Oggi mi è venuto il mal di gola.
E chi se ne frega, direte voi.
Nessuno infatti, a meno che, tra quelli che stanno leggendo, non ci sia un’aspirante infermiera intenzionata a curarmi.
E’ che, ritrovandomi a sperare che la mia saliva si esaurisca per poter smettere di deglutire, mi sono ricordato di quanto si stia bene quando il mal di gola non c’è. Cazzo, pagherei oro per poter avere di nuovo un rapporto equilibrato con mia saliva.
Se penso a quanto poco io mi goda la mia gola quando non ho problemi, mi viene davvero il nervoso. Sono lì, che mi lamento, che rompo le palle, e non mi rallegro nemmeno un momento del fatto di stare bene, di non avere le tonsille come le cosce di Ronaldinho. Che spreco di salute.
Dopo il pareggio di Kazan, parecchi, troppi interisti si sono lamentati, hanno fatto capire di essersi rotti le palle. Erano convinti che saremmo andati là, con tre o quattro titolari fuori forma e mezzo centrocampo a casa sul divano, ed avremmo fatto a fette i russi, snocciolando intensità ed ampiessa. Piagnistei, processi, addirittura Mourinho in discussione: ne ho sentite parecchie. Probabilmente questi signori sono gli stessi che fischiavano Muntari ieri sera: un gruppo di geni. Si aspettavano lanci di 70 metri, trivele d’interno, cross millimetrici, una tripletta ed un rigore parato. Sono rimasti delusi, e quindi, giù fischi.
Ecco, questi qua si meriterebbero un po’ di mal di gola. Non tanto eh, solo qualche mese: giusto per fargli ricordare un po’ come ci si sente quando le cose non vanno proprio bene. Gli farei passare tre mesi da juventino o, ancora peggio, da milanista. Tre mesi a vedere Amauri che non segna nemmeno al torneino di rigori in allenamento, o a gustarsi letali colpi di tacco eseguiti di misteriosi giocatori finlandesi. Tre mesi a perdere litri di bile al giorno, a convincersi che Diego sia il Supremo, che Ferrara non sia un fesso e che Borriello tornerà presto.
Con un trattamento di questo tipo, probabilmente, ai fenomeni di cui sopra passerebbe la voglia di lamentarsi per aver perso una partita ed averne pareggiata un’altra. Con tre mesi di mal di gola, capirebbero quanto bene si stia senza doversi preoccupare ogni volta degli arranchi di Jankulovski, delle gite di Chiellini, delle Crocs di Seedorf, o senza la consapevolezza che i piedi da cui partono le cose migliori siano quelli di Nesta.
Capirebbero come si stia al calduccio con Julio Cesar, Lucio e Samuel, con Cambiasso e Stankovic, con Sneijder, Eto’o, Milito e tutti gli altri. E capirebbero quanto siano stati stupidi a non godersi un periodo come questo, dove, in campionato, dopo quattro anni di dominio siamo di nuovo in testa con gli avversari che brancolano nel buio (qualcuno da qualche settimana, qualcun’altro da qualche anno) e in Champions abbiamo tenuto contro la squadra più forte del mondo, riuscendo a non concedere nemmeno un gol a gente come Ibra, Messi, Henry e i loro amici.
Meriterebbero di sentirsi come Leonardo alla fine della partita di ieri. Un uomo, il Leo, che è il ritratto della sofferenza: si è presentato in sala stampa con le tonsille in mano e un buco nella laringe, teso come una corda, implorando i giornalisti di risparmiarlo. L’avesse fatto Mourinho, si sarebbero messi a dire che la voce l’ha persa per il troppo nervosismo, che dietro alla richiesta di essere esonerato dalle inverviste ci sono arroganza e, chiaramente, nervosismo, che l’esultanza al gol di Sneijder è un chiaro segnale di nervosismo, che essere portoghesi è sintomo di nervosismo, nervosismo, la parola più bella del mondo.
C’è da dire, però, che Leo faceva parecchia tenerezza: un uomo distrutto, costretto a mettere la faccia e a difendere un Pato in crisi d’identità, un lampione chiamato Huntelaar e più in generale una squadra che ha fatto 9 punti in 7 partite, non vince da decenni e non si eccità più nemmeno con la musichetta. Però oh, Dinho è rinato. Ora ci pensa lui.
Meriterebbero di sentirsi come Ferrara (o’fess) dopo essere stato preso a pallate da Pastore e dagli altri funamboli del Palermo. Anzi, rilancio: più che come Ferrara, meriterebbero di sentirsi come tutti gli juventini, convinti fino ad un paio di settimane fa che Diego fosse uno Zico più completo con in più un pene di 60 cm, che Filippo Pero fosse un Cambiasso ambidestro e forte come un toro e che la Juve fosse la squadra da battere in Italia, in Europa, nel mondo, dappertutto. Poi invece arrivano Cavani e Simplicio e si torna a casa propria, ossia al terzo posto. Mentre qualcuno, una squadra a caso proprio, torna anch’essa dove le compete: in testa.
Ecco, questo ci vorrebbe: una bella cura juventinomilanista.
Cazzo, fatela. Fatevi quest’esperienza. Vi farà bene.
Nel frattempo, grazie a quella pasta d’uomo che si nasconde dietro al delicato nickname “L’uomo che bestemmiava ai cavalli”, ecco il video di uno che ha il mal di gola. No, per farvi capire come ci si riduce.
In chiusura, una vignetta di quel sovversivo di µ:
Domani, alle 17, un’altra.
E se non venite a vederla…
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