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martedì 27 aprile 2010

GUIDOROSSITRONCHETTIMORATTI

martedì 27 aprile 2010 2

Da “Il Blob della settimana”, Gazzetta dello Sport:

Lo raccontai a Carraro, lo raccontai a Galliani, lo raccontai a tutti. Ma il mio era un racconto, non era una prova. Per cui io ho detto, ragionai che mi trovato a Torino negli uffici della Juventus per dei giocatori non mi ricordo chi fossero allora, che stavo andando in Serie A con il Palermo, e non mi ricordo che giocatori stavamo trattando. Stavamo trattando forse lo stesso Miccoli, forse, anche l’altro, un certo Maresca, che è andato poi in Spagna (uno è andato in Portogallo, l’altro in Spagna). Parlando con Moggi del più e del meno lui mi disse: “Come va?”. “Ma sai – gli dico – il campionato di Serie B tutto bene, sono un po’ preoccupato degli arbitri, mi sembrano un po’ scarsi. Venerdi noi giochiamo a Verona, speriamo di avere un buon arbitro, che ci arbitri bene”. Lui mi dice: “Ma chi è l’arbitro migliore della Serie B?”. “Guarda se lo dici a me non so manco i nomi. Aspetta”. Ho chiamato Rino Foschi, gli ho detto: “Foschi chi è il miglior arbitro della serie B, o i due migliori?”. E mi dice: “Mah i migliori mi sembrano Rizzoli e uno non non non mi ricordo”. Per cui dico: “Moggi, mi sembra siano Rizzoli e quest’altro”. Lui senza dirmi niente, prende e fa un numero di telefono, e dice: “Guarda, c’è una partita importante venerdi… sai, sarebbe opportuno avere un arbitro importante come Rizzoli o quell’altro, in maniera che sia un arbitro, buono che garantisca…”. Ma guarda questo qui, ma guarda queste cose, fa del millantato credito nei miei confronti. Poi dice “eh, ma io l’ho detto a caso…”. Venerdi chi è venuto ad arbitrare? Rizzoli! Che fra l’altro ha arbitrato un’ottima partita, ricordo che il Palermo vinse al 90’ con un gol di Toni proprio all’ultimo minuto, una partita che poteva anche perdere. E io poi al lunedi – questo era il venerdi – io al lunedi c’era il cosiddetto gruppo Della Valle insieme, raccontai il fatto a tutti i presidenti presenti, erano 12 presidenti. Dicendo: “Ragazzi, a me è successo questo, io non ci credevo”. E a un certo momento… ehm… mi è successa questa così qui che ve la racconto: l’unica reazione dei presidenti è che 5 minuti dopo mi chiamò Giraudo, ehm Moggi: “Bravo, noi ti facciamo una cortesia e tu ci ripaghi in questa maniera”. Faccio: “Vabbè, quando c’è l’assemblea di venerdi ci spiegheremo”. Quando son venuti in assemblea ho detto: “Guardate, io mi scuso perché pensavate di farmi una cortesia e vi siete sentiti traditi. Però la prossimo volta che mi fate un lavoro del genere, io vado alla procura della Repubblica”.
Maurizio Zamparini – GazzettaTV

Guidorossitronchettimoratti.

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mercoledì 14 aprile 2010

NORMALE SENTENZA DI GIUOCO

mercoledì 14 aprile 2010 2

Le prodezze del giudice, QUI

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giovedì 17 dicembre 2009

GUIDO ROSSI S’E’ INVENTATO TUTTO

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Ho appena terminato di vedere la famosa docu-fiction (termine che a mio avviso svilisce il tutto) su Calciopoli. Un tentativo di seguire il dibattito susseguente alla proiezione del video l’ho fatto, ma il sentire Mughini derubricare il tutto a “chiacchiere da bar sport” mi ha subito scoraggiato, ed ho desistito.

Che dire, per chi ha seguito con un minimo di interesse la vicenda non sono certo delle novità le amenità sentite e viste in questo prodotto, molto ben fatto. Una delle cose che più mi hanno colpito (chiaramente, oltre al fatto che ci fosse un uomo che decidevano come dovessero finire i campionati) è la vastità di quell’organizzazione: ci si rivolgeva a Moggi addirittura per chiedere il trasferimento di un finanziere, come se fosse, chessò, un ministro, o uno dei vertici della guardia di finanza. Un dirigente sportivo era arrivato a poter disporre delle carriere di pubblici ufficiali: sembra fantascienza.

Un’altro aspetto, che forse mi ha dato ancora più noia, è la figura dei Della Valle. Entrati nel calcio per cambiarlo, per dare nuova linfa, per schierarsi contro il sistema salvo poi inchinarvisi e stringere patti d’onore. Patti d’onore?

Che razza di pagliacci. Si sono riempiti la bocca di paroloni, di frasi ad effetto, volevano guidare la rivolta delle medio piccole e poi eccoli lì, che se la fanno sotto per la paura di retrocedere (dopo, tra l’altro, aver costruito una squadra pessima spendendo una cinquantina di milioni) e, per salvare la baracca, stringono le loro labbra attorno all’enorme fallo del capo e succhiano con forza. Le telefonate post Lecce-Parma, il capolavoro di De Santis – artista indiscusso ed indimenticabile – sono quanto di più riprovevole sentito in tutto il filmato: sembravano, erano felicitazioni per la riuscita messa in scena di un grande spettacolo. “Quando ci si mette le mani noi, non c’è problemi”, “ci s’ha i cavalli boni”, “siamo grandi”, sembrano i commenti di un produttore che ha appena messo in piedi uno spettacolo di successo. Invece, sono le parole di un dirigente federale, ebbro di gioia per l’efficienza dell’organizzazione di cui fa parte e per la perfezione con la quale riesce a falsare i campionati.

Secondo me, i due Della Valle sono quelli che hanno fatto la figura peggiore, in questa vicenda: quelli che facevano parte della cupola, almeno, erano criminali dichiarati, e non finti paladini della giustizia.

Ovviamente, questi due furboni sono usciti male da questa vicenda solo dal  profilo morale: le gentili condanne dell’estate del 2006 costrinsero la Fiorentina a 15 punti di penalizzazione, permettendole di rimanere in A. La società viola, insieme alla Lazio di Lotito, avrebbe meritato la B, senza tante discussioni. Per quanto riguarda la Juventus, beh, non credo nemmeno che valga la pena esprimersi.

Ora, rimango in attesa per la stangata all’Inter: quanto dovrà passare ancora perché si scopra che anche Moratti c’era dentro fino al collo, che è tutta una montatura, che Guido Rossi, Telecom, scudetto di cartone, passaporto, ladri, referto di Cordoba, eccetera? Voglio vederci chiaro.

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martedì 15 dicembre 2009

TRE ANNI

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Volevo scrivere qualcosa a riguardo, ma ho visto che l’hanno già fatto, e molto bene, qui.

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venerdì 23 ottobre 2009

CIAO GIOVANNI

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La partita di mercoledì sera, oltre che per il rivoluzionario 4-2-3-1 di Ciruzzo, verrà ricordata come l’ultima nella quale Giovanni Cobolli Gigli è entrato all’Olimpico da presidente della Juventus.

Con lui se ne va un glorioso pezzo di storia, un uomo che ha saputo dare delle soddisfazioni, soprattutto a noi. E’ finita un’epoca, un’epoca iniziata il 29 giugno del 2006, quando un tizio sulla sessantina venne nominato Presidente della società bianconera, per motivi che tutt’ora gli sfuggono, dal primo CdA del dopo-Moggi.

Lui, Giovanni, che fino ad allora si era occupato praticamente solo di editoria, si ritrovò così a dirigere la società bianconera, appena retrocessa in serie B, essendo palesemente a digiuno di qualsiasi conoscenza calcistica. E non nel senso che non conoscesse nessuno - a differenza del precedente direttore generale, che conosceva un po’ tutti –, ma nel senso che di pallone ne sapeva meno di Tardelli.

Quest’ultimo, insieme al giovane fuoriclasse Secco, a Lapo, ad uno dei mille Blanc che popolano il mondo dello sport e ad altri simpatici burloni, era presente (e votante) il giorno dell’investitura di Giovanni. Il nostro, viste le carenze in materia calcistica, si affidò fin da subito a quello straordinario CdA, che passerà alla storia come uno dei più improbabili di tutti i tempi, sui livelli di quelli dell’Inter del dopo-Lippi. Si affidò a loro, e fece bene.

Alessio Secco, come regalo di benvenuto, gli portò il contratto di Boumsong su un piatto d’argento. Quale miglior inizio, per il successore di Franzo Grande Stevens? Meglio di così, si poteva fare soltanto cedendo Mutu alla Fiorentina per otto milioni più il prestito di Bojinov. E infatti riuscirono a fare meglio di così.

Il giorno della nomina, appena uscito dal CdA, Giovanni spiegò così la filosofia che avrebbe portato avanti durante il suo mandato:

“Noi ci diamo l'obiettivo di essere vincenti, simpatici, trasparenti; di coltivare un grande rapporto con Torino, con l'Italia, consapevoli di essere uno dei principali Brand italiani nel mondo. Trasparenza e lavoro di squadra saranno le nostre parole d'ordine. Credo che il nuovo Cda dimostri la chiara determinazione a guardare al nuovo futuro con il massimo rispetto per i valori etici e sportivi”.

Parole chiare, decise, da leader, alle quali aggiunse anche “Per quanto mi riguarda, spero ancora di vincere la Champions League il prossimo anno”. Forse nessuno gli aveva ancora spiegato che la Juve sarebbe finita sicuramente in serie B, che la serie B è la categoria dove vanno a giocare coloro che retrocedono dalla A e che retrocedendo è impossibile qualificarsi per la Champions.

La curiosità, per quanto riguarda i primi tempi, è la quasi assenza di attacchi all’Inter: i tifosi, schiumanti di rabbia, si aspettavano un presidente più battagliero, e da subito hanno cominciato a chiedere più juventinità nei piani alti.

Grazie alla sua fermezza e al suo carisma, alcuni dei campioni bianconeri come Buffon, Del Piero, Trezeguet, Ibr..no, questo no, furono convinti a restare a Torino a giocarsi la promozione su campi tosti come quelli di Crotone e di Cesena. L’annata nella serie cadetta si concluse con un’inevitabile vittoria, ma Deschamps, logorato da mesi di campagna mediatica (e non) avversa, si dimise. Come successore Giovanni puntò su Ranieri, il tecnico ideale per vincere subito.

Questo fu troppo anche per Tardelli che, vedendo inascoltati i suoi consigli (avrebbe voluto puntare tutto su Novellino. Davvero, eh) uscì dal CdA lasciando un vuoto incolmabile.

Col ritorno in serie A, iniziarono le sparate contro l’Inter; una selezione dei maggiori luoghi comuni sui neocampioni d’Italia fu preparata e messa sulla scrivania del Presidente, che così ebbe modo di imparare bene le vaccate da raccontare in modo da accontentare anche il tifoso più rosicante. Di quell’anno si ricorda la faraonica campagna acquisti: è l’estate di Grygera, Tiago, Andrade e Almiron, gioielli che l’abile Secco strappò alla concorrenza di tutta Europa. La consapevolezza di aver portato grandi campioni a Torino fece sì che si potesse inaugurare la serie dei proclami estivi, che sarebbe proseguita per altri due anni. Al grido di “Possiamo farcela”, il Presidente ha diffuso fra la tifoseria gobba la convinzione che “ora che c’è la Juve, torna tutto come prima, l’Inter rivince tra 18 altri anni”, eccetera.

La realtà vide però la Juve finire al terzo posto, sottolineato comunque come un successo dai presunti addetti ai lavori. Finito il campionato, era tempo di rafforzarsi: il Liverpool era pronto a sbolognare Xabi Alonso per 18 milioni, Giovanni ci pensò ma..no, è meglio Poulsen, dà più sostanza. E Stankovic? Bah, non piace ai tifosi..che resti dov’è. Ranieri iniziò a plasmare il suo camaleonte solido, Cobolli intensificò le critiche verso l’Inter senza sapere davvero perchè.

Con l’arrivo di Amauri, centravanti da oltre due reti all’anno, si può sognare. Il proclama per il 2008 fu:

"Io credo che quest'anno la Juventus possa puntare allo scudetto. E ci crede anche Ranieri. Se ci dovesse essere maggiore livellamento quest'anno, la Juventus potrebbe approfittarne. E comunque non capisco perchè solo la Juventus sia stata retrocessa in Serie B e, inoltre, con una penalizzazione in punti».

Preciso e pungente come sempre, una vera lingua affilata la sua. Questo sarà ricordato come il suo anno migliore, costellato da perle su perle. Su tutte, tre meritano di essere citate:

  • “Dopo aver letto con attenzione le gravi dichiarazioni rilasciate dall’allenatore dell’Inter la Juventus manifesta stupore e sdegno e chiede all’Inter di dissociarsi pubblicamente da tali esternazioni. Con le sue dichiarazioni, l’allenatore dell’Inter ha mancato di rispetto non solo alla Juventus e ai suoi 14 milioni di tifosi, ma a tutto il calcio italiano. Piuttosto che alimentare una pericolosa cultura del sospetto, i rappresentanti delle società hanno il dovere di dimostrare educazione e senso di responsabilità - prima, durante e dopo le partite - per sostenere l’evoluzione del calcio italiano e della sua immagine internazionale”;
  • Il ricorso contro la squalifica del campo per i cori razzisti contro Balotelli;
  • “120 mln per Del Piero? Non lo venderemmo”

Nonostante i proclami, l’annata è deludente e Ranieri viene messo alla porta a due giornate dalla fine. Al suo posto, ecco Ferrara, il Guardiola italiano, il Ferguson partenopeo, o più semplicemente uno che non ha mai allenato in vita sua.

Per il 2009/2010 in casa Juve si è deciso di puntare davvero in alto. Sono stati così stanziati 50 milioni per il duo brasiliano Melo-Diego, rispettivamente il nuovo Dunga e la nuova frontiera dell’evoluzione umana. Sono stati presi Caceres, Cannavaro e Grosso. Milioni di gonzi-bis (non al livello dei gonzi originali, ma quasi) sono stati convinti che il gap è stato colmato, e che forse c’era addirittura stato il sorpasso.

E poi, a metà di ottobre, i punti da recuperare sono già 4. Sì, in effetti era l’ora di rispedire Cobolli Gigli in luoghi a lui più consoni.

Ci mancherai, Giovanni. Finchè c’eri tu, nessuno si sarebbe mai azzardato a prendere uno Xabi Alonso, o un Lampard: passavi tutto al vaglio, avevi l’ultima parola, e difficilmente sgarravi.

Speriamo solo che Blanc sia alla tua altezza. Ci teniamo ad arrivare alla seconda stella entro il 2012.

Grazie di tutto.

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martedì 3 marzo 2009

I rosiconi

martedì 3 marzo 2009 3
Da quando l'Inter occupa la vetta della classifica, ossia da 3 stagioni a questa parte, i "tifosi" italiani (non interisti ovviamente) sono impazziti.
Non riescono davvero a capacitarsi che l'Inter, la squadra simpatia che avevano deriso per anni, stia dominando la serie A in lungo e in largo. Non riescono a farsene una ragione. Hanno il fegato a brandelli.
Ogni tifoso reagisce a modo suo a ciò: chi dà la colpa all'arbitro, chi dice "eh, tanto il prossimo anno..", chi nega e pensa che sia tutto uno scherzo; si possono però separare le reazioni principali in base alla fede calcistica di questo foltissimo gruppo di individui.

ROSICATE DEI TIFOSI MILANISTI:
Per questi soggetti, il campionato, la coppa italia e più in generale tutto ciò che vince l'Inter non contano assolutamente niente.
Poco importa se, come quest'anno, la loro squadra avesse come obiettivo primario la conquista dello scudetto: per i milanisti, il campionato è un torneo di poco conto.
Hanno perso derby su derby, accumulato distacchi abissali negli ultimi anni e rimediato figure di merda con alcune delle peggiori compagini della serie A, ma tutto questo pare non avere importanza. Sarebbero capaci di perdere un derby per 4-0 e dimenticarsene la settimana successiva.
Non riescono ad ammettere quanto la loro squadra sia inadeguata a competere per qualsiasi genere di traguardo, a parte una salvezza tranquilla. Ad ogni critica, rispondono prontamente "siamo i più titolati al mondo", dimenticando forse che nel calcio il passato non conta;non conta ciò che hai fatto, conta ciò che fai e ciò che sarai in grado di fare.
L'attuale Milan fa schifo in tutte le competizioni, e continuerà su questa strada anche in futuro, se non avverrà quel rinnovamento totale che si è mostrato necessario già negli anni scorsi.
Ma per i tifosi milanisti queste sono tutte chiacchiere, loro sono i pluricampioni dell'universo e vogliono ancora Maldini e Kaladze al centro della difesa, sarebbero pronti a richiamare Serginho e Cafu e credono che Pirlo sia il miglior centrocampista di ogni tempo.
Per loro la rosa del Milan è ottima, piena di campioni, che permettono alla squadra rossonera di giocare un calcio sfavillante, senza eguali nel mondo.
L'Inter è soltanto una squadretta, che vince solo perchè senza avversari o perchè aiutata, dimenticando di come loro siano stati a contatto con la vetta (fino a novembre) soltanto grazie ai potenti calci in culo datigli dagli arbitri, coi mille rigori assurdi assegnati.
Purtroppo per loro, la realtà è che noi, in questo momento, siamo quello che loro vorrebbero essere: i migliori (cit. iostoconmancini.com)


ROSICATE DEI TIFOSI JUVENTINI:
Per i tifosi juventini il tempo si è fermato, precisamente all'anno 2005.
La Juventus è la squadra più forte d'Italia, domina il campionato ed ha una dirigenza infallibile e per niente disonesta.
L'Inter è la solita perdente, non vince niente da vent'anni e mai vincerà qualcosa, perchè la Juve glielo impedirà.
Ogni tanto, però, tornano nel presente. Per dire stronzate, ovviamente.
Tre anni fa, dopo la retrocessione in B, dicevano "non vincerete nemmeno senza Juve, riuscirete a perdere lo stesso". Alla fine di quel campionato, dopo il dominio dell'Inter, dichiaravano sprezzanti "Godete quest'anno, che l'anno prossimo c'è anche la Juve e tutto torna com'era prima". Finito un altro campionato, con un altro trionfo dei nerazzurri, gli ormai derelitti gobbi esclamavano proclami di vendetta come "Il prossimo anno sarà tutta un'altra storia" e "Questo era un anno di transizione: ora siamo pronti".

L'Inter, per i gobbi, era dentro fino al collo nello scandalo di Calciopoli: solo quel genio criminale di Tronchetti le ha evitato di essere coinvolta. Adesso, c'è il sistema Moratti: i nerazzurri rubano tutte le partite, anche quelle che perdono, e vincono scudetti di cartone.

Tra un paio di mesi finirà un'altra stagione, col 17esimo scudetto dell'Inter. Già sento le loro voci, mentre ci mettono in guardia per l'anno prossimo, dove domineranno di sicuro.
Fanno proprio quel che facevamo noi fino a qualche anno fa: si affidano al futuro, il presente è troppo amaro.


ROSICATE DEGLI ALTRI TIFOSI (ROMANISTI IN PRIMIS):
Il resto dei tifosi italiani rosica in un modo che sta un po' in mezzo fra il "metodo milanista" e il "metodo juventino". Fanno un po' un mix, tirando fuori sia la storia degli scudetti di cartone, sia i rari trionfi europei dell'Inter.
Un particolare accenno, però, va fatto ai sostenitori della Roma.
Questi deprecabili individui sono accecati dalla rabbia da anni. Da ormai 3 stagioni arrivano costantemente dietro all'Inter, della quale sono diventati degli eterni secondi.
Sono stati presi a schiaffi in campionato, in coppa italia, in supercoppa: dappertutto.
Hanno subito un epico 4-0 in casa, risultato praticamente senza precedenti all'Olimpico. Hanno visto alcuni fra i loro migliori giocatori trasferirsi a Milano (sponda nerazzurra, s'intende).
Non vincono mai, e questo li fa impazzire. Per loro è sempre colpa dell'arbitro, o del guardalinee, o del designatore, o di Moratti, o del buco nell'ozono.


Terminata l'analisi, mi permetto di dire:
Ciao rosiconi! Grazie a voi, è ancora più bello vincere.
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