato migliaia di persone arricchendosi alle loro spalle. In realtà, Ratos non aveva fatto assolutamente niente, e Blancos lo sapeva bene: questi era infatti in combutta con il vero malfattore, Mo Ji, che sfruttando la parziale omonimia aveva trovato il modo di incastrare l’ingenuo contadino, permettendo così allo sceriffo di arrestarlo e di sbloccare, in cambio della propria impunità, un’indagine che si stava trascinando da troppo tempo e che rischiava di fargli perdere credibilità.

Sfortunatamente per Blancos e Mo Ji, un uomo, Conduzco Rojos,  non rimase convinto della faccenda e volle vederci chiaro.  Aiutato dal suo amico Hombre de Afef, iniziò delle accurate indagini e scoprì l’inganno, denunciando il tutto al magistrato Tog Red che riaprì il processo. La verità venne presto a galla, Ratos fu liberato e Ji condannato. Per Blancos, vista la sua popolarità tra la gente, che avrebbe mal sopportato l’allontanamento dello sceriffo, venne studiata una punizione ad hoc: la confisca della stella illegalmente guadagnata. Per lui, che considerava quel pezzo di latta la sua ragione di vita, l’asportazione fu uno shock tremendo, un qualcosa che andava ben aldilà del mero dolore fisico. Era stato privato dell’unica cosa al mondo che veramente gli interessava, senza nemmeno aver avuto il tempo per godersela un po’: un triste destino, per lo sceriffo.

E allora, eccolo lì, qualche anno più tardi, seduto ricurvo su sè stesso a vomitarsi addosso l’ultima sbornia, mentre sognava il magistrato Red che gli ricuciva personalmente la stella porgendogli le sue più umilissime scuse. Era molto, ormai, che trascorreva le sue giornate così, in preda a sogni di gloria irrealizzabili; fortunatamente per lui, alcuni abitanti del paese si erano messi d’accordo per farne le veci e non far mancare protezione a nessuno. Se c’era una cosa di cui Blancos poteva andare orgoglioso, era la fiducia che la sua gente continuava a riporgli, nonostante il fattaccio di pochi anni prima. Erano tutti convinti che fosse una montatura di Rojos e de Afef, che lo sceriffo fosse innocente e che la terza stella sarebbe dovuta essere restituita. Nemmeno loro sapevano bene il perchè di queste convinzioni, ma le portavano comunque avanti a testa alta.

Quando lo sceriffo terminò il rigurgito, un suo vice entrò nell’ufficio di corsa, ansimando.

“Signore, anf, ho, anf, una grande notizia”.

“Ah sì? Burp. E qual è?”

“Si tratta di..”

FINE PRIMA PARTE

Leggi tutto...

martedì 17 novembre 2009

EBBASTA

martedì 17 novembre 2009 9

Cattura

Leggi tutto...
 
◄Design by Pocket