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giovedì 21 gennaio 2010

LO SCERIFFO BLANCOS – PT.5 - 2° TEMPO

giovedì 21 gennaio 2010 5

Nel giro di una mezz’ora, nella quale Hag aveva curato i reduci dalla lotta, un vasto pubblico di persone, una quarantina circa  (di cui trenta abbonati) arrivò nei pressi della villa. Blancos disse loro di montare sulle mura e di cominciare con i cori. Una volta arrampicatisi, però, ai supporters si gelò il sangue: la vista dell’arrogante cane negro li sconvolse, toccandoli nel profondo. Dì lì a poco, i loro cuori furono colmi di rabbia, e, all’unisono, presero ad intonare insulti contro l’animale. 

La bestia cominciò ad innervosirsi, dando calci in giro e sbuffando vistosamente. Più sbuffava, più i supporters si caricavano, e l’odio montava. I cori si facevano sempre più ostili, l’atmosfera era caldissima: il negro pareva accusare il colpo. Qualche insulto dopo, la svolta: raggiunto il limite di sopportazione, il canide, rivolgendosi ai tifosi, prese ad applaudire polemicamente l’atteggiamento nei suoi confronti.

Il cielo, d’un tratto, si oscurò. Una luce divina illuminò il cane, spostando tutta l’attenzione su di lui. Un enorme dito indice spuntò dalle nuvole, puntando l’arrogante guardiano.

“Tu…tu…LA PAGHERAI!!!!”, urlò una voce terrificante, proveniente dall’alto dei cieli. Era il dio Tosele, gonfio d’ira. I presenti si inginocchiarono devoti.

“Multa, squalifica, a morte!”, disse ancora la voce. “Prendetelo!”.

Un esercito di soldati scese sul terreno ed ammanettò la bestia, che non oppose resistenza e si avviò con loro, sconsolato.

Blancos, senza parole, non credeva ai propri occhi. Nonostante i due pessimi acquisti, nonostante Carvalho, nonostante Ciro, ora la strada verso Mo Ratos era spianata. Lo sceriffo prese a saltellare in preda al giubilo, arrivando danzando alla porta che introduceva all’interno della villa.

Blancos sfondò la porta ed entrò in casa brandendo una scimitarra. “Dove sei? DOVE SEI? Nasconderti non ti servirà a niente, lo sai, vero? Fuori ci sono i miei uomini, e se ti azzardi ad uscire di qui ti riempiranno di piombo (beh, oddio, non ci scommetterei). Ti conviene uscire fuori subito, pezzo di stronzo!”. Lo sceriffo perquisì tutta la villa con grande attenzione, ma Mo Ratos non si trovava, e nemmeno i suoi amichetti. Neanche con l’aiuto di Ciro e degli altri, entrati anche loro nell’abitazione, saltò fuori qualcosa. Il letto era rifatto, la casa era in perfetto ordine: sembrava che gli inquilini fossero fuori.

Guardando bene in camera da letto, Blancos scovò un voucher con una prenotazione per Forte dei Marmi, che come data di ritorno segnava 28 settembre 1859.

“Ehi, Carvalho, dì un po’, che giorno è oggi?”

“El 15 jugno 1858, perché?”

“Ma porc..”. Blancos andò su tutte le furie, e distrusse completamente la stanza, a mani nude. Buttò giù le mura, sbranò il letto, staccò il lampadario: era scatenato. Ormai disperato, distrutto, svuotato, compié l’estremo gesto: con una mossa brusca, si strappò dal capezzolo le stelle che vi aveva appuntate, aprendo una gigantesca ferita sul suo petto. Il sangue iniziò a sgorgare impietoso, senza sosta. La vita dello sceriffo si stava rovesciando sul pavimento, ma a lui questo non importava. Non avrebbe potuto aspettare tutto quel tempo, sarebbe impazzito prima. Tanto valeva farla finita subito, risparmiandosi la sofferenza.

Hag Ricol, udendo il frastuono, si precipitò subito nella stanza dove giaceva Blancos.

“Sceriffo, no!! Non doveva fare questo!! Io..io..potrei sistemare le cose!”

Blancos, ormai, non era più in grado di udire alcunchè. Hag lo operò d’urgenza, usando l’ormai celeberrimo cocktail di Neoton, Diet Coke e Mentos per placargli il dolore. Dopo qualche ora, l’intervento, riuscito perfettamente, fu concluso, e Blancos riprese i sensi. Grazie alle straordinarie sostanze di Hag, la ferita si stava già cicatrizzando, e nel giro di qualche ora lo sceriffo sarebbe tornato come nuovo.

“Oh, per fortuna sta bene. Un minuto più tardi, e sarebbe morto”

“Grazie infinite Hag, di cuore. Mi hai salvato la vita. Me ne ricorderò, quando tutto questo sarà finito. Senti, dimmi una cosa: stavo forse sognando, oppure hai detto che hai un’idea per sistemare la situazione?”

“No, non stava sognando, ho davvero detto questo. E’ una cosa che mi frullava in mente da qualche minuto, e credo che, sì, forse c’è un modo per far trascorrere velocemente questi mesi”

“Ti prego, dimmi”

“Niente, in pratica..c’è questo mio amico, Adriano si chiama, che ha degli agganci importanti, molto, molto in alto..e, per farla breve, se vuoi posticipare qualcosa, o anticiparlo, ti puoi rivolgere a lui, e di solito qualcosa riesce a fare”

“E..come potrebbe aiutarci?”

“Ma come, non ha capito? Potremmo chiedergli di spostare la giornata di domani a quella in cui tornerà Mo Ratos, in modo da ritrovarcelo qua fra poche ore”

“Ed..ed è davvero possibile una cosa del genere??!”

“Con Adriano, tutto è possibile. Te l’ho detto, che ha le conoscenze giuste. E poi, mi deve un favore”

Hag fece subito la chiamata, mettendosi d’accordo col suo influente amico. Allo scoccare della mezzanotte, la casa fu catapultata nel futuro. Blancos, ormai ristabilito, diede un’occhiata al giornale: la data era il 28 settembre 1859 (sì, a mezzanotte c’era già il giornale. E allora? Che cazzo ne sapete di come funzionava nel West? Magari la gente andava in edicola a mezzanotte e comprava il giornale. Che ne sapete, voi? C’eravate?).

Qualche ora dopo, il cancello della villa si aprì. Il carro guidato da Mo Ratos entrò nel giardino, sobbalzando a causa delle buche. Mo si fermò, e si guardò intorno. C’erano segni di lotta ovunque, e, cosa più importante, il negro guardiano non c’era più.

“Ma..che..cosa sta succedendo, qua?”, mormorò, mentre Blancos lo fissava, dallo spioncino dietro la porta.

FINE QUINTA PARTE

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mercoledì 20 gennaio 2010

LO SCERIFFO BLANCOS – PT.5 – 1° TEMPO

mercoledì 20 gennaio 2010 3

Vista la crucialità della puntata (e la sua lunghezza), ho ritenuto necessario dividerla in due tempi. Tenetevi pronti: si va verso lo scontro finale.

Trascorsa la notte, la comitiva si rimise in viaggio. I due nuovi acquisti parevano aver superato il black-out della serata precedente, e dopo una sostanziosa colazione si presentarono al cospetto dello sceriffo, apparendo rinvigoriti e pronti all’azione.

“Su, ragazzi, in marcia”

Stavolta non ci furono particolari intoppi, e mezz’ora dopo la partenza i cinque cominciarono a scorgere, in lontananza, un puntino nel deserto, che si faceva sempre più grande man mano che avanzavano. Era la villa, il nascondiglio di Mo Ratos: non c’era alcun dubbio. Vedendola, Blancos cominciò a pregustare la vendetta. La resa dei conti era ormai vicina, e poteva già sentire l’odore del sangue del suo rivale nell’aria.

“Più veloce, più veloce”, disse al suo destriero, frustandolo.

Pochi minuti, e furono davanti all’ingresso della villa. Una spessa muraglia, intermezzata da un enorme cancello, sbarrava loro l’entrata. Aldilà del recinto, si potevano udire i terribili grugniti del nerissimo custode della casa che, avendo fiutato visite, si era già notevolmente innervosito. I due nuovi acquisti, sentendo i versi dell’animale, sbiancarono in volto e tentarono di defilarsi.

“Fermi, che fate? Ragazzi, su, non abbiate paura! Ho un piano, so come affrontare quel mostro. State qui, da bravi”.

In realtà, Blancos non sapeva da che parte rifarsi. Lui e i ragazzi non potevano certo scavalcare ed entrare nella casa senza qualche buona idea in testa: di sicuro, non era il caso di affidarsi a Carvalho Pazzo, vista la sua scarsa percentuale di colpi andati a segno. Lo sceriffo, dal canto suo, non se la sentiva di sparare, e i due nuovi acquisti non sembravano, come dire, dare troppe garanzie. C’era bisogno di qualcuno che coordinasse le azioni, che guidasse il gruppo verso il trionfo.

Blancos cominciò a guardarsi intorno, come in attesa di un segnale dal cielo. Dopo qualche minuto, Blancos vide un tizio che stava mangiando un bud..no, dai,è troppo forzato, uno che mangia Danette nel deserto, troppo facile così. Facciamo che trova Ferrara e basta, nemmeno Ferrarao o Cirinho, solo Ferrara, lo vede e gli dice “e tu chi sei"?, e Ferrara “"sono Ciro, l’allenatore”, e Blancos fiuta l’affare e lo prende con sé, spiegandogli la situazione. Senza troppi fronzoli.

“Vieni, ti presento gli altri”, disse lo sceriffo.

“Ciao ragazzi, io sono Ciro, l’allenatore. Mettiamoci subito al lavoro. Allora..”

“Iu nun ho ancora capitu perché c’è questo qui con noi", sussurrò Carvalho ad Hag Ricol, mentre Ferrara spiegava il suo piano.

“..dopo aver scavalcato ci sistemiamo con te, quello più alto, dietro,  poi te, caschetto, a fare da tramite e Carvalho davanti a tutti. Tu cerca di recuperare palla…”

“Ma cusa sta discendu?”, disse ancora Carvalho, sempre più perplesso. Blancos gli rispose con uno sguardo rassicurante.

“..e a quel punto chiudete il triangolo. Tutto chiaro?” Il pistolero accennò un timido sì, mentre i due, che non avevano inteso una parola, continuarono a guardare Ciro in silenzio, con la consueta faccia sconsolata.

“Bene. Andate!”

I tre scavalcarono le mura ed entrarono nel giardino.  “Alora, ragassi, com’è che dobbiamu disporsci?”, disse Carvalho, mentre il negro bestio balzò addosso al fenomeno e gli strappò una gamba.

“Oh cassu, Hag, intervieni!”

Con un gesto fulmineo, Hag scavalcò e corse dal fenomeno per somministrargli una razione di panacea, facendogli recuperare 1000 hp. Nel frattempo, l’animale aveva attaccato anche l’altro nuovo acquisto e Carvalho, che ora erano in fin di vita. Hag salvò anche loro, ma era chiaro che la situazione non si sarebbe potuta protrarre per molto. Le indicazioni di Ciro non erano state recepite.

Blancos, vedendo quel triste spettacolo, cercò di farsi venire in mente qualcosa. Era evidente che non si poteva sfidare il mostro con la forza bruta: bisognava agire d’astuzia. Improvvisamente, un’illuminazione: avrebbe chiamato a raccolta i suoi sostenitori, e li avrebbe usati per caricare i ragazzi e distrarre la bestia. Era l’unico modo per sovvertire i valori in campo, la sola ancora rimasta alla quale aggrapparsi. Certo, non si sarebbe messo a cercare di arruolare qualche nuovo demente, vista l’incetta che ne aveva fatto in quei giorni. No, no, si doveva lavorare sul materiale a disposizione, si doveva galvanizzare l’ambiente.

Subito si fece passare il cellulare da Hag (sì, ha il cellulare, non rompete) e chiamò in paese, convocando tutti i suoi seguaci. Che risposero, ovviamente, presente.

FINE PRIMO TEMPO

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martedì 19 gennaio 2010

LO SCERIFFO BLANCOS – PT.4

martedì 19 gennaio 2010 8

Riassunto delle puntate precedenti:

C’è un vecchio cazzone che soffre, un giorno incontra un mostro in un bar e per qualche motivo si convince che sia l’uomo in grado di risolvere i suoi problemi. Insieme a lui e ad un eccentrico barista si mette in viaggio alla ricerca della fonte di ogni suo guaio, che tempo addietro aveva pensato bene di nascondersi in qualche luogo sperduto. Grazie alle dritte di un ferroviere eremita, il vecchio cazzone scopre dove si nasconde il suo nemico e parte all’inseguimento, affiancato dai suoi fidi scudieri.

“Quanto manca?”, chiese Blancos ad Hag Ricol.

“Se continua ad andare così, meno di un’ora. Tra poco dovremo fermarci però, ha bisogno di fare rifornimento”

Carvalho Pazzo cominciò a rallentare. Faceva caldo, e per rendere al meglio aveva bisogno di un altro cocktail di Hag. Poco prima di fermarsi, sorpassò due uomini che sostavano al ciglio della strada.

“Ehi, chi erano quei due?”, disse Blancos.

“Lasciali stare, saranno due disgraziati che vogliono un passaggio. Non abbiamo tempo da perdere”, gli rispose Hag.

“No, ehi, forse non ci siamo capiti. Qua gli ordini li do io, è chiaro? Carvalho, torna indietro, voglio chiedergli se hanno bisogno di qualcosa”.

I due uomini vestivano una fastidiosa tenuta da carcerato, sporca e piena di strappi. Erano molto diversi tra loro, quasi opposti: uno era alto, robusto, rasato, col colorito scuro e la faccia da dinosauro; l’altro, basso, mingherlino, pallido e con un folto caschetto castano. Una sola cosa li accomunava: un’espressione vuota, stanca, desolata. Da pirla.

Vedendoli, lo sceriffo fu molto colpito dalla loro emotività. Dentro di sé, fin da subito, sentì che quei due ragazzi, che sembravano così provati dalla vita, nascondevano qualcosa di inaspettato, qualcosa di grande.

“Ciao, ragazzi. Tutto bene?”

“……”

“Avete bisogno di un passaggio?”

“Não entendemos o que você diz”

“Eh?”

“Aspeti, scerifu, sonu do mio paese. Sci parlu io”

[Carvalho e i due confabulano]

“Dicuno che sono appena shcapati da prijione”

“E che pensano di fare?”

“Niente. Voglionu rimanere lì dove sonu, e nun fare niente”

“Ma come, niente? Ma se è evidente che questi ragazzi hanno tanto da dare al mondo! Su, su, dì subito loro di unirsi a noi, che abbiamo bisogno di braccia e gambe forti. Chiaramente, li ricompenserò lautamente: metà del sacco delle cibarie è loro. Ma che dico metà, tre quarti! Se lo meritano, saranno fondamentali”

“Ma, scerifu, e noi cosa mangiamu?”

“Zitto tu! Serve a loro il cibo! Noi ci nutriremo di cactus e scorpioni! E ora, forza, digli quello che ti ho detto”

I due, visibilmente stupiti dalle parole di Carvalho, accettarono subito, rivelando addirittura una punta d’entusiasmo.  Il pistolero ed Hag, visibilmente contrariati, dovettero trattenersi dal protestare per i nuovi ingaggi: lo sceriffo sembrava veramente convinto, e non sarebbe tornato sui suoi passi.

“Allora, dobbiamo organizzarci un po’. In quattro su Carvalho non ci stiamo, quindi abbiamo bisogno di un’altra vettura”. Blancos rivolse lo sguardo verso il più esile dei due, quello col caschetto. “Che ne dici di essere tu, l’altra vettura?”

Il pistolero tradusse, e il ragazzo accettò. Subito si caricò in spalla Blancos, mentre il suo amico e Hag Ricol montarono su Carvalho, che si era appena rifornito con tre shottini preparati dalle sapienti mani dell’alchimista del gruppo.

“Voglio provarlo così, senza aiuti da parte tua, Hag. Secondo me questo è una forza della natura!”

La comitiva si rimise dunque in viaggio. La terra promessa, la casa di Mo Ratos, si avvicinava sempre più, e con i due nuovi acquisti sembrava ancor più vicina.

Il ragazzo col caschetto, nei primi minuti di trotto, si rivelò effettivamente un portento. Teneva senza problemi il ritmo di Carvalho dopato, mostrando anche di essere in grado di alzare ulteriormente il ritmo. Tutti i presenti furono incantati dalle sue doti, e cominciarono ad accostarlo ai grandi mezzi di locomozione del passato, tirando fuori anche qualche paragone scomodo.

“Visto, che vi avevo detto? Questo ragazzo è un fenomeno! Io difficilmente mi sba..”

Blancos, prima ancora di terminare la frase, si ritrovò con la faccia stampata in terra. Aveva fatto un volo di diversi metri, atterrando per fortuna su un cumulo di sabbia, che aveva attutito il colpo. Poco più indietro, il “fenomeno” sostava immobile al centro della strada.

“Ma..sput..che..sput..che cazzo è successo?? Carvalho, ehi, fermati..sput..vagli a chiedere cos’ha, perché si è fermato”

Carvalho tornò pochi secondi dopo. “Scerifu, pare che si sia insceppatu”

“Come sarebbe a dire, inceppato? Ma di cosa stai parlando?”

“Cusì mi ha detu”

Nel frattempo, l’altro, quello con la faccia da dinosauro, si defilò e prese a vomitare.

“E questo, ora, cos’ha?”, disse Blancos.

Il pistolero gli si avvicinò e cercò di parlargli. “Disce che soffre il mal d’auto, da pochi mesi. Disce che l’annu scorsu non aveva di questi prublemi, è da quandu gli hanno fattu metere questa divisa da carsceratu”

“Oh, merda. E ora, che si fa?”

Hag Ricol, sbuffando, tirò fuori il suo armamentario. “Tocca a me inventarmi qualcosa per rimediare alle stronzate dello sceriffo. ‘Saranno fondamentali, vedrete!’. Ma muori, vecchio rincoglionito, solo tu potevi raccogliere ‘ste due carcasse dalla strada”, pensò riempiendo gli alambicchi di strani liquidi.

Il tramonto sopraggiunse, e la comitiva cominciò a sistemarsi per la notte. Con i due nuovi acquisti in quelle condizioni, era impensabile proseguire oltre, e lo sceriffo decise di lasciar trascorrere qualche ora prima di rimettersi in viaggio. Così, mentre Hag mescolava intrugli, Carvalho si mise a preparare una cena sontuosa. I due, intanto, non miglioravano: il fenomeno era ancora piantato al suolo, mentre l’altro continuava a tossire e a non darsi pace.

“Ok, è pronto”, disse Carvalho. All’udire di queste parole, lo sguardo dei due si illuminò improvvisamente, e in un lampo, guariti dai loro acciacchi, si precipitarono nei pressi del pentolone, armati di posate e bavaglio. Come da contratto, spazzolarono i tre quarti della cena, lasciando agli altri una carota ed un’oliva a testa. Hag e Carvalho, infuriatissimi, si trattennero dallo scuoiare Blancos e si allontanarono di un po’ per sbronzarsi, mentre lo sceriffo, guardando i nuovi acquisti, già ronfanti e pieni di macchie di sugo su faccia e vestiti, si chiedeva se davvero ingaggiarli fosse stata la scelta migliore. Il rognoso e nerissimo cane da guardia di Mo Ratos si annunciava un avversario tosto, e le ultime notizie lo davano ancora più arrogante e polemico del solito.

Non ci sarebbe stato spazio per errori.

FINE QUARTA PARTE

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venerdì 27 novembre 2009

LO SCERIFFO BLANCOS – PT.3

venerdì 27 novembre 2009 13

Riassunto delle puntate precedenti:

Lo sceriffo Blancos è un vecchio ubriacone che passa le sue giornate ad immaginare improbabili rivincite su coloro che, in passato, l’hanno sbugiardato. Ormai impotente di fronte al declino della vecchiaia, vive rassegnato agli eventi con l’unico conforto di una brodaglia di 60 gradi che lo costringe a strisciare sul pavimento ogni mattina. Un giorno, un suo vice piomba nel suo ufficio e gli comunica che Carvalho Pazzo, il pistolero mercenario, è in città: Blancos, vedendo in questi l’uomo in grado di risolvere  i suoi problemi, corre ad ingaggiarlo per realizzare il progetto di vendetta che covava da anni. Carvalho, davanti ad una folla impazzita, firma e dà il via alla riscossa.

“Allora, Carvalho, ci siamo capiti?”

“Devu aiutarti a truvare questu Mo Ratos e suo amicu Conduzco Rojos, ok. Ma iu suy pistulero, non capiscu perché tu mi chiedi di fare u detective”

“Tu non ti preoccupare, portami da questi due e poi ti faccio sparare quanto vuoi. Ho sentito che, oltre ad essere un cecchino infallibile, sai renderti utile in un sacco di cose: fai conto di star ampliando il tuo bagaglio di esperienze. Puoi metterlo sul curriculum, poi”

“Vabè, ho capitu. Ma lui che sc’entra?”

Accanto a Carvalho Pazzo, un uomo stava riempiendo la sua borsa con ampolle, alambicchi e misteriose scatoline.

“Hag verrà con noi, ci sarà utile. Hai già avuto modo di testare i suoi drink, quindi non ha senso stare qui a dirti quanto siano buoni e nutrienti

“Va bene, va bene”

“Ottimo. Signori, direi che possiamo iniziare”

Blancos aprì un cassetto della sua scrivania e ne tirò fuori un paio di mutande. Appartenevano a Mo Ratos, che le aveva consegnate insieme al resto dei suoi vestiti il giorno in cui era stato arrestato. Lo sceriffo, che voleva un trofeo della sua vittima, era riuscito a tenersele ed ogni tanto le annusava, per riassaporare l’atmosfera del giorno in cui si era guadagnato la terza stella. Non le aveva mai lavate.

“Tieni, Carvalho. Annusa, e fiuta le tracce di Mo Ratos!”

Il pistolero, dopo aver respirato a pieni polmoni il fresco effulvio emanato da quegli slip, li gettò in terra e rimase lì, immobile.

“Beh?”, disse Blancos. “Non parti all’inseguimento?”

“Scerifu, sarebe tropo fascile se io trovassi subitu Mo Ratos e lo uscidessi. Storia finirebbe tropo presto, sensa patus, sensa emusioni

“Cazzo, hai ragione. Poi, voglio dire, quel vegliardo non passa di qua da anni, ormai. Vabbè che sei un fenomeno, però se tu fiutassi le sue tracce a distanza di lustri il lettore mi rimarrebbe un po’ deluso. Ormai si aspetta una storia alla Kill Bill, non  un finalino scontato. Hai ragione. Sai cosa? Andiamo da Mo Ji. Ho saputo che è evaso, e che si è ritirato su un monte dove sta cercando di curare la sua povera anima. Lui potrà darci qualche dritta. Tieni, ho anche le sue mutande. Annusale e portaci da lui”

E così Carvalho, dopo aver annusato l’underwear di Mo Ji, fiutò la pista giusta e si mise in marcia. Hag Ricol, che non aveva voglia di farsela a piedi, riempì lo shaker di Neoton, diet coke e mentos e preparò uno dei suoi intrugli, dicendo al pistolero di buttarlo giù tutto d’un fiato. Poco dopo, Hag e lo sceriffo sedevano in groppa a Carvalho, che schizzava a folle velocità verso la bettola dove Mo Ji cercava di ricucire quel che restava della sua tanto vituperata anima.

Seduto a meditare, il vecchio saggio sentì bussare alla sua porta.

“So già chi siete. Vi aspettavo da tempo, ormai”

I tre entrarono, affascinati dall’abilità del santone. Si erano senza dubbio rivolti all’uomo giusto.

“Sua dirigenza, sa perché siamo qui. Stiamo cercando coloro che mi hanno rovinato la vita, che ci hanno rovinato la vita. La prego, ci aiuti. Nessuno meglio di lei può indirizzarci verso la retta via”

“Sì, sì, va bene, e..la smetta di baciare i miei anelli, santo cielo! State qua, vado a fare un paio di telefonate

Carvalho Pazzo, un po’ stranito, diede di gomito a Blancos e gli sussurrò “Telefunate? Ma di cusa shta parlandu?”

“Shhh, zitto, zitto! E’ uno che sa quel che fa. Fidati”

Mo Ji tornò poco dopo, col suo iBook in braccio. “Ecco,” disse “questa è una ripresa live della villa dove Ratos e Rojos si nascondono. Come vedete..”

Carvalho, spaventato da quel mostruoso congegno, estrasse la pistola e colpì. Hag Ricol, seduto cinque metri lontano dal bersaglio, si prese una pallottola nella coscia, ma non fece una piega. Mo Ji, invece, era adiratissimo.

“Ehi, cowboy, se tiri fuori ancora una volta quella patacca ti rimando a fare il cretino nella tua tribù. Intesi? E ringrazia che Hag, grazie alla sua alimentazione, non può provare dolore”

“Si, signure, mi scusi”. L’alchimista, intanto, aveva già estratto il proiettile e fermato l’afflusso di sangue con una delle sue pozioni.

“Allora, come dicevo, la villa è situata a tre giorni di cammello da qui, circa mezz’ora di Carvalho dopato, in direzione ovest”

Blancos era un po’ seccato. “Ma..e il pathos? Troppo facile così, non è credibile, non..”

“Senti, ubriacone di merda, li vuoi quei due o no? Perché sennò io ho altro da fare eh, prendi questi due deficienti e te ne vai”

“Ok, fanculo il pathos, fanculo le emusioni. Continui, la prego”

“Bene. Dicevo, non ci sono ronde, soltanto un cagnaccio di guardia. Aspetta che zummo..ecco, guardatelo”

“Ma…è nerissimo!!!!”, esclamò schifato Blancos.

“E cum’è arrugante e indispunente!”, aggiunse Carvalho.

“Sì, è terribile. Cerca lo scontro con tutti, è cattivo, bullo, senza ideali, sporco ma soprattutto nero, troppo nero. E’ il vostro unico ostacolo verso quei due imbroglioni, quindi cercate di studiare una tattica vincente per metterlo fuori gioco”

Lo sceriffo e il pistolero non riuscivano a distogliere gli occhi dallo schermo. Lo spavento per la vista di quella creatura era forte, molto forte.

Blancos, dopo qualche minuto, prese la parola. “Aspettiamo che Hag si riprenda, e poi buttiamo giù un piano. Quell’essere è spaventoso, ma non sarà certo lui ad impedirmi di prendere ciò che mi spetta”.

E così, nella bettola, i nostri eroi cominciarono ad ingegnarsi per sconfiggere il bestio di guardia alla villa. Non potevano ancora sapere che, delle difficoltà che avrebbero incontrato, questa sarebbe stata la minore.

FINE TERZA PARTE

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giovedì 19 novembre 2009

LO SCERIFFO BLANCOS – PT.2

giovedì 19 novembre 2009 5

“Si tratta di..”

“Di?”

“Di…anf..in pratica..”

“Insomma, che cazzo vuoi?”

“Eh, non mi ricordo più”

Il vice-sceriffo fece appena in tempo a chiudere la porta, evitando la bottiglia di whisky, ormai vuota, che Blancos gli aveva lanciato contro. Era meglio non disturbarlo, nell’immediato dopo-sbronza.

Qualche minuto dopo, un’altra persona bussò alla porta del tutore della legge.

“Signore? Posso entrare? Ho un’importante comunicazione per lei. Stia tranquillo, non me la scordo”

Lo sceriffo, riverso per terra a sbavare sul pavimento, non disse una parola.

“Signore, lo so che è molto occupato in questo momento, ma è davvero importante”

Blancos, recuperata un po’ di dignità, si alzò in qualche modo e riuscì a trascinarsi fino alla porta.

“Parla”

“Carvalho Pazzo. E’ in città”

La faccia dello sceriffo, deturpata dall’alcool fino a qualche secondo prima, s’illuminò come non accadeva da tempo. Carvalho Pazzo detto “L’apolide” , il pistolero mercenario, nella sua città: era un vero colpo di fortuna, il segno che, forse, il vento stava per cambiare.

Il personaggio in questione era divenuto, negli ultimi anni, uno degli uomini più temuti del west. D’origine cherokee, alto, forte e con lunghi capelli simili alle strisce del mocho vileda, aveva la mano più lesta della contea, ma nella sua tribù nessuno lo cagava. Per questo, raggiunta la maggiore età, decise di fuggire e di vendersi a chiunque gli dimostrasse un minimo di considerazione. Nel giro di qualche anno, lavorò al soldo di contadini, banchieri, brigatisti, politici, senza mai, però, soddisfare veramente qualche cliente. Sì, perchè Carvalho, per essere un pistolero, aveva un difetto piuttosto grave: centrava raramente il bersaglio.

Per dare a Cesare quel che è di Cesare, però, bisogna dire che “L’apolide”, anche se non era buono a sparare, era davvero ottimo in tutto il resto, dal preparare la faraona ripiena allo scovare qualche tizio nascosto chissà dove. Blancos aveva sentito parlare di queste sue doti, e le voci che gli erano giunte avevano risvegliato in lui una incredibile sete di vendetta. Con Carvalho al suo fianco, sarebbe potuto andare a caccia di Conduzco Rojos e di Mo Ratos, fuggiti insieme dopo la sentenza di qualche anno prima. Magari, avrebbe potuto fare una visitina anche a Tog Red e a Hombre de Afef, pure loro spariti chissà dove. Si sarebbe soltanto dovuto ricordare di portarsi dietro il fucile, e di distrarre il pistolero al momento di fare fuoco.

 

Il vice, vedendo la gioia palesarsi sul volto dello sceriffo, iniziò a balbettare, sconvolto:

“Signore, ma lei sta..sta..ehi, venite tutti qua, lo sceriffo sta..”

Il ragazzo fu scaraventato al suolo da una spallata di Blancos, improvvisamente rinvigorito e cazzuto come ai bei tempi, che lo aveva travolto uscendo di gran passo dal suo ufficio con un contratto sottobraccio.

“Dove? DOVE?”

“C-C-Che cosa?”

“DOV’E’ CARVALHO?”

“A-A-Al saloon, credo”.

Lo sceriffo, a petto nudo, partì con determinazione verso il suo obiettivo. In breve, le strade si rimpirono di gente che, vedendo il proprio idolo di nuovo nei suoi cenci, scese per strada per applaudirne la cavalcata ed incitarlo a gran voce. Testa alta, schiena dritta, stelle in bella vista: era di nuovo lui.  Pochi minuti dopo, in un’atmosfera di tripudio, Blancos fece il suo ingresso nel saloon ed iniziò a girare per il posto, alla ricerca del pistolero. Là dentro, però, non c’era nessuno che somigliasse nemmeno vagamente a Carvalho Pazzo.

“Desidera, signore?”

Il barista, il mitico Hag Ricol, celebre per i suoi cocktail energetici, era appena rientrato dal retro bottega.

“Carvalho Pazzo. Voglio Carvalho Pazzo”.

“Guardi, gli ho appena preparato una bevanda di mia invenzione. Ora è fuori, mi sta arando il terreno con le mani. Vedesse come viaggia”

In effetti, viaggiava eccome. Blancos, recatosi sul retro, vide da vicino quel prodigio, ed ebbe un’ulteriore conferma che sì, era lui l’uomo giusto per compiere l’impresa che aveva in mente. Armato di contratto, andò al cospetto del pistolero, che interruppe la sua opera.

“Ciao Carvalho, sono lo sceriffo Blancos. Tu non mi conosci, ma io ho sentito parlare molto di te, e so che potresti fare al caso mio. In pratica, ho bisogno di un uomo per…”

“Ehi, scerifu, fermu, non mi interesa cosa vuoi da me. Cosa sci guadagnu a lavurare por te?”

“Una casa, sei mogli e la cittadinanza di Los Alamos. E una saccata di soldi, esentasse”

“Scittadinansa..por tutta la vita?”

“Certo, per sempre”

“Ascettu”

“Allora, ti spiego: dovresti..”

“Non me ne frega un cassu. Dammi penna che firmu. Ah, un’ultima cosa: se sc’è da sparare, sci pensu iu, veru?”

“Ma certo!"

E così, ottenuta la firma, Blancos uscì dal saloon e mostrò ad una folla impazzita il contratto che avrebbe cambiato la sua vita, la loro vita. La storia stava per essere riscritta.

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mercoledì 18 novembre 2009

LO SCERIFFO BLANCOS

mercoledì 18 novembre 2009 16

Los Alamos, agosto 1854. Il suolo del vecchio West ardeva come non mai, un’aria rarefatta soffocava l’intero paese che, visto il tardare dell’invenzione dei condizionatori, non aveva alcuna alternativa allo schiattare di caldo.

Seduto nel suo ufficio, sbronzo già alle undici del mattino, lo sceriffo Blancos sorseggiava del pessimo whisky e si perdeva, come suo solito, in fulgide fantasie. Sebbene di lui, ormai, fosse rimasto ben poco, era ancora un uomo rispettato e benvoluto, stimato dai cittadini onesti e temuto dai malviventi. Il suo coraggio e la sua mano lesta gli erano valsi due luccicanti stelle, che egli, interpretando alla lettera la dicitura “cucirsi sul petto”, si era inchiodato ad un capezzolo con ago e filo.

Nonostante la stima della sua gente, nonostante un capezzolo oscurato dalle onoreficenze, Blancos era un uomo infelice. Niente poteva risollevarlo: in paese venivano organizzate spesso feste in suo onore, con canti, balli e femmine in saldo, ma non ci andava mai, preferendo la solitudine del suo ufficio. Erano soltanto lui e la bottiglia di whisky, l’unica compagnia che gli fosse gradita.

Blancos, però, non era sempre stato così. Un tempo, quando l’estate del 1854 era ancora lontana, egli era un uomo forte e baldanzoso, pieno di vita e di voglia di divertirsi come Ronaldo e Vieri messi insieme. Era il periodo nel quale entrambi i suoi capezzoli vedevano splendere sopra di loro una splendida stella: oltre alle due già sopracitate, ne aveva appena aggiunta  una terza, raggiungendo l’unico vero obiettivo della sua vita. Piantarsi sul petto quella “medaglia” era la ragione per la quale aveva studiato, aveva vinto il concorso per sceriffi ed era entrato in comune.

L’ambito riconoscimento gli era stato conferito per aver assicurato alla giustizia Mo Ratos, un ignaro contadino reo di aver truffato migliaia di persone arricchendosi alle loro spalle. In realtà, Ratos non aveva fatto assolutamente niente, e Blancos lo sapeva bene: questi era infatti in combutta con il vero malfattore, Mo Ji, che sfruttando la parziale omonimia aveva trovato il modo di incastrare l’ingenuo contadino, permettendo così allo sceriffo di arrestarlo e di sbloccare, in cambio della propria impunità, un’indagine che si stava trascinando da troppo tempo e che rischiava di fargli perdere credibilità.

Sfortunatamente per Blancos e Mo Ji, un uomo, Conduzco Rojos,  non rimase convinto della faccenda e volle vederci chiaro.  Aiutato dal suo amico Hombre de Afef, iniziò delle accurate indagini e scoprì l’inganno, denunciando il tutto al magistrato Tog Red che riaprì il processo. La verità venne presto a galla, Ratos fu liberato e Ji condannato. Per Blancos, vista la sua popolarità tra la gente, che avrebbe mal sopportato l’allontanamento dello sceriffo, venne studiata una punizione ad hoc: la confisca della stella illegalmente guadagnata. Per lui, che considerava quel pezzo di latta la sua ragione di vita, l’asportazione fu uno shock tremendo, un qualcosa che andava ben aldilà del mero dolore fisico. Era stato privato dell’unica cosa al mondo che veramente gli interessava, senza nemmeno aver avuto il tempo per godersela un po’: un triste destino, per lo sceriffo.

E allora, eccolo lì, qualche anno più tardi, seduto ricurvo su sè stesso a vomitarsi addosso l’ultima sbornia, mentre sognava il magistrato Red che gli ricuciva personalmente la stella porgendogli le sue più umilissime scuse. Era molto, ormai, che trascorreva le sue giornate così, in preda a sogni di gloria irrealizzabili; fortunatamente per lui, alcuni abitanti del paese si erano messi d’accordo per farne le veci e non far mancare protezione a nessuno. Se c’era una cosa di cui Blancos poteva andare orgoglioso, era la fiducia che la sua gente continuava a riporgli, nonostante il fattaccio di pochi anni prima. Erano tutti convinti che fosse una montatura di Rojos e de Afef, che lo sceriffo fosse innocente e che la terza stella sarebbe dovuta essere restituita. Nemmeno loro sapevano bene il perchè di queste convinzioni, ma le portavano comunque avanti a testa alta.

Quando lo sceriffo terminò il rigurgito, un suo vice entrò nell’ufficio di corsa, ansimando.

“Signore, anf, ho, anf, una grande notizia”.

“Ah sì? Burp. E qual è?”

“Si tratta di..”

FINE PRIMA PARTE

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