Peccato per quel rigore ingiusto dato a Balotelli, per questo campionato orrendamente falsato da Moratti e dai suoi scagnozzi. Peccato.
Questa Roma, questa magnifica e spettacolare Roma, non ha potuto spiccare il volo neanche quest'anno. Non gliel'hanno fatto fare.
Pensate. Ogni domenica a lottare contro il sistema, contro arbitri compiacenti verso il Grande Signore che tutto controlla. Episodi su episodi, da riempirci una decina di dossier.Una vergogna.
E poi, come se non bastasse, la paradossale situazione di vedersi accusati per un fantomatico tocco di mano in area di Mexes, per un improvviso malore occorso a Baptista pochi metri dentro l'area di rigore, per una carineria detta dal proprio allenatore a quell'albanese rubamacchine di Tare.
Paradossale, ho detto bene.
Paradossale, ho detto bene.
Poveri tifosi, sempre così civili e pacati, pronti a porgere l'altra guancia in ogni occasione. Poveri giocatori, costretti a dover assistere a questo gramo spettacolo.Povero Spalletti, allenatore plurititolato, uno dai cui tutti (soprattutto certi portoghesi) dovrebbero imparare qualcosa, soprattutto in fatto di stile ed eleganza
Povero De Rossi, grande calciatore ma soprattutto grande uomo. Uno come lui, uno col suo senso etico, non riuscirà a prender sonno perlomeno da un paio di mesi, dopo tutte le schifezze che ha visto.
Dopo Inter-Roma, quando Totti, dall'alto della sua lungimiranza, lo invitò a far sentire la propria voce, Capitan Futuro provò a fare casino, a cercare di smuovere qualcosa lì, nel Palazzo dei Padroni: niente da fare, il calcio italiano non vuole saperne di guarire.
Vedendo stasera la Roma prendere quattro pere a Firenze, vedendo questa grande dimostrazione di calcio dei giallorossi, capaci di fare quadrato nel momento decisivo della stagione, l'unica cosa che mi viene in mente è peccato.
Peccato.
Senza quel rigore avremmo assistito ad un altro campionato, mica a questa robaccia che tocca sorbirsi adesso.
Peccato.
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