Nella prima inquadratura mostrata da sky, sabato sera, Ferrara sedeva preoccupato davanti alla sua panchina, sulla quale troneggiava lo sponsor Manpower; probabilmente, un segno premonitore. Il lavoro interinale, però, dovrà attendere ancora qualche mesetto, visto che Ciro ha centrato l’obiettivo principale di tutta la stagione.
L’atmosfera è caldissima, grandi duelli si prospettano. Quello più atteso, tra Lucio, gigante buono, e Giovinco, nano rompipalle, purtroppo non avrà modo di concretizzarsi. In ogni caso, c’è di che restare allegri: i rispettivi reparti di centrocampo offrono garanzie di spettacolo. Cambiasso, che in estate ha contratto la mononucleosi slinguazzando a caso in una discoteca di Malta, palesa gli effetti della malattia con un colorito poco sano ed una preoccupante incertezza atletica. Motta, davanti a lui, incarna alla perfezione il tipo di centrocampista richiesto da Mourinho nel dopo Manchester-Inter: col suo ritmo incessante, copre la bellezza di 25 metri, quelli che separano il tunnel degli spogliatoi dal cerchio di metà campo. Era l’uomo che serviva.
I due virgulti di cui sopra, sommati a Muntari, talismano sconsacrato, e Stankovic, tornato alla normalità dopo la parentesi da giocatore totale, danno vita al centrocampo più triste della stagione. Sì, è vero, a Barcelona le cose erano andate peggio, ma lì c’erano Xavi, Iniesta e compagnia bella, non certo quattro tizi che vagano per novanta minuti in cerca di una posizione.
Quel che esce da questo scontro fra titani è una roba decisamente scadente. Mourinho, appena inizia lo show di Morandi sull’uno, si fa cacciare e si piazza davanti alla tv. La gara, poco dopo, viene sbloccata da un gol la cui paternità è ancora ignota, così come è ignota la ragione per la quale Julio Cesar si sia sdraiato invece di raccogliere comodamente il tiro meno insidioso di tutti i tempi.
Subito dopo la rete, l’Inter decide di giocare per cinque minuti e la Juve va completamente in barca, regalando il gol del pareggio ad Eto’o. Da lì in poi la tristezza è tanta: una gara in cui Caceres ara la fascia e Marchisio si esibisce in giocate alla Zidane non è esattamente un grande spot per il gioco del calcio. Mancini, a venti dalla fine, entra in campo e rivaluta l’esperienza in nerazzurro di Van der Meyde.
Al fischio finale, il pubblico di Torino esplode, nonostante il tristo spettacolo ed una classifica che vede la squadra bianconera addirittura dietro al Milan. La gioia più grande, però, è stata manifestata quando Balotelli è inciampato tirando una punizione: beh, in effetti, son soddisfazioni.
Ora, tutti davanti alla tv ad attendere le prossime rivelazioni-shock del cugino del cuoco del Piacenza che una volta ha sentito un ortolando che diceva che Moratti ha chiamato in lega per far togliere una squalifica a Gresko. Finalmente, la verità su calciopoli sta venendo a galla.
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(nella foto: un segaiolo in crisi mistica)